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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37529/2021 del 30/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (professionista)

La controversia

La controversia riguarda contributi previdenziali dovuti alla Gestione separata per l'attività libero-professionale svolta negli anni 2009 e 2010 da un'avvocata iscritta all'albo forense ma non alla Cassa forense, perché priva del reddito minimo utile per far sorgere l'obbligo alla cassa di categoria. La Corte d'appello aveva accolto l'appello della professionista e dichiarato prescritti i contributi richiesti dall'INPS, ritenendo tardiva la domanda di pagamento e affermando che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non integrasse, di per sé, occultamento doloso idoneo a sospendere la prescrizione ex art. 2941 n. 8 c.c., soprattutto in presenza di dichiarazione regolarmente presentata e di possibilità per l'INPS di svolgere controlli o acquisire dati dall'Agenzia delle Entrate. L'INPS ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha denunciato violazione delle norme sulla Gestione separata, sostenendo che la produzione di un reddito minimo superiore a Euro 5.000 sarebbe stata erroneamente considerata presupposto per l'obbligatorietà dell'iscrizione; con il secondo ha denunciato violazione degli artt. 2935 e 2941 n. 8 c.c., assumendo che l'omessa compilazione del quadro RR dovesse far presumere l'occultamento del debito contributivo e quindi impedire il decorso della prescrizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. Ha ritenuto il secondo motivo privo di specifica attinenza al decisum, perché non si confrontava con la ratio della sentenza impugnata, la quale aveva escluso l'occultamento doloso del credito in base alla regolare presentazione della dichiarazione dei redditi e alla possibilità per l'INPS di effettuare controlli ordinari. Ha inoltre ribadito che non esiste un automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito contributivo, essendo tale accertamento rimesso al giudice di merito e censurabile solo nei limiti del vizio motivazionale. Anche il primo motivo è stato dichiarato inammissibile, sia perché investiva passaggi non decisivi, sia perché la statuizione autonoma sulla prescrizione rendeva comunque irrilevanti le ulteriori censure. Il ricorso è stato respinto con condanna dell'INPS alle spese e con attestazione dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 2, commi 26-31, L. 335/1995

    disciplina l'iscrizione e i contributi dovuti alla Gestione separata per i professionisti; il ricorso ne invocava l'erronea applicazione, ma la censura è stata ritenuta inammissibile perché non decisiva rispetto alla ratio della sentenza impugnata.

  • art. 18, commi 1 e 2, D.L. 98/2011 conv. in L. 111/2011

    richiamato dall'INPS a sostegno dell'obbligo contributivo; la Corte non ne ha fatto applicazione diretta, limitandosi a dichiarare inammissibile la censura.

  • art. 21, comma 10, L. 247/2010

    invocato nel primo motivo in tema di obblighi previdenziali dell'avvocato; non è stato ritenuto decisivo ai fini del ricorso.

  • art. 44, comma 2, D.L. 269/2003 conv. in L. 326/2003

    richiamato dal ricorrente quale parametro sull'obbligo contributivo; la Corte non ha accolto la relativa censura.

  • art. 2935 c.c.

    richiamato per sostenere che la prescrizione non decorresse in presenza di occultamento del debito; la Corte ha escluso l'automatismo prospettato dall'INPS.

  • art. 2941, n. 8 c.c.

    la sospensione della prescrizione per occultamento doloso opera solo se la condotta del debitore impedisce realmente al creditore di esercitare il diritto e non è superabile con gli ordinari controlli; la mera mancata compilazione del quadro RR non basta.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    indica il vizio denunciato nei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    richiamato dalla Corte per affermare che l'accertamento dell'eventuale occultamento doloso è giudizio di merito sindacabile nei ristretti limiti del vizio motivazionale.

  • art. 380-bis c.p.c.

    richiamato nel procedimento camerale per la comunicazione della proposta del relatore.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002

    fonte del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, ove dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, D.P.R. 115/2002

    richiamato in collegamento al presupposto del versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Non esiste un automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi e l'occultamento doloso del debito contributivo; l'effetto sospensivo della prescrizione richiede un accertamento concreto della condotta del debitore.
  • La sospensione della prescrizione ex art. 2941, n. 8 c.c. presuppone che la condotta del debitore renda effettivamente impossibile o non agevole l'esercizio del diritto da parte del creditore, non essendo sufficiente una mera irregolarità dichiarativa se l'ente può attivarsi con ordinari poteri di controllo.
  • Nel ricorso per cassazione la censura deve confrontarsi specificamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata; se non colpisce il fondamento autonomo della decisione, è inammissibile.
  • Quando la decisione di merito è sorretta da una autonoma statuizione decisiva, le ulteriori doglianze dirette a passaggi motivazionali non necessari non possono condurre all'annullamento della sentenza.
  • L'accertamento dell'occultamento doloso del credito è questione di fatto rimessa al giudice di merito e può essere sindacata in cassazione solo nei limiti del vizio motivazionale deducibile ex art. 360, n. 5 c.p.c.

Come è indicizzato

MaterieContributi previdenzialiRicorso per cassazione
RamiPrevidenzaProcesso civile
IstitutiPrescrizioneOnere della prova

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