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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14657/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia origina da un avviso di accertamento Ici per l'anno 2011, con cui il Comune contestava a una proprietaria di metà di un'area l'infedele dichiarazione e l'omesso versamento dell'imposta, chiedendo un ulteriore importo. L'atto si fondava su una delibera comunale del 2012 che aveva determinato i valori delle aree fabbricabili per zone omogenee. La CTR aveva accolto il ricorso della contribuente ritenendo che tale delibera non potesse essere utilizzata per l'imposta relativa al 2011, perché i regolamenti comunali avrebbero efficacia solo dal 1° gennaio dell'anno successivo alla loro adozione. Il Comune ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione degli artt. 59, comma 1, lett. g), e 52 del d.lgs. n. 446/1997, nonché omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo che i regolamenti comunali sui valori delle aree edificabili hanno natura di fonte presuntiva, assimilabile agli studi di settore, e possono quindi rilevare anche per annualità anteriori, come già affermato dalla giurisprudenza di legittimità.

La decisione

La Corte ha preliminarmente respinto l'istanza della controricorrente di definizione/estinzione del giudizio ex art. 6 d.l. n. 119/2018, perché non risultava il pagamento di alcuna rata, presupposto necessario per la perfezione della definizione agevolata. Nel merito ha ritenuto fondato il ricorso del Comune: ha affermato che i parametri fissati dalle delibere comunali per la determinazione del valore venale delle aree fabbricabili non hanno natura imperativa, ma valgono come presunzioni semplici e possono essere utilizzati anche per periodi anteriori alla loro adozione, in modo analogo agli studi di settore. Perciò la CTR ha errato nel negare in radice l'efficacia della delibera del 2012 per l'anno 2011, invece di verificare se e in che misura i valori indicati potessero costituire indici presuntivi applicabili al bene concreto e quali contestazioni fossero state mosse dalla contribuente. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

Massime di principio

  • I valori venali delle aree fabbricabili determinati dal comune non hanno natura normativa imperativa, ma costituiscono una fonte di presunzione semplice utilizzabile dall'amministrazione e dal giudice per la quantificazione della base imponibile Ici.
  • Tali valori possono essere impiegati anche per annualità anteriori alla loro adozione, senza che ciò integri vera applicazione retroattiva della norma, poiché si tratta dell'uso di un criterio presuntivo e non di una regola sostanziale sopravvenuta.
  • In presenza di un accertamento fondato su parametri standardizzati, il contribuente può superare la presunzione offrendo prova libera delle specifiche caratteristiche del bene o delle ragioni di inattendibilità dello standard nel caso concreto.
  • Il giudice di merito non può limitarsi a escludere l'efficacia del regolamento comunale per il solo dato temporale, ma deve verificare la coerenza dei valori indicati con i parametri normativi e la loro applicabilità al bene oggetto di accertamento, tenendo conto delle contestazioni del contribuente.
  • La definizione agevolata del giudizio richiede il perfezionamento di tutti i presupposti previsti dalla legge, incluso il tempestivo pagamento delle somme dovute; in mancanza, l'istanza non produce estinzione del processo.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributario
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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