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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43270/2023 del 25/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I difensori di Marchi hanno proposto ricorso in cassazione articolando due motivi. Primo: censura dell'affermazione di responsabilità per il delitto di illecita detenzione di stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990), per presunta carenza probatoria e vizio di motivazione; in particolare si denunciava l'assenza di consulenza tossicologica sulla sostanza risultata positiva al 'narcotest' e la mancata valutazione circa la reale efficacia drogante e la concreta offensività della condotta, nonché la mancata considerazione che l'imputato era stato sorpreso mentre inalava qualcosa e non aveva denaro né altri elementi indicativi di spaccio. Secondo: censura della conferma della contravvenzione per porto ingiustificato di arma (art. 4, comma 2, legge n. 110/1975), sostenendo che il coltello a serramanico rinvenuto era strumento di lavoro agricolo e dunque giustificato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha dichiarato inammissibile la doglianza relativa alla mancata consulenza tossicologica, perché tale questione non era stata sollevata in appello e dunque non poteva essere proposta in sede di legittimità; quanto al resto del motivo, ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la motivazione della Corte d'appello che aveva ritenuto illiceità della detenzione considerando il quantitativo, le modalità di occultamento, il rinvenimento di un coltello e la presenza di sostanza da taglio, elementi indicativi di destinazione allo spaccio. Sul secondo motivo ha rilevato che la censura chiedeva una rivalutazione probatoria (valutazione del carattere lavorativo del coltello) non consentita in sede di cassazione: la questione era di fatto e attiene alla verifica delle prove già compiuta dal giudice del merito. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    La norma sulla detenzione di sostanze stupefacenti è stata applicata avendo riguardo alla concreta offensività della condotta; la Corte ha ritenuto che elementi quali quantità, modalità di occultamento e circostanze del rinvenimento possano giustificare la qualificazione come reato anche in assenza di una consulenza tossicologica specifica quando tale questione non sia stata tempestivamente dedotta.

  • Legge n. 110 del 1975, art. 4, comma 2

    La contravvenzione per porto ingiustificato di arma può essere ritenuta integrata nonostante la presenza dell'arma derrante la persona; la Corte ha ritenuto che l'eccezione dell'uso strumentale per attività lavorativa configuri una questione di fatto che in cassazione non può essere ridefinita senza che sia stata adeguatamente trattata nei gradi di merito.

  • Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. b) ed e)

    Limiti dei motivi di cassazione: il ricorso deve proporre vizi di diritto e vizi di motivazione; tuttavia questioni nuove non dedotte in appello risultano inammissibili in cassazione.

  • Disposizioni di attuazione cod. proc. pen., art. 173

    Richiama l'obbligo di sintesi nella esposizione dei motivi nel ricorso per cassazione; qui i motivi sono stati sintetizzati conformemente al disposto normativo.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Prevede l'onere di sostenere le spese del processo di cassazione da parte del ricorrente quando il ricorso è rigettato; la Corte ha condannato il ricorrente alle spese ex art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • In cassazione non possono essere sollevate questioni che non siano state previamente dedotte in appello: bisogna proporre nel gravame tutte le questioni di fatto e di diritto che si intendono far giudicare in sede di legittimità.
  • Il giudice di legittimità non può entrare in una rivalutazione delle prove: le doglianze che richiedono una rilettura alternativa del materiale probatorio sono inammissibili se mirano sostanzialmente a rinnovare la valutazione del fatto.
  • La mancanza di una consulenza tossicologica può costituire un punto critico, ma deve essere tempestivamente sollevata nei gradi di merito; se non dedotta in appello non potrà essere motivo di cassazione.
  • Elementi come la quantità non irrilevante di stupefacente, le modalità di occultamento, la presenza di sostanze da taglio e di armi possono formare un quadro indiziario idoneo a ricondurre la detenzione a finalità di spaccio, purché motivato in maniera coerente dal giudice.
  • Se si intende giustificare il porto di un coltello per esigenze professionali, occorre documentarlo e discuterlo nei gradi di merito (produrre prova dell'uso lavorativo, testimoni, documentazione); altrimenti la difesa rischia che la circostanza sia valutata dal giudice come incongrua e non risolutiva in cassazione.
  • Per una difesa efficace in situazioni analoghe: sollevare e documentare tutte le eccezioni probatorie e richieste investigative (es. consulenza tossicologica) già in appello; fornire prove dell'uso legittimo dell'arma; articolare motivi di diritto specifici e non solo proposte alternative di valutazione delle prove.

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