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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5534/2022 del 16/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte di appello di Venezia che, in parziale riforma del Tribunale di Padova, aveva dichiarato la prescrizione per taluni capi, confermato o modificato varie condanne per reati relativi a turbata libertà degli incanti e ad altri illeciti connessi a procedure di affidamento, e aveva disposto provvisionali e condanne al risarcimento del danno d'immagine per le parti civili. Marcon deduceva violazioni in ordine alla provvisionale e alle spese civili; Lasalvia contestava l'applicabilità dell'art.57 D.lgs.163/2006, la sua qualifica di preposto, il travisamento delle intercettazioni, la valutazione degli atti successivi all'aggiudicazione e la configurabilità di corruzione; Favero contestava la risarcibilità del danno all'immagine invocando l'art.17, comma 30-ter d.l.78/2009, l'utilizzo di intercettazioni d'altro procedimento e carenze probatorie a suo favore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Marcon e di Lasalvia per genericità e manifesta infondatezza, e ha rigettato il ricorso di Favero. In particolare la Corte ha ritenuto non impugnabile in Cassazione la statuizione sulla provvisionale penale di Marcon e legittima la discrezionalità della Corte di merito sulla liquidazione delle spese; ha escluso l'applicabilità dell'art.57 D.lgs.163/2006 per i contratti sotto soglia e ha confermato la valutazione di merito circa la qualità di preposto e la consistenza delle intercettazioni e degli altri elementi probatori; ha inoltre respinto la censura di Favero sul danno all'immagine, sviluppando un esame esteso della disciplina normativa e giurisprudenziale e ritenendo possibile la risarcibilità del danno d'immagine anche oltre la limitazione ristretta prospettata, nonché infondate le altre censure. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali, a pagare importi alla cassa delle ammende (per Marcon e Lasalvia) e a rifondere le spese di rappresentanza e difesa delle parti civili.

Norme richiamate

  • D.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), art. 57

    art. 57, comma 6, D.lgs. 163/2006

    La Corte ha ritenuto che la norma si applica ai contratti di rilevanza comunitaria (sopra soglia) e quindi non alle gare oggetto del processo, tutte sotto soglia; ciò esclude l'applicazione automatica dei relativi obblighi in questo caso concreto

  • D.lgs. 163/2006, art. 11

    art. 11, commi rilevanti (richiamati in motivazione)

    La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'aggiudicazione può non essere l'atto conclusivo se sono previste verifiche successive; pertanto condotte nel periodo tra aggiudicazione e stipula possono integrare il reato di turbata libertà degli incanti

  • Codice penale, art. 353

    art. 353 cod. pen. (turbata libertà degli incanti)

    La norma è interpretata in senso ampio: tutela l'intera procedura di scelta del contraente, incluse fasi non strettamente materiali dell'asta/gara e verifiche successive all'aggiudicazione

  • Codice penale, art. 319

    art. 319 cod. pen. (corruzione per l'esercizio della funzione)

    La Corte ha ritenuto che gli atti contrari al dovere d'ufficio individuati in sentenza rientrano nella fattispecie dell'art. 319, pur osservando che talvolta il riferimento alla norma di corruzione per l'esercizio della funzione poteva essere un lapsus redazionale

  • D.l. 1 luglio 2009, n. 78, art. 17, comma 30-ter

    art. 17, comma 30-ter, d.l. 78/2009 (richiamato nei motivi di Favero)

    La Corte analizza la disciplina e la giurisprudenza: non riconosce la tesi che limiti rigidamente la risarcibilità del danno di immagine ai soli reati elencati in una legge precedente, ritenendo possibile la risarcibilità anche per reati comuni se il danno all'immagine della P.A. è provato; inoltre esamina l'effetto delle successive modifiche legislative (d.lgs. 174/2016) e della giurisprudenza costituzionale

  • L. 27 marzo 2001, n. 97, art. 7

    art. 7 L. 27/03/2001 n. 97 (richiamato nel quadro normativo)

    La Corte descrive il contrasto giurisprudenziale: tale norma era stata interpretata come limitativa dell'azione contabile ma la Corte di Cassazione ritiene che il richiamo normativo non precluda, nella giurisdizione ordinaria, la possibilità di ottenere il risarcimento del danno d'immagine

  • D.lgs. 26 agosto 2016, n. 174, art. 51

    art. 51, commi richiamati, D.lgs. 174/2016

    Il Collegio ha richiamato la novella che amplia la comunicazione delle condanne alla Procura contabile a tutti i delitti commessi a danno della P.A., elemento che sostiene l'interpretazione estensiva della risarcibilità del danno d'immagine

  • Codice di procedura penale, art. 129

    art. 129, comma 2, cod. proc. pen. (pronuncia immediata di assoluzione)

    Per poter pronunciare immediata assoluzione la Corte territoriale avrebbe dovuto riscontrare in modo evidente e non contestabile l'insussistenza o l'irrilevanza del fatto; la Cassazione ha ritenuto che i ricorrenti non abbiano provato tali presupposti

  • Codice di procedura penale, art. 530

    art. 530 cod. proc. pen. (formulazioni dell'assoluzione)

    La Corte ha precisato che l'assoluzione ex art. 530, comma 2 (per insufficienza di prova) non attribuisce interesse a impugnare quando si tratti di pronuncia che esclude il fatto senza riserva utile al ricorrente

  • Codice di procedura penale, art. 541

    art. 541, comma 1, cod. proc. pen. (sulla ripartizione delle spese civili)

    La Corte ha ribadito che la determinazione delle spese rimane oggetto di discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se conforme ai principi di soccombenza

  • Codice penale, art. 185

    art. 185 cod. pen. (canone generale di imputazione della responsabilità risarcitoria)

    Richiamato come fondamento della possibilità di agire per il risarcimento del danno derivante da qualsiasi reato, anche ai fini della tutela dell'immagine della P.A.

Massime di principio

  • La statuizione sulla provvisionale penale è decisione discrezionale del giudice di merito e, in quanto tale, difficilmente impugnabile in Cassazione per vizio di diritto.
  • La ripartizione e la quantificazione delle spese civili in appello rientrano nella discrezionalità del giudice di merito; la Cassazione sindaca solo vizi di motivazione evidenti e violazioni dei principi di soccombenza.
  • L'art. 57 D.lgs.163/2006 è applicabile ai contratti sopra soglia comunitaria; per contratti sotto soglia la disciplina di settore non si applica automaticamente.
  • La nozione di 'preposto' ai sensi della normativa penale va valutata rispetto all'intero iter procedimentale: chi svolge compiti essenziali nella procedura può essere considerato preposto anche se non presiede materialmente la gara.
  • Il reato di turbata libertà degli incanti (art.353 c.p.) può coprire condotte che incidono sull'esito della procedura anche nella fase successiva all'aggiudicazione, quando esistono verifiche o possibilità di scorrimento della graduatoria.
  • Per ottenere una pronuncia immediata di assoluzione il ricorrente deve dimostrare in modo evidente e non contestabile l'insussistenza del fatto o dell'elemento soggettivo; deduzioni generiche sono inammissibili o destinate a fallire.
  • La risarcibilità del danno all'immagine della pubblica amministrazione può essere riconosciuta anche in relazione a reati comuni se è provato il danno subito dall'ente; la limitazione processuale contenuta in precedenti norme non esclude automaticamente l'azione in sede ordinaria.
  • Le intercettazioni e altri mezzi di prova, se correttamente acquisite e utilizzabili nel procedimento, possono fondare la decisione di merito; l'asserita utilizzazione di atti di altro procedimento va provata concretamente dalla parte che la deduce.

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