Cassazione Penale, Sentenza n. 43274/2023 del 25/10/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per il reato di invasione di edifici (art. 633 cod. pen.) sostenendo: 1) ingresso nell'abitazione avvenuto con il consenso del figlio del legittimo assegnatario e convivenza con costui, quindi mancanza dell'arbitrarietà materiale dell'invasione; 2) carenza dell'elemento psicologico (dolo specifico) richiesto dall'art. 633 cod. pen.; 3) illogicità della motivazione della Corte d'appello che aveva ritenuto la presentazione successiva di una domanda di sanatoria indice della consapevolezza dell'arbitrarietà dell'occupazione. Il ricorso è articolato su tre motivi, richiamando le previsioni dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen. e gli artt. 43 e 633 cod. pen.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo, ritenendo che mancasse prova sufficiente del dolo specifico richiesto per il reato di invasione di edifici. Dalla motivazione impugnata risultava infatti che l'imputata era entrata nell'appartamento con l'autorizzazione dell'assegnatario (Antonio Spinelli) e del figlio (Ivan) e che aveva successivamente chiesto la sanatoria; tali elementi risultano insufficienti a provare l'intento di occupare arbitrariamente. I primi e terzo motivi sono stati assorbiti. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.
Norme richiamate
art. 633 cod. pen. (invasione di terreni o edifici)
Il reato richiede dolo specifico: la volontà dell'agente di occupare la cosa altrui in modo arbitrario o di trarne profitto. La Corte ha ritenuto insufficiente la prova del dolo nel caso concreto, alla luce del consenso riferito e della successiva domanda di sanatoria.
art. 43 cod. pen. (nozione di dolo e colpa)
Richiamato dalla ricorrente in relazione all'elemento psicologico: la Corte ha esaminato la mancanza del dolo specifico richiesto dall'art. 633 alla luce della fattispecie concreta.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. (violazione di legge)
Fondamento processuale del motivo che deduceva errata applicazione della norma penale e carenza dell'elemento soggettivo; la Corte ha accolto il rilievo relativo all'elemento psicologico.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen. (contraddittorietà o illogicità della motivazione)
Invocato per censurare la valutazione della domanda di sanatoria come prova della consapevolezza dell'illegittimità; la Corte ha ritenuto il motivo assorbito dall'accoglimento del secondo motivo.
Massime di principio
- Per il reato di invasione di edifici (art. 633) è necessario provare il dolo specifico: non è sufficiente dimostrare l'illegittimità della situazione materiale, occorre provare che l'agente avesse l'intenzione consapevole di occupare arbitrariamente.
- L'ingresso nell'immobile con il consenso del titolare o di persona legittimata (es. convivente, figlio del locatario) può escludere l'arbitrarietà dell'occupazione e dunque l'elemento materiale e/o soggettivo del reato, salvo prova contraria che dimostri l'intento di occupare in modo illegittimo.
- La presentazione successiva di una domanda di sanatoria non costituisce automaticamente prova della consapevolezza dell'illegittimità dell'occupazione al momento dell'ingresso; va valutata nel contesto temporale e fattuale complessivo.
- In casi simili è importante distinguere gli aspetti penalmente rilevanti (dolo, arbitrarietà) dalle controversie di natura civile o amministrativa riguardanti la regolarizzazione della posizione contrattuale o l'assegnazione dell'immobile.
- Il pubblico ministero ha l'onere di provare non solo la materialità dell'occupazione, ma anche l'elemento psicologico specifico richiesto dalla norma penale; l'assenza di tale prova può determinare l'assoluzione o la cessazione della rilevanza penale (annullamento per non sussistenza del fatto).
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