Cassazione Civile, Ordinanza n. 11650/2026 del 29/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Una conducente/proprietaria di un veicolo ha agito per il risarcimento dei danni subiti dall’autovettura in conseguenza dell’impatto con un capriolo avvenuto lungo una strada provinciale. In primo grado la domanda era stata accolta nei confronti della Regione, ritenuta responsabile. In appello la decisione è stata riformata e la domanda respinta per insufficienza della prova sulla dinamica del sinistro. In cassazione la ricorrente ha proposto due motivi: con il primo ha denunciato la violazione degli artt. 113 c.p.c. e 2052 c.c., sostenendo che il fatto dovesse essere ricondotto alla responsabilità speciale per danni cagionati da animali selvatici e che non fosse necessaria la prova di una colpa della Regione; con il secondo ha denunciato la violazione dell’art. 2043 c.c. e dell’art. 84 del codice della strada, lamentando che la Regione dovesse comunque rispondere per omessa installazione di segnali di pericolo in una strada notoriamente interessata da attraversamenti di fauna selvatica.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la censura sulla qualificazione giuridica fosse in parte inammissibile e in parte infondata, osservando che il giudice di merito aveva comunque esaminato la vicenda anche alla luce dell’art. 2052 c.c. e che, secondo i principi recentemente enunciati dalla stessa Cassazione, il danneggiato che agisca per danni da fauna selvatica deve provare in modo rigoroso e completo la dinamica dell’incidente, non essendo sufficiente la sola prova dell’urto con l’animale. Ha inoltre escluso la rilevanza del richiamo all’art. 2043 c.c., sia perché i danni da fauna selvatica sono ricondotti all’art. 2052 c.c., sia perché la decisione di merito si fondava comunque sulla carente dimostrazione del nesso causale e della dinamica del sinistro. Le spese sono state compensate integralmente e la Corte ha dato atto dell’obbligo del versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
È richiamato nel primo motivo per denunciare la mancata corretta qualificazione giuridica della fattispecie; la Corte osserva che la scelta della norma applicabile non coincide con una qualificazione della domanda e può essere operata dal giudice anche in assenza di specifica impugnazione sul punto.
È ritenuto il criterio di imputazione applicabile ai danni cagionati da fauna selvatica; il danneggiato deve provare in modo rigoroso la dinamica del sinistro e la riconducibilità causale dell'evento al comportamento dell'animale, eventualmente anche in concorso con la condotta di guida.
art. 360, primo comma, num. 3, c.p.c.
È il parametro formale dei motivi di ricorso dedotti per violazione di legge.
La Corte ritiene inammissibile/inutile la censura fondata su questa norma, perché per i danni da fauna selvatica opera il diverso criterio dell'art. 2052 c.c.; in ogni caso la domanda sarebbe comunque respinta per difetto di prova della dinamica del sinistro.
art. 84 del codice della strada
È invocato dalla ricorrente per fondare una responsabilità della Regione per mancata segnaletica di pericolo, ma la Corte ne esclude la decisività in quanto assorbita dalla carenza probatoria sulla dinamica e dal diverso inquadramento della responsabilità.
È richiamato per affermare che il giudice deve valutare anche d'ufficio l'eventuale concorso causale della condotta di guida nella produzione dell'evento.
La Corte vi fa riferimento per richiamare integralmente i principi di diritto recentemente enunciati in precedenti conformi della stessa Cassazione.
È citato nel passaggio procedurale relativo alla camera di consiglio e alla riserva di deposito dell'ordinanza.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
La Corte dà atto dei presupposti processuali per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002
È la norma richiamata per determinare l'importo dell'ulteriore contributo unificato dovuto in caso di soccombenza.
Massime di principio
- Nei giudizi per danni causati da fauna selvatica, il danneggiato non può limitarsi a provare l'avvenuto urto tra veicolo e animale: deve dimostrare in modo completo la dinamica del sinistro, comprensiva della condotta dell'animale e della condotta di guida, così da consentire al giudice di verificare il nesso causale.
- L'art. 2052 c.c. configura un criterio di imputazione oggettiva della responsabilità e non una presunzione di colpa dell'animale; pertanto non opera un "concorso fra presunzioni" con l'art. 2054 c.c., ma una verifica causale concreta dell'incidente.
- Se la prova della dinamica è lacunosa o non consente di stabilire che il comportamento dell'animale sia stato causa esclusiva o concorrente del sinistro, la domanda risarcitoria non può essere accolta neppure parzialmente.
- La valutazione circa sufficienza e attendibilità delle prove sulla dinamica del fatto appartiene al giudice di merito e non è censurabile in cassazione se sorretta da motivazione non apparente o non contraddittoria.
- Il richiamo all'art. 2043 c.c. è recessivo quando la fattispecie è specificamente regolata dall'art. 2052 c.c. in tema di danni da animali; eventuali profili di colpa dell'ente proprietario della strada restano comunque assorbiti se manca la prova del nesso causale con l'evento dannoso.
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