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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27769/2025 del 17/10/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La lavoratrice aveva dedotto di aver prestato attività continuativa e subordinata alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 23 gennaio 2008 al 25 settembre 2019, in forza di una pluralità di contratti, alcuni a termine e altri qualificati come incarichi di esperto. Chiedeva l'accertamento di un unico rapporto subordinato, il riconoscimento del corretto inquadramento e il pagamento delle differenze retributive, oltre al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione dei contratti. Il Tribunale le aveva dato ragione; la Corte d'appello aveva respinto l'appello dell'amministrazione, anche quanto all'eccezione di prescrizione e all'applicabilità del CCNL invocato. In Cassazione la Presidenza del Consiglio ha proposto due motivi: con il primo ha denunciato violazione degli artt. 2934, 2935 e 2948 c.c., sostenendo che i crediti retributivi erano prescritti in quanto, nel pubblico impiego contrattualizzato, la prescrizione decorre anche in costanza di rapporto, non essendo configurabile un metus da stabilizzazione; con il secondo ha dedotto nullità della sentenza per violazione dell'art. 112 c.p.c. e comunque violazione dell'art. 2 del CCNQ 13 luglio 2016 e dell'art. 74, comma 3, d.lgs. 150/2009, contestando l'applicazione del CCNL Funzioni Centrali e l'inquadramento riconosciuto alla lavoratrice.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, affermando che, nel pubblico impiego anche quando il rapporto sia in fatto subordinato e continuativo, non opera alcun metus idoneo a paralizzare la decorrenza della prescrizione; pertanto i crediti maturati nei cinque anni anteriori al deposito del ricorso introduttivo risultano soggetti a prescrizione. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché non colpiva la ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata sul rilievo che l'inquadramento riconosciuto era già stato attribuito dall'amministrazione a dipendenti con le medesime mansioni e non era stato specificamente contestato. Ne è seguita la cassazione con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 2934 c.c.

    Richiamato per sostenere che la prescrizione estintiva dei crediti retributivi decorre secondo le regole generali, anche nel pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 2935 c.c.

    Invocato per affermare la decorrenza della prescrizione dal momento in cui il diritto può essere fatto valere; la Corte ha ritenuto che nel rapporto con la P.A. non vi sia un metus idoneo a differire tale decorrenza.

  • art. 2948 c.c.

    Utilizzato per la prescrizione quinquennale dei crediti da lavoro.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Parametro del motivo di ricorso per violazione di legge.

  • art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

    Parametro del motivo di ricorso per nullità della sentenza o del procedimento.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per denunciare asserita violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; il motivo è stato ritenuto inammissibile perché non investiva la ratio decidendi.

  • art. 2 del contratto collettivo nazionale quadro 13 luglio 2016

    Invocato per sostenere che il CCNL Funzioni Centrali non fosse applicabile alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

  • art. 74, comma 3, d.lgs. n. 150/2009

    Richiamato dalla ricorrente per affermare l'autonomia del comparto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

  • art. 32, comma 5, L. 183/2010

    Citato nel capo della decisione di merito quale base del risarcimento danni per abusiva reiterazione dei contratti.

  • art. 36, comma 5, d.lgs. n. 165/2001

    Citato nel capo della decisione di merito quale base del risarcimento per l'illegittimo ricorso a contratti flessibili nel pubblico impiego.

  • artt. 28, 51, 97, 98 Cost.

    Richiamati dalla Corte per ribadire i limiti costituzionali al pubblico impiego e la sua disciplina peculiare.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato la prescrizione dei crediti retributivi decorre anche durante la pendenza del rapporto, perché non è configurabile un metus alla perdita del posto di lavoro o alla stabilizzazione tale da paralizzare l'esercizio del diritto.
  • La qualificazione solo formale di un rapporto come lavoro socialmente utile o comunque atipico non esclude che, se in concreto si accerti una prestazione subordinata, il rapporto resti comunque estraneo a qualsiasi aspettativa giuridicamente tutelata di stabilizzazione, con conseguente decorrenza della prescrizione in costanza di rapporto.
  • Il motivo di ricorso per cassazione deve confrontarsi con la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata; la censura è inammissibile se non aggredisce la ragione effettivamente decisiva posta a base della decisione.
  • La contestazione dell'applicabilità di un determinato CCNL e dell'inquadramento riconosciuto deve misurarsi con il rilievo del giudice di merito circa l'assenza di specifica contestazione e circa il trattamento già riconosciuto dall'amministrazione a dipendenti con mansioni analoghe.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiPrescrizioneOnere della prova

Testo integrale

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