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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5241/2023 del 07/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gambino impugna la condanna per la violazione del divieto contenuto nel daspo urbano emesso dal Questore di Palermo (notificato il 12/09/2017). La difesa articolava tre motivi: 1) vizio di legge per avere contestato un daspo urbano ma essere stato condannato per inosservanza di ordine dell'autorità; 2) vizio di motivazione sostenendo che l'attività contestata era esercizio abusivo di parcheggio e quindi avrebbe dovuto essere qualificata ai sensi degli articoli 7 e 15‑bis del codice della strada (illecito amministrativo); 3) censura sul diniego delle circostanze generiche. Inoltre la difesa richiamava la successiva revoca della sorveglianza speciale che, a suo avviso, avrebbe inciso sulla legittimazione del daspo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha confermato che il fatto (9/12/2018) consisteva nella reiterata violazione dell'ordine del Questore contenuto nel daspo urbano (provvedimento non impugnato). Poiché all'epoca non era ancora entrata in vigore la modifica normativa che inaspriva la sanzione penale, il Giudice di merito aveva applicato la sanzione più favorevole (art. 650 c.p., ammenda di 150 euro). La Corte ha ritenuto la decisione più favorevole al reo e quindi intangibile. Ha inoltre escluso la rilevanza della questione relativa all'esercizio di attività di parcheggiatore abusivo, poiché il processo contestava l'inosservanza dell'ordine del Questore e non l'attività amministrativamente sanzionabile. Per questi motivi ha dichiarato il ricorso inammissibile, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e a versare, in via equitativa, euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 650 cod. pen.

    Norma applicata come fattispecie suppletiva per l'inosservanza dell'ordine dell'autorità contenuto nel daspo urbano all'epoca dei fatti; la Corte conferma l'applicazione in quanto più favorevole al reo.

  • art. 10, comma 2, d.l. n. 14/2017 conv. con l. n. 48/2017 (daspo urbano)

    Riferimento alla norma che istituisce il daspo urbano: il provvedimento del Questore che vietava l'accesso/stazionamento è stato considerato valido e non impugnato, dunque la sua violazione è rilevante penalmente/amministrativamente.

  • modifica del comma 3 dell'art. 10 (conversione d.l. n. 113/2018 - l. n. 132/2018)

    conversione del d.l. n. 113 del 2018 da parte della l. 10 dicembre 2018 n. 132, entrata in vigore il 4 dicembre 2018

    La modifica ha previsto una sanzione penale più grave (arresto da 6 mesi a 1 anno) applicabile dopo l'entrata in vigore; non essendo la modifica operante alla data del fatto, il giudice ha applicato la norma antecedente (art.650 c.p.), ritenuta più favorevole.

  • art. 7 e art. 15‑bis codice della strada

    Norme che sanzionano l'esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore. La Corte ritiene che tali norme non siano rilevanti sul punto oggetto del processo, che riguarda l'inosservanza dell'ordine del Questore e non la qualificazione amministrativa dell'attività di parcheggio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che subordina la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto l'onere delle spese a carico del ricorrente.

  • sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione ai criteri per l'irrogazione di una somma equitativa alla Cassa delle Ammende; la Corte ha ritenuto non colpevole il ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità e tuttavia ha disposto il versamento di euro 3.000,00.

Massime di principio

  • Se il daspo urbano è stato emesso e non impugnato, la sua violazione può essere perseguita sulla base dell'ordine del Questore; la qualificazione del fatto come inosservanza dell'ordine (anche ai sensi di art. 650 c.p.) è corretta se al momento del fatto non era ancora vigente una specifica sanzione più grave.
  • La modifica normativa sopravvenuta che inasprisce la sanzione non può essere applicata retroattivamente; se la norma precedente è più favorevole al reo, il giudice può mantenere quella applicazione.
  • La mera esistenza di un'attività amministrativamente illecita (es. parcheggiatore abusivo) non esclude la rilevanza penale della violazione di un ordine del Questore: la qualificazione giuridica rilevante è quella contestata nel capo di imputazione e verificata dai giudici di merito.
  • La revoca successiva della misura (es. sorveglianza speciale) che era presupposto per l'adozione del daspo non incide sulla validità del provvedimento in sede penale se il daspo stesso non è stato impugnato; questioni attinenti alla legittimità del provvedimento amministrativo vanno dedotte tempestivamente e nelle sedi opportune.
  • In cassazione non vengono modificati i vantaggi per l'imputato derivanti dall'applicazione di norme più favorevoli; un'errata qualificazione più favorevole non è sfavorevole al ricorrente e dunque non è censurabile sotto il profilo della gravità della pena.
  • Chi propone ricorso in cassazione che sia manifestamente infondato può essere dichiarato inammissibile e condannato al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle Ammende; è quindi importante valutare preventivamente la fondatezza dell'impugnazione e, se utile, impugnare tempestivamente il provvedimento amministrativo (daspo).

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