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Cassazione Civile, Ordinanza n. 03934/2023 del 09/02/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (locatore)

La controversia

La controversia nasce da un rapporto di locazione di immobile a uso diverso dall'abitazione. I conduttori avevano chiesto la condanna dei locatori al rimborso delle spese sostenute per opere eseguite all'interno dell'immobile e, inoltre, il pagamento dell'indennità di avviamento. La corte d'appello aveva confermato il rigetto delle domande: ha ritenuto non provati né i costi delle opere né il consenso, espresso o implicito, dei locatori alla loro esecuzione; ha anche osservato che non risultava proposta una specifica domanda di indennità di avviamento e, in ogni caso, ha aggiunto che tale pretesa sarebbe stata infondata perché le opere erano abusive. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto, con il primo motivo, violazione degli artt. 1576, 1577, 1592 e 1593 c.c. e dell'art. 115 c.p.c., sostenendo che la corte territoriale avrebbe erroneamente escluso il consenso dei locatori alle opere di miglioramento e il carattere urgente e indifferibile delle stesse; con il secondo motivo hanno dedotto violazione dell'art. 112 c.p.c. e degli artt. 34-40 l. n. 392/1978, assumendo che la corte d'appello avesse pronunciato sull'infondatezza nel merito dell'indennità di avviamento nonostante avesse escluso che la relativa domanda fosse stata proposta.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile perché, sotto l'apparente deduzione di violazione di legge, mirava in realtà a una diversa ricostruzione dei fatti e a una rivalutazione delle prove, operazione non consentita in sede di legittimità; inoltre non risultava specificamente censurata la ratio decidendi e non veniva adeguatamente prospettata una violazione dell'art. 115 c.p.c., che ricorre solo quando il giudice fondi la decisione su prove non introdotte dalle parti o disconosca il materiale probatorio acquisito, non quando valuti diversamente le prove offerte. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, perché la statuizione della corte d'appello sulla infondatezza nel merito dell'indennità di avviamento era solo un argomento aggiuntivo e superfluo, privo di incidenza sulla decisione principale fondata sull'assenza della domanda. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e la Corte ha dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato; è stata invece esclusa la condanna ex art. 96 c.p.c. richiesta dal controricorrente.

Norme richiamate

  • art. 1576 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti per sostenere gli obblighi del locatore nella manutenzione del bene locato e il diritto al rimborso per interventi eseguiti dal conduttore.

  • art. 1577 c.c.

    Richiamato in relazione agli interventi urgenti e al dovere di avviso al locatore; la Corte rileva che i ricorrenti non avevano neppure affrontato specificamente tale profilo.

  • art. 1592 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti a fondamento della richiesta di rimborso delle migliorie/addizioni eseguite sull'immobile locato.

  • art. 1593 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti a sostegno della domanda di rimborso per opere eseguite nel bene locato.

  • art. 115 c.p.c.

    La sua violazione non coincide con una diversa valutazione delle prove; ricorre solo se il giudice fondi la decisione su prove non dedotte dalle parti o ignori il materiale probatorio secondo i casi delineati dalla giurisprudenza di legittimità.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Corte esclude l'interesse a dolersi di argomentazioni ulteriori che non hanno inciso sulla decisione.

  • artt. 34-40 l. n. 392/1978

    Richiamati in tema di indennità di avviamento nelle locazioni commerciali.

  • art. 360 c.p.c.

    Richiamato come norma sul perimetro dei motivi di ricorso per cassazione.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Evocato per la dedotta violazione e falsa applicazione di legge.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Richiamato in relazione al vizio motivazionale, che la Corte ritiene comunque non adeguatamente prospettato.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Norma procedurale richiamata per la definizione camerale del ricorso sulla proposta del relatore.

  • art. 96 c.p.c.

    La richiesta di condanna per პასუხისმგabilità aggravata è stata respinta perché non ne ricorrevano i presupposti.

  • art. 13 d.p.r. n. 115/2002, comma 1-quater

    Applicato per attestare la sussistenza dei presupposti del versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è deducibile come violazione di legge una censura che, in realtà, contesti la ricostruzione del fatto e la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito.
  • La violazione dell'art. 115 c.p.c. non si identifica con la semplice attribuzione di diverso peso alle prove offerte dalle parti, ma richiede che il giudice abbia deciso sulla base di prove non introdotte nel processo o abbia espressamente disatteso la regola di giudizio sulle prove dedotte.
  • Il ricorrente per cassazione deve censurare specificamente la ratio decidendi della sentenza impugnata; non è ammissibile una critica generica o alternativa rispetto all'accertamento in fatto svolto dal giudice di merito.
  • Non sussiste interesse a dedurre il vizio di extrapetizione quando le considerazioni del giudice su una questione non decisiva siano soltanto argomentazioni aggiuntive, prive di incidenza sulla reale motivazione di rigetto.
  • Il giudice di legittimità può dichiarare inammissibile il motivo che non confronti la decisione impugnata nei suoi passaggi decisivi e non presenti un effettivo errore di sussunzione giuridica su un fatto incontroverso.

Come è indicizzato

MaterieLocazione commercialeImpingazione delibere condominiali
RamiLocazioniProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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