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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15923/2025 del 14/06/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

La controversia riguarda l'ICI per l'anno d'imposta 2009 relativa ad alcune particelle site nel territorio comunale e classificate in zona omogenea C del piano regolatore generale. La commissione tributaria regionale aveva accolto solo parzialmente l'appello del contribuente, riducendo del 25% il valore di riferimento ai fini dell'imposta per la minore potenzialità edificatoria dei terreni. Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione articolando sei motivi, tutti formalmente ricondotti all'omesso esame di fatti decisivi: la collocazione dei lotti in campagna, l'assenza di accesso e di urbanizzazioni, il contenuto della perizia di parte, la mancata approvazione di un piano di lottizzazione e il mancato raggiungimento della soglia minima di 5.000 mq, l'asserita impossibilità di imporre acquisizioni da terzi confinanti per raggiungere il lotto minimo, la presenza di un vincolo espropriativo su una particella e l'esistenza di pronunce favorevoli che escluderebbero l'edificabilità in assenza di piani di secondo livello. Nel primo motivo era inoltre dedotta, in modo non ulteriormente specificato, la violazione e falsa applicazione di norme di diritto, con riferimento in particolare all'art. 12 d.P.R. 380/2001.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le censure fossero inammissibili perché tutte formulate ai sensi dell'art. 360, n. 5, c.p.c. e quindi precluse dalla presenza di una doppia conforme tra primo e secondo grado, poiché i giudici di merito avevano condiviso la stessa impostazione sulla edificabilità delle aree, divergendo solo sulla riduzione del valore venale. Ha precisato che il ricorrente non aveva dimostrato che le due decisioni si fondassero su accertamenti di fatto non sovrapponibili. Inoltre ha osservato che alcune doglianze non riguardavano veri e propri fatti decisivi, ma allegazioni difensive, valutazioni del giudice o precedenti giurisprudenziali; che il vincolo espropriativo non incide sulla vocazione edificatoria né sul titolo di proprietà; e che, ai fini ICI, l'edificabilità deriva dalla previsione dello strumento urbanistico generale anche in assenza di piani attuativi o di urbanizzazioni, le quali incidono soltanto sul valore venale del bene e non sulla sua assoggettabilità all'imposta. Il ricorrente è stato condannato alle spese e la Corte ha dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, il motivo ex art. 360, n. 5, c.p.c. è inammissibile quando la sentenza di appello conferma quella di primo grado sui medesimi fatti sostanziali, integrando una doppia conforme ai sensi dell'art. 348-ter, comma 5, c.p.c.
  • Per superare la preclusione derivante dalla doppia conforme, il ricorrente deve indicare e dimostrare che le due decisioni di merito si fondano su accertamenti fattuali diversi e non sovrapponibili.
  • Ai fini dell'ICI, un terreno è fabbricabile se la sua utilizzabilità edificatoria risulta dallo strumento urbanistico generale; la mancata approvazione di strumenti attuativi o la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione non escludono l'edificabilità, ma incidono solo sulla quantificazione del valore venale.
  • La presenza di un vincolo espropriativo non elide di per sé la vocazione edificatoria del suolo né incide sul titolo di proprietà del contribuente.
  • Non sono fatti decisivi, ai fini del vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c., le mere allegazioni difensive, le consulenze di parte, le valutazioni del giudice o i precedenti giurisprudenziali richiamati dalla parte.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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