Sentenza del 12/06/2019 n. 5197 - Comm. Trib. Reg. per la Campania
Massima n. 258/2019 Accertamento - Tributi armonizzati (I.V.A.) - Diritto al contraddittorio - Prova di resistenza da parte del contribuente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il contribuente ha contestato l'accertamento relativo a IVA, IRPEF e IRAP per l'anno 2007, deducendo, tra l'altro, l'illegittimità dell'accertamento per antieconomicità e la violazione del diritto al contraddittorio endoprocedimentale. La controversia riguardava un accertamento "a tavolino", fondato su informazioni e documenti acquisiti presso terzi o forniti dal contribuente tramite colloqui o questionari. In materia di IVA, tributo armonizzato, il contribuente sosteneva che avrebbe dovuto essere rispettato il termine dilatorio di 60 giorni previsto dall'art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000.
La decisione
La Commissione tributaria regionale, in sede di rinvio dopo la cassazione della precedente decisione, ha ritenuto fondato il ricorso in riassunzione e ha accolto l'appello del contribuente. È stato riconosciuto che il principio del contraddittorio si applica anche agli accertamenti "a tavolino" relativi all'IVA, purché il contribuente indichi concretamente le ragioni e le difese che avrebbe potuto far valere se fosse stato previamente ascoltato, così da consentire la cosiddetta prova di resistenza. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare le spese di giudizio di entrambi i gradi, liquidate in euro 2.500 oltre oneri e accessori.
Norme richiamate
Art. 12, comma 7, legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente)
termine dilatorio di 60 giorni
Per i tributi armonizzati, come l'IVA, il termine dilatorio e il diritto al contraddittorio possono trovare applicazione anche negli accertamenti "a tavolino", non limitati ad accessi, ispezioni o verifiche nei locali del contribuente.
Norma richiamata quale base dell'accertamento ai fini delle imposte sui redditi.
Norma richiamata in relazione all'accertamento dell'IVA.
Richiamato in tema di onere della prova; nel caso del contraddittorio omesso, il contribuente deve dimostrare concretamente quali argomentazioni difensive avrebbe potuto presentare.
Richiamato con riferimento ai requisiti della motivazione della sentenza tributaria.
Massime di principio
- Per l'IVA, il contraddittorio endoprocedimentale può essere richiesto anche quando l'accertamento è svolto "a tavolino" e non mediante accessi o verifiche presso i locali del contribuente.
- La violazione del contraddittorio non comporta automaticamente l'annullamento dell'accertamento: il contribuente deve indicare in modo specifico quali contestazioni, documenti o argomenti avrebbe sottoposto all'amministrazione.
- La cosiddetta prova di resistenza serve a verificare che il contraddittorio omesso avrebbe potuto incidere concretamente sull'esito dell'accertamento e non costituisca una censura meramente formale.
- In una situazione analoga, è opportuno contestare tempestivamente l'omissione del contraddittorio e allegare già nel ricorso le difese sostanziali che sarebbero state svolte durante il procedimento.
- La regola affermata riguarda in particolare i tributi armonizzati, come l'IVA; per i tributi non armonizzati l'applicazione del termine di 60 giorni è soggetta ai presupposti specificamente previsti dalla normativa.
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