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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36375/2023 del 31/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza sulla qualificazione delle imputazioni associative nei confronti di Giovanni Ripamonti e altri: il Tribunale di Milano aveva dichiarato la propria incompetenza ritenendo che le associazioni contestate riguardassero l'ipotesi, richiamata dall'art. 416 c.p. comma 6, diretta a commettere il delitto di cui all'art. 12, comma 3-bis del d.lgs. n. 286/1998 (fattispecie che, per il richiamo dell'art. 5, comma 1, lett. d)-bis c.p.p., è di competenza della Corte d'assise). La Corte d'assise, ricevuti gli atti, aveva però declinato la competenza sostenendo che le associazioni erano dirette alla commissione del reato previsto dall'art. 12, comma 3 (favoreggiamento dell'immigrazione clandestina) e non al comma 3-bis; quindi riteneva spettante la competenza al Tribunale. Il Procuratore generale ha chiesto di riconoscere la competenza della Corte d'assise.

La decisione

La Corte di cassazione ha rilevato l'esistenza del conflitto e ha risolto in favore della Corte d'assise di Milano. Ha ritenuto decisiva l'indicazione testuale contenuta nelle imputazioni, che qualificano espressamente l'aggravante e l'associazione come "diretta a commettere il delitto di cui all'art. 12, comma 3-bis, d.lgs. n. 286/1998"; da ciò discende la competenza della Corte d'assise. Inoltre ha richiamato l'art. 15 c.p.p. secondo il quale, se procedimenti connessi rientrano in competenze diverse, è competente per tutti la Corte d'assise. Di conseguenza il conflitto negativo è stato dichiarato rilevato e deciso a favore della Corte d'assise di Milano, disponendosi la trasmissione degli atti a quest'ultima.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen. (commi 1, 2, 6)

    La disposizione sull'associazione per delinquere, in particolare il comma 6 richiamato dall'art. 5 c.p.p., è stata utilizzata per individuare la natura associativa e il fine criminoso dell'associazione; il Collegio ha ritenuto che il richiamo al comma 6 giustifichi la competenza della Corte d'assise quando il fine associativo sia il delitto indicato nell'art. 12, comma 3-bis d.lgs. 286/1998.

  • art. 5, comma 1, lett. d)-bis c.p.p.

    Indica che talune associazioni per delinquere (per i delitti indicati dall'art. 416 comma 6) rientrano nella competenza della Corte d'assise; la Corte ha applicato questa norma in combinato riferimento all'accertamento del fine associativo come ivi previsto.

  • art. 12, comma 3-bis d.lgs. n. 286/1998

    Si tratta della fattispecie aggravata/particolare di delitto collegata al favoreggiamento dell'immigrazione, che, se indicata espressamente come finalità dell'associazione, assegna la competenza alla Corte d'assise secondo il combinato disposto con l'art. 416 c.p. comma 6 e l'art. 5 c.p.p.; la Corte ha ritenuto che l'imputazione contenga tale indicazione in modo inequivoco.

  • art. 12, commi 3, 3-ter lett. b), 5 e 5-bis d.lgs. n. 286/1998

    Norme che individuano varie fattispecie di favoreggiamento dell'immigrazione (tra cui il comma 3). La Corte ha distinto le diverse ipotesi e ha ritenuto che, sebbene ricorrano reati-fine riferibili anche al comma 3, la presenza nell'imputazione della finalità '3-bis' determina la competenza della Corte d'assise.

  • art. 15 cod. proc. pen.

    se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza della corte di assise ed altri a quella del tribunale, è competente per tutti la corte di assise

    La norma è stata invocata per affermare che, anche se alcuni reati-fine collegati fossero di competenza del Tribunale, la presenza di reati che rientrano nella competenza della Corte d'assise fa sì che quest'ultima sia competente per l'intero procedimento connesso.

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Prevede la procedura per la decisione sui conflitti di competenza tra giudici; la Corte ha rilevato che esisteva un conflitto negativo e ha esercitato la sua funzione di risoluzione del conflitto ai sensi di tale norma.

  • art. 32, comma 2 cod. proc. pen.

    Norma procedurale collegata alle comunicazioni successive alla decisione del conflitto; la Cassazione ha disposto le comunicazioni previste da tale articolo dopo aver deciso.

  • legge n. 146 del 2006, art. 4

    Richiamata dal Tribunale nella motivazione originaria; la norma è collaterale e riguarda la disciplina di specifiche aggravanti/ norme antimafia sul piano della competenza per talune fattispecie associative, ma la Cassazione si è concentrata sull'esplicita indicazione dell'art. 12, comma 3-bis nel capo di imputazione.

Massime di principio

  • La competenza si determina primariamente dalla formulazione letterale dell'imputazione: se l'atto di accusa indica espressamente che l'associazione era "diretta a commettere" una fattispecie che rientra tra quelle di competenza della Corte d'assise (es. art. 12, comma 3-bis d.lgs. 286/1998), la competenza spetta alla Corte d'assise.
  • In presenza di reati connessi di competenza diversa, prevale la competenza della Corte d'assise ai sensi dell'art. 15 c.p.p.: la domanda di competenza non va fatta frammentando il collegamento tra reati connessi.
  • Se due giudici contemporaneamente si dichiarano incompetenti per lo stesso procedimento si configura un conflitto negativo ai sensi dell'art. 28 c.p.p., che va risolto dalla Corte di cassazione; pertanto la corretta procedura è la proposizione del conflitto e la trasmissione degli atti alla Cassazione.
  • Nelle controversie sulla competenza è fondamentale verificare la presenza di aggravanti o finalità indicate nell'imputazione (es. l'aggravante collegata all'art. 12, comma 3-bis): un'indicazione inequivoca nell'atto di accusa può determinare la competenza della Corte d'assise anche se taluni reati-fine sembrano appartenere al tribunale.
  • Per evitare conflitti procedurali è importante che l'atto di accusa (e le relative comunicazioni) specifichi chiaramente il fatto associativo e il fine criminoso contestato; ambiguità o formulazioni contraddittorie aumentano il rischio di contestazioni di competenza.
  • Il ruolo del pubblico ministero e della requisitoria (anche scritta) può influire sulla determinazione della competenza: un'istanza del Procuratore generale per la Corte d'assise può orientare la decisione della Cassazione quando l'imputazione contiene elementi che giustificano tale competenza.

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