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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43299/2023 del 25/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello che aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione ma confermato le statuizioni civili. Contestano, in particolare, la qualificazione della certificazione di collaudo finale come contenente un "falso implicito" (violazione art. 481 c.p. e artt. 23 e 9-bis del d.P.R. 380/2001), sostenendo che il certificato attesta soltanto la conformità delle opere al progetto allegato alla DIA e non la regolarità del procedimento amministrativo o la veridicità della rappresentazione dello stato di fatto ante operam. Hanno altresì censurato la decisione sulla responsabilità civile e la mancanza/illogicità della motivazione sul nesso causale e sull'esistenza del danno, invocando sentenze precedenti che avrebbero escluso danni per gli stessi fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha affermato che, pur riconoscendo che il certificato di collaudo finale ha funzione limitata ad attestare la conformità delle opere al progetto allegato alla DIA, può sussistere il reato di falsità ideologica quando il certificato attesta la conformità di opere che in realtà non erano coperte dal titolo abilitativo o quando le opere eseguite eccedono quelle assentite (opere fatte apparire come già esistenti al momento della DIA). Pertanto ha confermato la motivazione della Corte territoriale, respingendo le censure di merito che avrebbero richiesto rivalutazione probatoria. Ha inoltre confermato la statuizione civile (condanna generica al risarcimento, rinviata alla liquidazione in sede civile), e ha condannato i ricorrenti alle spese processuali e alla rifusione delle spese delle parti civili. L'originaria declaratoria della Corte d'appello secondo cui il procedimento penale non doveva procedere per estinzione del reato per prescrizione resta impregiudicata e confermata.

Norme richiamate

  • art. 481 cod. pen.

    Punisce chi, nello svolgimento di un servizio di pubblica necessità, attesta falsamente in un certificato fatti dei quali l'atto deve provare la verità; applicabile al certificato di collaudo quando il certificato contiene attestazioni false sui fatti che dichiara.

  • art. 23 d.P.R. n. 380/2001

    Il proprietario dell'immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio dei lavori, almeno trenta giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia, accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato...; "Ultimato l'intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformità dell'opera al progetto presentato con la segnalazione certificata di inizio di attività..."

    La norma disciplina sia la relazione/asseverazione che accompagna la DIA sia il certificato di collaudo finale. La Cassazione interpreta il comma 7 come limitativo: il collaudo attesta la conformità delle opere al progetto allegato alla DIA e non la legittimità del titolo; tuttavia la falsità sussiste se il collaudo dichiara conformità rispetto a opere che in realtà eccedono quelle assentite o che erano rappresentate falsamente come già eseguite.

  • art. 9-bis, d.P.R. n. 380/2001

    Definisce lo stato legittimo dell'immobile in relazione al titolo abilitativo e agli interventi; viene richiamato in tema di funzione del collaudo e della distinzione tra conformità delle opere e legittimità del titolo amministrativo.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti nella richiesta di annullamento senza rinvio se il reato fosse inesistente; la Cassazione indica che non è il caso perché la questione coinvolge valutazioni di fatto non sindacabili in Cassazione.

  • art. 37, comma 5, d.P.R. n. 380/2001

    Prevede sanzione in caso di assenza della documentazione catastale collegata al collaudo; citato nel ragionamento sulla funzione e sulle conseguenze amministrative della certificazione.

  • art. 581 cod. pen.

    Riferito al progettista che redige gli elaborati allegati alla DIA: il progettista che rilascia false attestazioni negli elaborati che compongono la DIA può essere responsabile ai sensi di questa norma; distingue la responsabilità del progettista dalla responsabilità di colui che rilascia il collaudo finale.

  • art. 21-nonies L. n. 241/1990

    Richiamato in tema di autotutela amministrativa e silenzio-assenso: il silenzio-assenso può formare legittimo affidamento e limita la possibilità dell'amministrazione di annullare d'ufficio il titolo tardivamente.

  • d.lgs. n. 42/2004

    Citato in relazione al vincolo sul bene: opere eseguite su un bene sottoposto a vincolo possono comportare necessità di interventi di ripristino e determinare danni risarcibili.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese processuali a carico dei ricorrenti soccombenti; applicata per il pagamento delle spese.

  • art. 541 cod. proc. pen.

    Consente la condanna in solido dei ricorrenti alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili soccombenti; applicata nella sentenza.

Massime di principio

  • Il certificato di collaudo finale ha funzione essenzialmente accertativa della conformità delle opere al progetto allegato alla DIA e non substituisce la verifica della legittimità del titolo amministrativo.
  • Nonostante la funzione limitata del collaudo, sussiste falsità ideologica se il certificato dichiara conformità di opere che in realtà eccedono quelle autorizzate o che sono state rappresentate falsamente come già esistenti al momento della presentazione della DIA.
  • La responsabilità penale va valutata distintamente a seconda del ruolo: il progettista che assevera lo stato dei luoghi nelle pratiche abilitative risponde per le false attestazioni inerenti la DIA (art. 581), mentre chi rilascia il collaudo può rispondere per le attestazioni false contenute nel certificato (art. 481) quando esse riguardino fatti che il certificato avrebbe dovuto provare.
  • In sede di Cassazione non sono ammesse riesame o rivalutazione del materiale istruttorio in fatto; le censure che richiedono valutazioni probatorie di merito sono generalmente infondate.
  • La declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non impedisce la conferma di responsabilità civile e la condanna al risarcimento, purché sia provato, anche sommariamente, l'an debeatur; la quantificazione viene rimessa al giudizio civile.
  • Il silenzio-assenso a un titolo amministrativo può costituire legittimo affidamento e limitare l'efficacia di contestazioni amministrative tardive, ma non esclude che opere effettivamente eccedenti il titolo possano integrare fatti penalmente rilevanti.
  • Interventi su parti comuni o su facciate possono determinare responsabilità a carico di chi attesta illegalmente la conformità, anche con riferimento a danni patrimoniali comuni ai condomini.

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