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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 40651/2021 del 17/12/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma del licenziamento disciplinare per avere, in qualità di coordinatore della funzione "gestione legali esterni", attribuito incarichi legali al proprio coniuge (conflitto di interessi) e violato le regole di rotazione e proporzionalità nell'assegnazione degli incarichi. Il ricorrente ha contestato l'accertamento sostenendo che gli incarichi erano assegnati da un programma informatico con criteri oggettivi, che le sottoscrizioni erano firme scannerizzate non digitali e che aveva comunicato il rapporto di coniugio al datore di lavoro; ha inoltre dedotto violazioni procedurali e di valutazione della prova da parte dei giudici di merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto provato il conflitto di interessi sulla base della presenza della firma scannerizzata del DE LUCA sui mandati conferiti al coniuge, la possibilità di intervento manuale sul sistema automatico di assegnazione e l'evidenza che il coniuge aveva ricevuto un numero e valore di incarichi tra i più elevati. I motivi di cassazione che miravano a rimettere in discussione il merito probatorio sono stati considerati inammissibili o privi di attinenza con la ratio decidendi. Sono state condannate le spese processuali a carico del ricorrente e disposto l'ulteriore versamento del contributo unificato ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 1, commi 58 e ss. L. n. 92/2012

    Disciplina del reclamo presso la Corte d'Appello per le controversie di lavoro; la Corte d'Appello è stata investita come giudice del reclamo ex tale norma.

  • art. 360 cod. proc. civ.

    Fondamento delle censure in cassazione; la Corte ha ritenuto molte delle censure inammissibili perché rivolte a ricognizione del merito o non confacenti alla ratio decidendi, e ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità sull'apprezzamento probatorio.

  • art. 348-ter cod. proc. civ.

    Richiamato in relazione alla possibilità di ritenere risolte le questioni di fatto alla luce delle prove raccolte; la Corte esclude che la mancata assunzione di alcune prove renda automaticamente inapplicabile la norma.

  • art. 6-bis L. n. 241/1990

    Richiamata dal ricorrente in tema di decisioni fondate su presunzioni e trasparenza amministrativa; la Corte ha ritenuto il motivo inammissibile perché non confrontato con la ratio della sentenza impugnata.

  • art. 21, comma 2, D.Lgs. n. 82/2005 (codice dell'amministrazione digitale)

    versione in vigore dal 19.2.2012 al 26.1.2018

    Il ricorrente sosteneva che la firma scannerizzata non fosse riconosciuta come firma elettronica qualificata; la Corte ha ritenuto che la validità della firma ai fini del conferimento dell'incarico fosse questione distinta dalla responsabilità disciplinare e non idonea a mutare la ratio della decisione.

  • artt. 2697, 2729 cod. civ.

    Richiamati in tema di onere della prova; la Corte ha ritenuto che molte doglianze consistessero in una rivisitazione del merito e non in censure valide sulla ripartizione dell'onere probatorio.

  • artt. 2119, 2106, 1175, 1375 cod. civ.; artt. 7 e 18 L. n. 300/1970; art. 3 L. n. 604/1966

    Norme richiamate dal ricorrente in tema di obblighi contrattuali, disciplina sindacale e giusta causa di licenziamento; la Corte ha ritenuto le relative censure tese a riformare il merito non ammissibili in cassazione.

  • art. 13, co. 1-quater DPR 115/2002 e art. 1, co. 17 L. 228/2012

    Richiamate con riguardo all'obbligo, in caso di rigetto integrale del ricorso, del versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato da parte del ricorrente; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento.

  • codici etici e linee guida aziendali (EQUITALIA SUD spa, note e codici etici 2011 e 2016; linee guida 21/12/2015)

    Fonti interne aziendali che imponevano l'astensione da attività in conflitto di interessi e regole di rotazione degli incarichi; la Corte le ha ritenute rilevanti per valutare l'obbligo di astensione e le responsabilità del DE LUCA.

  • D.L. 28 ottobre 2020, n.137

    Richiamato per l'ammissione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero depositate in udienza; forma procedurale prevista per il deposito di conclusioni nel procedimento.

Massime di principio

  • La semplice comunicazione del rapporto di parentela non esonera il dipendente dall'obbligo di astensione: se la condotta oggettiva dimostra un coinvolgimento (es. firma sui mandati), sussiste conflitto di interessi.
  • Una firma scannerizzata o una firma non qualificata può comunque essere idonea, ai fini disciplinari, a riferire un atto al dipendente se è provato che egli ne ha autorizzato l'uso o non ha negato la paternità dell'atto.
  • La presenza di un sistema informatico di assegnazione automatica non esclude la responsabilità del responsabile se il sistema ammette interventi manuali o se non sono state previste e attivate misure tecniche (filtri) per prevenire conflitti.
  • In ambito disciplinare il datore di lavoro può fondare la sanzione anche su valutazioni comparative (numero e valore incarichi) che dimostrino una sproporzione significativa a favore di un soggetto collegato al dipendente.
  • In Cassazione è difficile rimettere in discussione la valutazione di merito e l'apprezzamento delle prove: molte censure che mirano a riesaminare fatti o a chiedere nuova istruttoria sono dichiarate inammissibili.
  • Il dipendente ha l'onere di adottare o richiedere misure preventive (astensione formale, filtri informatici, deleghe chiare) per neutralizzare potenziali conflitti; la mancanza di tali interventi può costituire colpa disciplinare.
  • Le eccezioni riguardo alla validità tecnica di firme elettroniche attengono più alla validità dell'incarico professionale che alla responsabilità disciplinare del funzionario; i due piani vanno distinti.

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