Cassazione Civile, Sentenza n. 40398/2021 del 16/12/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente, assunta a tempo determinato con qualifica di dirigente farmacista e con contratti successivamente prorogati, aveva chiesto la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni, deducendo l'illegittimità dei contratti a termine e violazioni della disciplina sul lavoro a termine e dei principi europei sulla parità di trattamento.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la decisione della Corte d'appello che aveva escluso la conversione del rapporto a tempo indeterminato, ritenendo applicabile la disciplina speciale per il personale dirigenziale: l'art. 10, comma 4, d.lgs. n. 368/2001 limita il contratto a termine dei dirigenti imponendo un vincolo di durata massima del singolo contratto (non la conversione automatica in caso di superamento). Ha inoltre ritenuto infondati i motivi procedurali: l'appello della ASL era ammissibile ai sensi dell'art. 434 c.p.c. e non era configurabile acquiescenza per il fatto che l'ASL avesse costituito il rapporto a tempo indeterminato anteriormente al deposito del gravame, poiché tale atto poteva essere semplicemente esecutivo della sentenza di primo grado. Spese e contributo unificato a carico della ricorrente.
Norme richiamate
La Corte ha ritenuto che l'atto di impugnazione in appello rispondesse ai requisiti di individuazione delle parti della sentenza e delle doglianze; l'impugnazione deve contenere la parte volitiva e una parte argomentativa che confuti le ragioni del primo giudice senza richiedere un progetto alternativo di decisione.
L'acquiescenza (che preclude l'impugnazione) deve essere manifestata anteriormente al gravame e può essere espressa o tacita; tuttavia la semplice esecuzione spontanea della pronuncia di primo grado non configura automaticamente acquiescenza se non emergono atti incompatibili con la volontà di impugnare.
art. 10, comma 4, d.lgs. n. 368/2001
Per i dirigenti il comma 4 va interpretato nel senso che il limite quinquennale riguarda la durata massima del singolo contratto e non comporta, in caso di superamento, la conversione automatica in tempo indeterminato; la disciplina sul lavoro a termine per i dirigenti è più permissiva rispetto ai lavoratori comuni.
Tale norma disciplina il conferimento di incarichi dirigenziali e ha autonoma portata rispetto all'art. 10 del d.lgs. 368/2001; la sua disciplina non impedisce l'applicazione della regola interpretativa che limita l'effetto di conversione automatica per i contratti dirigenziali.
Richiamata dalla ricorrente in relazione ai principi sul lavoro a termine e alla disciplina europea, la Corte non ha ritenuto sussistente violazione tale da imporre la disapplicazione e la conversione del rapporto, dato il regime speciale applicabile ai dirigenti.
Richiamato dalla ricorrente insieme alla direttiva europea; la Corte non ha rilevato una violazione della normativa interna o europea che potesse imporre la conversione del rapporto per la categoria dirigenziale in esame.
Direttiva 1999/70/CE
Richiamata in relazione ai limiti e alle condizioni dei contratti a termine; la Corte ha ritenuto che la normativa europea non fosse disattesa in maniera tale da autorizzare la conversione nel caso specifico dei dirigenti.
art. 36, comma 5, d.lgs. n. 165/2001
Invocato dalla ricorrente per chiedere disapplicazione, ma la Corte non ha ritenuto applicabile la conseguente trasformazione del rapporto nel caso di specie, attesa la specificità della disciplina dirigenziale.
art. 23, comma 8-bis, D.L. 137/2020 (conv. L. 176/2020)
Rilevato soltanto in punto di deposito delle conclusioni scritte del P.M.; non inciso sul merito della decisione.
La Corte ha dichiarato sussistenti i presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente, ai sensi delle disposizioni sul contributo unificato.
Massime di principio
- Per il personale dirigenziale delle pubbliche amministrazioni la disciplina sui contratti a termine è speciale: l'art. 10, comma 4, d.lgs. 368/2001 limita la durata del singolo contratto ma non determina automaticamente la conversione in tempo indeterminato se la durata complessiva supera limiti previsionali.
- La mera esecuzione o la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato da parte della P.A. anteriormente al deposito del gravame non costituisce di per sé acquiescenza alla sentenza di primo grado; l'acquiescenza richiede atti incompatibili con la volontà di impugnare.
- In appello l'atto di gravame deve indicare chiaramente le parti della sentenza contestate e contenere una parte argomentativa che confuti le ragioni del primo giudice; non è necessaria la produzione di un progetto decisionale alternativo o la trascrizione integrale della sentenza impugnata.
- La normativa europea (Direttiva 1999/70/CE) e le norme interne devono essere interpretate tenendo conto delle specificità del rapporto dirigenziale e della natura fiduciaria dell'incarico; non sempre le regole generali sul lavoro a termine trovano automatica applicazione.
- Se si contesta la legittimità di un contratto a termine per un dirigente, bisogna valutare separatamente se si tratta di violazione che giustifica la conversione: la giurisprudenza tende a distinguere tra limite di durata del singolo contratto e regole di conversione applicabili ai lavoratori non dirigenti.
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