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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33992/2023 del 05/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

La controversia nasce da un'ordinanza-ingiunzione con cui la Provincia aveva richiesto al Comune il pagamento di una sanzione amministrativa per uno scarico di acque reflue urbane ritenuto privo di preventiva autorizzazione, in violazione della disciplina ambientale. Il Comune ha proposto opposizione, respinta sia in primo grado sia in appello. In cassazione ha dedotto, con un motivo complesso, la violazione degli artt. 2700 e 2697 c.c., dell'art. 7 d.lgs. 150/2011, degli artt. 124 e 133, comma 2, d.lgs. 152/2006 e dell'art. 1 l. 689/1981, sostenendo che il verbale degli accertatori non avesse fede privilegiata quanto alla riferibilità dello sversamento alla rete fognaria delle frazioni di Roio, alla qualificazione del fatto come "scarico" e alla natura urbana e non industriale delle acque; secondo il ricorrente, tali fatti costitutivi dell'illecito dovevano essere provati dalla Provincia, che non vi avrebbe assolto, sicché mancava la prova della responsabilità sanzionabile del Comune. Ha inoltre lamentato contraddittorietà della motivazione, anche se tale profilo è stato ritenuto inammissibile per doppia conforme.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibile la censura ex art. 360, n. 5, c.p.c. per l'operatività della doppia conforme, poiché sentenza di appello e sentenza di primo grado erano fondate sulle stesse ragioni di fatto e il ricorrente non aveva indicato specifiche divergenze. Ha inoltre giudicato inammissibile la doglianza relativa all'art. 2697 c.c., perché la violazione della regola sull'onere della prova è configurabile solo quando il giudice attribuisca l'onere a una parte diversa da quella gravata, non quando ritenga semplicemente provato il fatto sulla base del materiale istruttorio. Quanto alle ulteriori censure, la Corte ha confermato che il verbale della polizia provinciale, quale atto pubblico, faceva piena prova dei fatti percepiti direttamente dai verbalizzanti, incluso il collegamento del collettore fognario con lo scarico nel corso d'acqua in assenza di autorizzazione; ha inoltre valorizzato l'inconsistenza della tesi difensiva sulla supposta natura industriale dello scarico. Il Comune è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità e al versamento dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 124 d.lgs. 152/2006

    La Corte lo considera norma che richiede la preventiva autorizzazione per lo scarico di acque reflue urbane e che fonda la sanzione in caso di scarico non autorizzato.

  • art. 133 d.lgs. 152/2006

    È la base sanzionatoria richiamata per la violazione relativa allo scarico non autorizzato.

  • art. 2700 c.c.

    L'atto pubblico fa piena prova fino a querela di falso dei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti personalmente.

  • art. 2697 c.c.

    La violazione dell'onere della prova è configurabile solo se il giudice ripartisce l'onere in modo errato, non quando valuta il materiale istruttorio e ritiene provato il fatto.

  • art. 7 d.lgs. 150/2011

    Richiamato dal ricorrente quale norma del rito dell'opposizione alle sanzioni amministrative.

  • art. 1 l. 689/1981

    Richiamato dal ricorrente a sostegno del principio di legalità in materia di sanzioni amministrative.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    È il parametro per denunciare errores in iudicando, che nel caso sono stati esaminati e respinti.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    La censura sul vizio motivazionale è inammissibile in presenza di doppia conforme.

  • art. 348-ter c.p.c.

    La doppia conforme rende inammissibile il motivo ex art. 360, n. 5, c.p.c. quando appello e primo grado sono fondati sulle stesse ragioni di fatto.

  • art. 366 c.p.c.

    Il ricorrente deve indicare specificamente le differenze tra le ragioni di fatto delle decisioni di primo e secondo grado quando contesta la doppia conforme.

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    comma 1-quater e comma 1-bis

    In caso di rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per l'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, la censura di omesso esame di fatti decisivi è inammissibile quando la sentenza di appello conferma la decisione di primo grado sulle medesime ragioni di fatto, configurandosi una doppia conforme, salvo che il ricorrente indichi specificamente le divergenze tra le due motivazioni.
  • La violazione dell'art. 2697 c.c. è deducibile in cassazione solo quando il giudice abbia erroneamente attribuito l'onere della prova a una parte diversa da quella gravata; non basta contestare la valutazione delle risultanze istruttorie o la conclusione di fatto circa la prova del fatto costitutivo.
  • Il verbale redatto da pubblici ufficiali fa piena prova fino a querela di falso dei fatti che il verbalizzante attesta essere avvenuti in sua presenza o di avere personalmente compiuto; resta invece contestabile la valutazione giuridica o l'apprezzamento inferenziale che il giudice trae da quei fatti.
  • In materia di sanzioni amministrative ambientali, la mancanza di autorizzazione allo scarico e la qualificazione dello scarico come proveniente da rete fognaria urbana possono essere accertate mediante verbale di sopralluogo assistito da fede privilegiata, se i fatti sono stati direttamente percepiti dagli accertatori e la difesa non fornisce elementi concreti idonei a contrastarli.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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