Salta al contenuto
ordinanza_civile

Cassazione Civile, Ordinanza n. 17346/2024 del 24/06/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (condominio)

La controversia

Un comune aveva agito in giudizio rivendicando, ex art. 934 c.c., la proprietà di portici, terrazzi e cantine realizzati ai lati di un viale cittadino, sostenendo che tali manufatti insistevano sulla proiezione verticale delle originarie scarpate laterali e quindi su suolo demaniale comunale. In subordine chiedeva un indennizzo per l’occupazione senza titolo. Il tribunale aveva accolto la domanda, ma la corte d’appello aveva riformato integralmente la decisione, ritenendo che l’approvazione del piano particolareggiato e gli atti connessi integrassero una sdemanializzazione tacita delle aree e che i privati avessero altresì usucapito i manufatti e le aree pertinenti. In cassazione il comune ha dedotto: (1) violazione delle norme sulla demanialità e sull’usucapione, sostenendo che la sdemanializzazione tacita richiede atti univoci e concludenti della p.a. incompatibili con la volontà di conservare la destinazione pubblica, non ricavabili dal solo piano particolareggiato; (2) violazione delle norme sul sottosuolo e sullo spazio sovrastante, osservando che il piano prevedeva comunque il passaggio pedonale pubblico, indice di permanenza dell’interesse pubblico e della demanialità; (3) omesso esame di un fatto decisivo, cioè la volontà del comune di mantenere un uso pubblico del bene, con conseguente vizio motivazionale. Un ricorso incidentale condizionato lamentava inoltre omessa pronuncia su un motivo di appello relativo all’accertamento della natura demaniale delle aree.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale. Ha affermato che la sdemanializzazione tacita può desumersi anche in assenza di formalità quando risultino atti positivi, univoci e concludenti della pubblica amministrazione incompatibili con la volontà di mantenere la destinazione pubblica; nel caso concreto la corte territoriale aveva già individuato tali elementi nella previsione del piano particolareggiato, nell’autorizzazione alla costruzione dei portici e dei terrazzi e nel consenso alla sostituzione delle scarpate con i caseggiati. La valutazione compiuta dal giudice di merito è stata ritenuta incensurabile in cassazione perché sorretta da motivazione immune da vizi logici. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile, perché formulato come vizio di omesso esame di fatto decisivo senza rispettare i requisiti richiesti dall’art. 360, n. 5, c.p.c. e perché volto in realtà a sollecitare un nuovo apprezzamento del merito. Il rigetto del ricorso principale ha comportato l’assorbimento del ricorso incidentale condizionato. Il comune è stato condannato al pagamento delle spese di legittimità e del contributo unificato დამატivo, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 934 c.c.

    richiamato come base della rivendica della proprietà del suolo e dei manufatti incorporati, ma non ritenuto dirimente in presenza della sdemanializzazione tacita accertata in fatto dal giudice di merito

  • art. 822 c.c.

    richiamato per definire i beni demaniali e il regime di appartenenza pubblica

  • art. 824 c.c.

    richiamato per la disciplina dei beni soggetti al regime del demanio pubblico

  • art. 829 c.c.

    richiamato in relazione al passaggio dal demanio al patrimonio disponibile tramite sdemanializzazione

  • art. 1158 c.c.

    richiamato in relazione all’usucapione ventennale dei beni una volta cessato il regime demaniale

  • art. 840 c.c.

    richiamato dal ricorrente per la disciplina del sottosuolo e dello spazio sovrastante il suolo

  • art. 843 c.c.

    richiamato dal ricorrente per l’accesso al fondo e il rapporto con le opere insistenti sul suolo

  • art. 13 L. n. 1150/1942

    richiamato in relazione all’approvazione del piano particolareggiato e ai suoi effetti urbanistici

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    norma evocata per il vizio di violazione di legge denunciato con il terzo motivo

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    interpretato nel senso, conforme alle Sezioni Unite, di consentire solo la censura per omesso esame di un fatto storico decisivo, non la rivalutazione del materiale istruttorio

  • art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.

    richiamato per l’onere di specifica indicazione del fatto, del dato e della sede processuale in cui esso risulta

  • art. 369, comma 2, n. 4, c.p.c.

    richiamato per l’onere di deposito degli atti e documenti rilevanti a supporto del motivo di ricorso

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato nel ricorso incidentale condizionato per lamentare omessa pronuncia

  • art. 2697 c.c.

    richiamato nel ricorso incidentale condizionato in relazione all’onere della prova

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, se dovuto

  • art. 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato in collegamento al contributo unificato aggiuntivo

Massime di principio

  • La sdemanializzazione tacita di un bene pubblico può essere accertata anche in assenza di un formale atto di dismissione, purché risultino atti positivi, univoci e concludenti della pubblica amministrazione incompatibili con la volontà di conservare la destinazione pubblica del bene.
  • L’accertamento della sdemanializzazione tacita è giudizio di fatto riservato al giudice di merito: se sorretto da motivazione immune da vizi logici, non è sindacabile in cassazione come mera diversa lettura delle risultanze istruttorie.
  • Il ricorso per cassazione che denunci il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. deve individuare uno specifico fatto storico decisivo, il dato da cui esso risulta, il momento in cui è stato discusso e la sua decisività; non è sufficiente sollecitare una nuova valutazione delle prove.
  • L’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé il vizio di omesso esame di un fatto decisivo se il fatto storico rilevante è stato comunque preso in considerazione dal giudice di merito.
  • Una volta cessato il regime demaniale per effetto di sdemanializzazione, il bene può essere assoggettato alle ordinarie regole civilistiche, incluse quelle sull’usucapione, ove ne ricorrano i presupposti.
  • La previsione urbanistica di un uso pubblico residuo di una parte dell’area non esclude necessariamente la sdemanializzazione del bene nella sua conformazione complessiva, se gli atti amministrativi nel loro insieme esprimono una scelta incompatibile con la permanenza del vincolo demaniale.

Come è indicizzato

MaterieProprietàPossessoCompetenzaImpugnazioniContratto preliminare
RamiDiritti realiProcesso civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza civile, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.