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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2476/2022 del 21/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La controversia riguardava in primo luogo la revoca, da parte della Corte d'Appello, di una confisca disposta in primo grado (artt. 85-bis DPR 309/1990 e 240-bis c.p.). Il Procuratore Generale impugnava la revoca chiedendone l'annullamento: denunciava (i) l'illegittimità/sussistenza di interesse degli imputati a chiedere la revoca di beni intestati ai genitori (richiamando precedenti sulla carenza di legittimazione/interesse dell'imputato a impugnare la confisca di beni di terzi) e (ii) la carenza e illogicità della motivazione della Corte d'Appello, ritenuta eccessivamente aderente alle tesi difensive e non adeguatamente confrontata con gli accertamenti della Guardia di Finanza e con la presunzione di accumulo illecito prevista dall'art. 240-bis c.p. Parallelamente gli imputati impugnavano la sentenza di appello chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p.; inoltre la difesa eccepiva questioni procedurali circa la tempestività/formalità del ricorso del P.G.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Laurini Valerio e Laurini Marco (i loro motivi sono stati ritenuti reiterazione di doglianze già esaminate in appello) e li ha condannati alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle ammende. Quanto al ricorso del Procuratore Generale, la Corte ha rigettato il gravame: ha ritenuto che il deposito del ricorso del P.G. fosse rituale e che i precedenti richiamati non fossero pienamente pertinenti rispetto al caso concreto, osservando che il rapporto di potenziale successione/eredità può conferire all'imputato un interesse giuridicamente apprezzabile a sostenere la legittimità di acquisti del genitore; sul merito ha ritenuto adeguata la valutazione della Corte d'Appello che aveva revocato la confisca dopo aver valutato la documentazione prodotta a seguito del sequestro. In sintesi: inammissibilità dei ricorsi degli imputati e rifiuto del ricorso del P.G.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 4, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma che disciplina le sanzioni per il traffico di stupefacenti; richiamata nel quadro della qualificazione del reato (detenzione ai fini di spaccio con aggravante per ingente quantità).

  • art. 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Aggravanti specifiche relative al reato di cui all'art. 73; utilizzata per la determinazione del quadro sanzionatorio.

  • art. 85-bis d.P.R. 309/1990

    Previsione normativa collegata a misure ablatorie (confisca) nel contesto dei reati di stupefacenti; citata in relazione al fondamento della confisca disposta in primo grado.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Disciplina la confisca per sproporzione e la presunzione di accumulo illecito di beni in capo all'imputato; la decisione discute il ruolo della presunzione e l'onere della prova fornita dalla difesa per dimostrare la lecita provenienza dei beni.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Richiamato dal P.G. in tema di impugnazione (sebbene la Corte nel provvedimento abbia più esaminato la nozione di interesse/legittimazione); la Corte ha valutato non pertinenti alcuni richiami alla carenza di legittimazione.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Riguarda le circostanze attenuanti generiche; gli imputati contestavano il mancato riconoscimento di tali circostanze, ma la Corte d'Appello aveva ritenuto mancanti elementi positivi utili ai sensi del comma 3.

  • art. 582 cod. proc. pen.

    Norme sulle modalità e termini di deposito dell'impugnazione; la Corte ha richiamato la giurisprudenza che prescrive regole rigide per il deposito del ricorso del P.M., ma ha ritenuto nel caso concreto il deposito del P.G. rituale.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma sul patteggiamento/sentenza di applicazione della pena; richiamata per segnalare un precedente penale relativo a Valerio Laurini (fatto considerato dal P.G. nella valutazione complessiva).

  • artt. 463 e 536-537 cod. civ.

    Norme sul diritto ereditario e sulle cause di esclusione dall'eredità; richiamate dalla Corte per osservare che il figlio può avere un legittimo interesse a tutelare acquisti del genitore in vista di un possibile rapporto successorio.

  • art. 12-sexies d.l. 8 giugno 1992, n. 306 (richiamato come originario di art. 240-bis)

    Richiamato come antecedente normativo dell'attuale art. 240-bis c.p.; utilizzato per ricordare la giurisprudenza relativa alla confisca allargata e all'interesse degli imputati a impugnare provvedimenti su beni intestati a terzi.

  • art. 100 cod. proc. civ. (richiamato nella giurisprudenza)

    Richiamato dalla Corte per spiegare la differenza tra legittimazione e interesse processuale: l'interesse (utile processuale) è presupposto per l'impugnazione.

Massime di principio

  • Un imputato non sempre è privo di interesse a impugnare la confisca di beni intestati a terzi: se esiste un rapporto giuridico rilevante (es. potenziale successione/eredità o altra pretesa giuridica) l'interesse può essere valutato sufficiente per la cassazione.
  • Il Pubblico Ministero deve rispettare le regole formali e temporali di deposito del ricorso; se il deposito rispetta i termini e la provenienza è chiaramente individuabile, il ricorso non sarà automaticamente inammissibile.
  • In materia di confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) grava sulla difesa l'onere di fornire elementi che dimostrino la lecita provenienza dei beni per superare la presunzione di accumulo illecito; la motivazione della corte deve valutare in modo adeguato la documentazione prodotta.
  • Per il riconoscimento delle attenuanti generiche (art. 62-bis) è necessario portare elementi positivi e specifici apprezzabili dal giudice; doglianze generiche o reiterazioni di ragioni già esaminate non bastano per riformare la decisione di merito.
  • Le impugnazioni che si limitano a riproporre censure già motivate e rigettate in sede di merito sono spesso dichiarate inammissibili dalla Corte di Cassazione.

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