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Cassazione Civile, Ordinanza n. 02166/2024 del 22/01/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (impresa)

La controversia

La controversia nasce dall'impugnazione, da parte di operatori del settore energetico, del regolamento comunale e degli atti applicativi relativi al canone unico patrimoniale per l'occupazione del sottosuolo e per l'occupazione collegata a infrastrutture energetiche. Il TAR aveva annullato gli atti regolamentari e dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario sugli avvisi di pagamento; il Comune aveva proposto appello. Il Consiglio di Stato, applicando una sopravvenuta disciplina ritenuta interpretativa, ha dichiarato improcedibile il ricorso originario e l'appello per sopravvenuto difetto di interesse, ritenendo che gli impianti sotterranei destinati al trasporto dell'energia prodotta da fonti rinnovabili fossero direttamente funzionali al servizio a rete e, quindi, soggetti al canone agevolato. Il Comune ha proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi: 1) difetto di giurisdizione per violazione del giudicato interno e del principio della domanda, sostenendo che il Consiglio di Stato avrebbe deciso sull'improcedibilità senza una rituale domanda o eccezione di cessazione della materia del contendere; 2) violazione dell'art. 133, comma 1, lett. b), c.p.a. e difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, perché una volta ritenuto esistente un canone fissato direttamente dalla legge la giurisdizione sarebbe spettata al giudice ordinario; 3) ulteriore violazione dell'art. 133, comma 1, lett. b), c.p.a., per asserita invasione del potere della pubblica amministrazione nella concreta determinazione del canone unico patrimoniale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i tre motivi non investissero veri limiti esterni della giurisdizione, ma questioni attinenti al modo di esercizio della giurisdizione del giudice amministrativo: in particolare, errores in procedendo, valutazioni sulla persistenza dell'interesse ad agire e interpretazione/applicazione della norma sopravvenuta. Ha inoltre osservato che la giurisdizione si determina con riferimento alla legge vigente e allo stato di fatto esistenti al momento della proposizione della domanda, sicché lo ius superveniens non sposta la giurisdizione già radicata. Condanna il Comune ricorrente alle spese e dà atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 111 Cost.

    Il ricorso per cassazione contro le sentenze del Consiglio di Stato è limitato ai soli motivi inerenti alla giurisdizione, cioè ai limiti esterni della giurisdizione.

  • art. 362 c.p.c.

    Attribuisce alle Sezioni Unite il controllo sui soli motivi inerenti alla giurisdizione nelle decisioni dei giudici speciali.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio con il rito accelerato previsto dalla norma.

  • art. 5 c.p.c.

    Giurisdizione e competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistenti al momento della domanda; i successivi mutamenti non rilevano.

  • art. 133, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 104 del 2010

    Richiamato dal ricorrente per sostenere il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo; la Corte ha escluso che la censura riguardasse davvero i limiti esterni della giurisdizione.

  • art. 9 c.p.a.

    Nel processo amministrativo, se il difetto di giurisdizione non è eccepito in primo grado né dedotto specificamente in appello, si forma giudicato implicito sulla giurisdizione.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Ricorrono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di inammissibilità del ricorso.

  • art. 173 c.p.a.

    Le parti avevano sollevato l'eccezione di improcedibilità nelle memorie difensive, circostanza valorizzata dal ricorrente per contestare la ritualità della decisione.

  • d.l. n. 146 del 2021, art. 4, comma 14 quinquies

    Norma sopravvenuta qualificata dal giudice amministrativo come interpretativa e applicata alla fattispecie per ritenere venuto meno l'interesse al ricorso.

  • d.l. n. 146 del 2021, art. 5, comma 14

    Richiamato nel ricorso come fonte dello ius superveniens ritenuto decisivo dal Consiglio di Stato.

  • l. n. 215 del 2021

    Legge di conversione del decreto-legge richiamato quale sopravvenienza normativa rilevante.

  • art. 13, comma 1 bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Norma richiamata per il calcolo dell'ulteriore contributo unificato.

Massime di principio

  • Il sindacato delle Sezioni Unite sulle sentenze del Consiglio di Stato è circoscritto ai soli errori che attengono ai limiti esterni della giurisdizione; non sono deducibili come motivo di ricorso per cassazione gli errores in procedendo o in iudicando che riguardano il modo di esercizio della giurisdizione.
  • La violazione del principio della domanda, la mancata valutazione di eccezioni processuali e la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse attengono ai limiti interni della giurisdizione e non integrano difetto di giurisdizione.
  • La questione della legittimazione e dell'interesse ad agire rientra nella sfera decisionale propria del giudice adito; la sua errata valutazione non è di per sé sindacabile in cassazione come eccesso di potere giurisdizionale.
  • La giurisdizione si determina con riferimento alla legge e allo stato di fatto esistenti al momento della proposizione della domanda; una sopravvenienza normativa, anche se interpretativa, non sposta la giurisdizione già radicata.
  • L'eventuale erronea interpretazione di una norma sopravvenuta o la sua applicazione alla controversia non trasforma la censura in un motivo inerente alla giurisdizione, ma resta una doglianza sul merito o sul rito interno del giudizio speciale.

Come è indicizzato

MaterieGiurisdizioneImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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