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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24879/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda una misura cautelare personale applicata per un episodio di bancarotta fraudolenta patrimoniale. L'indagato era stato destinatario di custodia in carcere confermata dal tribunale del riesame di Torino per avere concorso con soggetti ritenuti amministratori di fatto di una società fallita nella distrazione e nell'occultamento di una partita di pentolame di notevole valore, rinvenuta in un capannone nella sua disponibilità. Il ricorso per cassazione articolava quattro censure: 1) vizio di motivazione sulla qualificazione del contributo dell'indagato, ritenuto extraneus concorrente e non amministratore di fatto, con conseguente carenza di motivazione sul concorso e sulla consapevolezza della qualifica del concorrente; inoltre si contestava che il giudice avesse trattato come equivalenti distrazione e occultamento; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla prova della consapevolezza dell'intento distrattivo degli altri soggetti e sulla mancata riqualificazione del fatto in ricettazione fallimentare; 3) vizio di motivazione sulle esigenze cautelari ex art. 274 c.p.p., contestando il richiamo ai precedenti e alla detenzione domiciliare in relazione al momento di consumazione del fatto; 4) vizio di motivazione sulla mancata sostituzione della custodia in carcere con misura meno afflittiva, evidenziando un asserito trattamento deteriore rispetto ad altri indagati ritenuti più coinvolti.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondati il primo e il secondo motivo, richiamando i limiti del sindacato di legittimità sui gravi indizi cautelari e ritenendo congrua la ricostruzione indiziaria fondata sul rinvenimento della merce in un capannone nella disponibilità dell'indagato, sul pedinamento, sulla consegna delle chiavi e sulla fittizietà di parte dei pagamenti e delle intestazioni commerciali. Ha inoltre escluso che il diverso ruolo attribuito all'indagato rispetto a quello indicato nella richiesta cautelare determinasse violazione del principio di correlazione, trattandosi di una diversa qualificazione del contributo a fronte del medesimo fatto storico. Anche il terzo e il quarto motivo sono stati ritenuti infondati: la motivazione del riesame sulle esigenze cautelari e sulla scelta della custodia in carcere è stata giudicata immune da vizi manifesti, valorizzandosi i numerosi e gravi precedenti penali dell'indagato, la sua pericolosità sociale e la precedente inefficacia di misure meno afflittive. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 274 c.p.p.

    richiamato in relazione alle esigenze cautelari, in particolare al pericolo di reiterazione del reato e alla valutazione della pericolosità dell'indagato

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    indicata la trasmissione alla cancelleria per gli adempimenti conseguenti alla decisione

  • art. 216 l. fall.

    richiamato implicitamente quale base della bancarotta fraudolenta patrimoniale contestata

  • art. 56 c.p.

    non richiamato espressamente nel merito, ma la Corte ha menzionato il delitto di bancarotta come contestazione principale senza sviluppi sul tentativo

  • art. 640 c.p.p.

    non presente

  • art. 192 c.p.p.

    non presente

Massime di principio

  • In sede di legittimità sui provvedimenti cautelari personali, il controllo della Cassazione sulla motivazione relativa ai gravi indizi di colpevolezza è limitato alla verifica della congruenza logica e giuridica del ragionamento del giudice del riesame, senza possibilità di sostituire una diversa lettura degli elementi indiziari già valutati.
  • La diversa qualificazione del ruolo dell'indagato nel medesimo fatto storico, rispetto a quella prospettata dal pubblico ministero o recepita nell'ordinanza genetica, non comporta di per sé violazione del principio di correlazione, se non muta il nucleo essenziale dell'addebito e non incide sul diritto di difesa.
  • Ai fini della bancarotta fraudolenta per distrazione, può assumere rilievo indiziario il concorso di chi acquisti o gestisca beni provenienti dalla società fallita in condizioni oggettive e soggettive incompatibili con un'operazione lecita, specie quando la merce sia occultata in luoghi nella sua disponibilità e vi siano elementi di fittizietà nei pagamenti o nelle intestazioni commerciali.
  • La valutazione delle esigenze cautelari e della scelta della misura deve considerare anche i precedenti penali dell'indagato, la sua concreta pericolosità sociale e l'eventuale inefficacia già dimostrata da misure meno gravose; tali elementi possono giustificare la custodia in carcere anche se il ruolo contestato nella nuova vicenda è meno grave rispetto a quello di altri coindagati.
  • Il giudice può fondare la motivazione cautelare sul coordinamento tra ordinanza genetica e decisione del riesame, purché la motivazione complessiva, considerata nel suo insieme, dia conto degli elementi indiziari e delle esigenze cautelari in modo non manifestamente illogico.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaImpugnazioniCustodia cautelareEsigenze cautelari
RamiReati fallimentariProcesso penaleMisure cautelari
SottomaterieBancarotta patrimonialeCarcere
IstitutiNesso di causalitàConcorso di personeOnere della prova

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