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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24779/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (Agenzia beni confiscati)

La controversia

La vicenda riguarda l'acquisto, nel 2008, di un appartamento da parte del ricorrente da una società immobiliare poi colpita da sequestro e confisca dei beni. L'immobile risultava abusivo e privo di abitabilità; il ricorrente ha poi agito in sede civile contro la venditrice e ha ottenuto nel 2022 una sentenza di condanna alla restituzione del prezzo, oltre interessi e spese. Poiché nel frattempo i beni della società erano stati sequestrati il 6 marzo 2010 e poi confiscati, il ricorrente ha presentato nel 2023 domanda di ammissione del credito nella procedura di gestione dei beni confiscati e, in subordine, altre richieste. La Corte d'appello ha dichiarato l'istanza inammissibile. Con il ricorso per cassazione il ricorrente ha dedotto, in sintesi: la erronea applicazione della disciplina antimafia e dell'art. 37 della l. n. 161/2017; la rilevanza del fatto illecito e dell'anteriorità del credito rispetto al sequestro; la non corretta applicazione della disciplina sui termini e sulla tutela dei terzi creditori; vizi motivazionali sulla valutazione del parere dell'ANBSC e sulla ricostruzione dei fatti; l'erronea affermazione che egli non si fosse attivato per il recupero del credito; infine, un profilo di competenza del giudice dell'esecuzione. Il Procuratore generale ha chiesto la riqualificazione del ricorso come opposizione ex art. 667, comma 4, c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'istanza fosse correttamente dichiarata inammissibile dalla Corte d'appello perché il credito fatto valere dal ricorrente, pur accertato in sede civile, derivava da un rapporto contrattuale relativo a un immobile che non era stato oggetto di sequestro e confisca; il ricorrente era quindi un terzo estraneo alla procedura ablativa, titolare al più di un credito chirografario verso la società venditrice, non verso l'ANBSC. La Corte ha altresì osservato che il titolo fatto valere si era formato al di fuori della procedura di confisca e non era opponibile all'Agenzia. È stata quindi disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di ammissione di un credito alla procedura di gestione dei beni confiscati, la legittimazione del terzo e l'opponibilità del titolo all'ANBSC dipendono dal nesso tra il credito azionato e i beni effettivamente sequestrati/confiscati: un credito relativo a un bene diverso da quelli oggetto di ablazione non può essere fatto valere contro l'Agenzia come se derivasse dalla procedura.
  • Il mero accertamento giudiziale, in sede civile, del diritto alla restituzione del prezzo nei confronti della società venditrice non rende di per sé il credito opponibile all'amministrazione dei beni confiscati, se il titolo nasce da un rapporto contrattuale estraneo ai beni confiscati e si forma fuori dalla procedura ablativa.
  • Il terzo che vanti un credito chirografario verso il soggetto confiscato non acquisisce, per tale sola ragione, un diritto di soddisfazione sui beni definitivamente confiscati, quando non risulti un vincolo reale o un collegamento diretto tra il credito e i beni incisi dalla misura.
  • Ai fini dell'ammissibilità della domanda nel procedimento relativo ai beni confiscati, non è decisivo che il pregiudizio economico lamentato dal creditore sia antecedente al sequestro: occorre comunque che il diritto azionato sia giuridicamente riferibile alla procedura e opponibile al soggetto che gestisce i beni confiscati.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniBancarotta fraudolenta
RamiProcesso penaleReati fallimentari

Testo integrale

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