Cassazione Civile, Ordinanza n. 11519/2023 del 03/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente (custode)
La controversia
La controversia nasce da un decreto ingiuntivo emesso per il pagamento, in favore del custode di tre autoveicoli sottoposti a sequestro amministrativo, del compenso per l’attività di custodia affidatagli da agenti della polizia municipale. Il comune aveva proposto opposizione deducendo, in sostanza, che non esistesse un valido contratto scritto con l’ente; che i verbali di sequestro non potessero valere come contratto; che mancasse il preventivo impegno contabile e la copertura finanziaria; e che il preteso contratto fosse nullo per difetto dei requisiti formali e contabili richiesti per i contratti della pubblica amministrazione. In cassazione il comune ha articolato quattro motivi: 1) violazione dell’art. 342 c.p.c. per asserita inammissibilità dell’appello del custode, ritenuto non specificamente censurante una ratio decidendi del primo giudice; 2) violazione degli artt. 16 e 17 R.D. n. 2440/1923, assumendo che i contratti della P.A. richiedano forma scritta ad substantiam e che i verbali di sequestro non possano integrare un contratto; 3) violazione dell’art. 191 D.Lgs. n. 267/2000, per mancanza del preventivo impegno di spesa; 4) omesso esame della nullità del contratto di custodia, per difetto di sottoscrizione dell’organo competente, di regolamentazione scritta degli obblighi reciproci e di impegno di spesa registrato.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto tutti i motivi. Ha ritenuto infondato il primo perché la sentenza di primo grado si fondava unicamente sulla mancata prova dell’affidamento in custodia, e tale ratio era stata specificamente censurata in appello. Ha ritenuto infondati anche il secondo, il terzo e il quarto motivo, affermando che l’affidamento della custodia di veicoli sequestrati è disciplinato da una normativa speciale che attribuisce al pubblico ufficiale il potere di nominare il custode e di far sorgere, dal verbale di affidamento, un rapporto obbligatorio di natura civilistica vincolante per l’amministrazione di appartenenza. Perciò non occorre un ulteriore contratto scritto né si applica la disciplina generale sui contratti della P.A. o sull’impegno contabile dell’ente locale. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del comune alle spese e con l’attestazione dovuta in tema di contributo unificato.
Norme richiamate
l’appello era specifico perché censurava la sola ratio decidendi effettivamente posta a base della sentenza di primo grado.
art. 16 R.D. n. 2440 del 1923
la disciplina generale della forma scritta dei contratti della P.A. non si applica quando una disciplina speciale regola l’affidamento della custodia dei veicoli sequestrati.
art. 17 R.D. n. 2440 del 1923
richiamato come disciplina eccezionale della conclusione a distanza, ma superato nella materia in esame dalla normativa speciale sul sequestro amministrativo.
art. 191 D.Lgs. n. 267 del 2000
la mancanza di impegno contabile non esclude il sorgere dell’obbligazione nei rapporti speciali di custodia dei veicoli sequestrati, disciplinati da norme speciali.
il pubblico ufficiale che esegue il sequestro può affidare la custodia a soggetti pubblici o privati; il verbale di consegna deve descrivere il bene e contenere gli avvertimenti al custode.
art. 11 D.P.R. n. 571 del 1982
le spese di custodia sono anticipate dall’amministrazione cui appartiene il pubblico ufficiale che ha eseguito il sequestro.
art. 12 D.P.R. n. 571 del 1982
il custode ha diritto al rimborso delle spese sostenute per la conservazione delle cose sequestrate, se idoneamente documentate.
art. 12 D.P.R. n. 571 del 1982
i rapporti patrimoniali tra autorità e custode sono regolati secondo schemi privatistici, tenuto conto delle tariffe vigenti e degli usi locali.
art. 394 D.P.R. n. 495 del 1992
la nomina del custode e l’affidamento del veicolo sequestrato risultano dal verbale sottoscritto dal preposto e dal custode; tale verbale è sufficiente a fondare il rapporto di custodia.
norma processuale sulla trattazione in camera di consiglio nel giudizio di cassazione.
norma processuale che disciplina la trattazione camerale del ricorso per cassazione.
art. 35, comma 6, D.Lgs. n. 149 del 2022
disposizione richiamata per la disciplina temporale applicabile al procedimento.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002
a seguito del rigetto del ricorso, è dovuta l’attestazione relativa al contributo unificato.
richiamata quale legge di conversione del D.L. n. 83 del 2012, che aveva modificato l’art. 342 c.p.c.
richiamato per la modifica del requisito di specificità dell’appello.
richiamata per l’introduzione del comma 1-quater dell’art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002.
Massime di principio
- Quando una materia è regolata da una disciplina speciale che attribuisce al pubblico ufficiale il potere di affidare la custodia del bene sequestrato, il verbale di affidamento può essere sufficiente a costituire un rapporto obbligatorio civilistico con l’amministrazione di appartenenza, senza necessità di un ulteriore contratto scritto.
- La forma scritta richiesta per i contratti della pubblica amministrazione non opera in termini assoluti quando la legge speciale prevede un diverso meccanismo di formazione del vincolo negoziale, fondato su verbale sottoscritto dal pubblico ufficiale e dal custode.
- Le norme generali in tema di impegno di spesa e copertura finanziaria degli enti locali non escludono l’insorgenza dell’obbligazione quando la pretesa deriva da un rapporto speciale previsto dalla legge, che fa sorgere direttamente il diritto al rimborso o al compenso in capo al custode.
- Nel giudizio di appello, la specificità della censura va valutata con riferimento all’unica ratio decidendi effettivamente posta a base della decisione di primo grado; è sufficiente che l’appellante abbia attaccato proprio quella.
- Ai fini del vizio di omesso esame ex art. 360, n. 5 c.p.c., il "fatto" deve essere un accadimento storico o una circostanza materiale, non una mera questione giuridica come la nullità del contratto.
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