Cassazione Civile, Ordinanza n. 05782/2025 del 04/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce da un'ingiunzione di pagamento notificata per il canone idrico relativo all'anno 2012, emessa nell'interesse del Comune e riscossa tramite concessionaria. L'utente proponeva opposizione dinanzi al Giudice di pace deducendo nullità o illegittimità dell'ingiunzione, difetto di sottoscrizione e di visto di esecutorietà, omessa motivazione e prescrizione del credito. Il Giudice di pace accoglieva l'opposizione per intervenuta prescrizione; il Tribunale, in appello, dichiarava l'impugnazione inammissibile ex art. 339, comma 3, c.p.c., ritenendo che la decisione di primo grado fosse stata resa secondo equità e, in via subordinata, reputava comunque infondata l'impugnazione anche perché considerava irregolare la costituzione del Comune e inutilizzabile la documentazione prodotta, inclusa la prova dell'atto interruttivo della prescrizione. Il Comune ricorre per cassazione con tre motivi: con il primo contesta l'inammissibilità dell'appello, sostenendo che la lite su opposizione a ingiunzione per entrate patrimoniali segue il rito ordinario e che la materia della somministrazione idrica, per la sua disciplina unilaterale e l'indisponibilità del diritto dell'ente al corrispettivo, non consente decisione secondo equità; con il secondo deduce violazione delle regole sulla rappresentanza e sulla mancata impugnazione incidentale della questione relativa alla costituzione in giudizio del Comune; con il terzo denuncia l'erronea esclusione dell'efficacia interruttiva della diffida/sollecito del 2017, tempestiva rispetto alla prescrizione quinquennale del canone idrico 2012.
La decisione
La Corte di cassazione accoglie il primo motivo, ritenendo errata la declaratoria di inammissibilità dell'appello perché la controversia sulla pretesa dell'ente al pagamento del canone idrico non poteva essere decisa secondo equità dal Giudice di pace. La Corte qualifica il rapporto come contratto di fornitura idrica predisposto unilateralmente dall'ente, riconducibile ai contratti di massa ex art. 1342 c.c., e valorizza l'indisponibilità del diritto dell'ente al corrispettivo per pubblico interesse. Gli altri motivi vengono dichiarati assorbiti. La sentenza impugnata è cassata e la causa rinviata al Tribunale di Enna, in diversa composizione, affinché esamini l'appello nel merito e provveda anche sulle spese del giudizio di cassazione. È inoltre escluso l'obbligo del raddoppio del contributo unificato in ragione dell'accoglimento del ricorso.
Norme richiamate
art. 113 c.p.c.
La decisione secondo equità del Giudice di pace è esclusa quando la controversia concerne rapporti che, per la loro natura e disciplina, richiedono decisione secondo diritto, come nel caso della somministrazione idrica predisposta unilateralmente dall'ente.
art. 114 c.p.c.
È letto in correlazione con l'art. 113 c.p.c. per delimitare l'ambito della decisione secondo equità del Giudice di pace.
art. 339 c.p.c.
L'impugnazione limitata ai soli vizi ammessi contro le sentenze equitative è impropria quando la sentenza di primo grado non era, in realtà, pronunciata secondo equità.
art. 32 D.Lgs. n. 150 del 2011
Le opposizioni all'ingiunzione per il pagamento di entrate patrimoniali degli enti pubblici sono regolate dal rito ordinario di cognizione.
R.D. 14 aprile 1910, n. 639, art. 3
Costituisce la base normativa dell'opposizione all'ingiunzione per il pagamento delle entrate patrimoniali degli enti pubblici.
art. 1342 c.c.
Il contratto di fornitura idrica è qualificato come contratto predisposto unilateralmente, assimilabile ai contratti conclusi mediante moduli o formulari e, quindi, ai contratti di massa.
art. 115 c.p.c.
È richiamato dal ricorrente come norma che, in tesi, sarebbe stata violata nel disconoscere l'atto interruttivo prodotto in causa.
art. 82 c.p.c.
È invocato dal ricorrente per sostenere la ritualità della presenza personale o delegata della parte davanti al Giudice di pace nelle cause di valore non eccedente euro 1.100.
art. 343 c.p.c.
È richiamato dal ricorrente con riferimento all'asserita necessità di appello incidentale sulla questione della costituzione dell'ente.
art. 346 c.p.c.
È richiamato dal ricorrente con riferimento alla pretesa rinuncia implicita alle questioni non riproposte.
art. 3-bis, comma 1, D.L. n. 44/2005
È richiamato dal ricorrente a sostegno della possibilità di delega del rappresentante dell'ente per la gestione delle entrate e la costituzione in giudizio.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
La Corte esclude, per effetto dell'accoglimento del ricorso, i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
art. 13, comma 1-bis, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
È il parametro richiamato per il calcolo dell'ulteriore importo del contributo unificato, che non è dovuto in conseguenza dell'accoglimento.
Massime di principio
- L'opposizione all'ingiunzione di pagamento per entrate patrimoniali di un ente pubblico è soggetta al rito ordinario di cognizione; la natura della controversia va verificata in concreto e non può essere degradat a a decisione equitativa solo in ragione del modesto valore della lite.
- Il Giudice di pace non può decidere secondo equità una controversia quando il diritto dedotto è indisponibile o comunque inserito in un rapporto disciplinato unilateralmente per finalità di pubblico interesse, come accade per la somministrazione idrica comunale regolata da condizioni imposte dall'ente.
- Nei rapporti di fornitura idrica comunale il credito dell'ente per il corrispettivo può essere soggetto a prescrizione quinquennale; tuttavia, ove esista un atto di costituzione in mora o diffida tempestivamente notificato, esso è astrattamente idoneo a interrompere il decorso prescrizionale.
- Quando la decisione di primo grado contiene una statuizione di inammissibilità o altra pronuncia pregiudiziale e, solo ad abundantiam, argomentazioni di merito, l'impugnazione della sola statuizione pregiudiziale è ammissibile e non sussiste onere di censurare anche il merito svolto incidentalmente.
- La qualificazione del rapporto contrattuale e la verifica della disponibilità del diritto sono decisive per stabilire il regime di impugnazione della sentenza del Giudice di pace e l'ammissibilità dell'appello.
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