Cassazione Penale, Sentenza n. 36265/2023 del 31/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Aosta che aveva revocato il sequestro probatorio di 49 contenitori contenenti documentazione e spartiti di Charlie Chaplin e 4 contenitori di cancelleria, ritenendo insussistente il fumus commissi delicti per il reato di cui all'art. 518‑undecies c.p., in quanto i beni appartenevano a privati e non risultavano dichiarati come beni culturali ai sensi degli artt. 13 e ss. del d.lgs. n. 42/2004. Il Procuratore ha censurato la valutazione sostenendo che l'art. 518‑undecies tutela anche le cose che presentano interesse culturale anche se non ancora dichiarate e che la natura “non italiana” dei beni non esclude la loro rilevanza culturale.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso infondato. Ha condiviso in diritto il principio per cui l'art. 518‑undecies tutela anche beni che presentano interesse culturale anche se non formalmente dichiarati (continuità normativa con l'art. 174 d.lgs. 42/2004 e riforma con legge n. 22/2022). Ha altresì osservato che la distinzione formale tra beni "italiani" e "non italiani" non è corretta come criterio generale di esclusione. Tuttavia, valutando i fatti e gli atti amministrativi, la Corte ha ritenuto corretto il giudice del riesame nel constatare che le Soprintendenze competenti non avevano avviato procedure di dichiarazione, che i beni erano di proprietà straniera, temporaneamente in Italia per digitalizzazione e privi di un collegamento culturale con il territorio nazionale: tali elementi hanno reso insussistente, allo stato degli atti, il fumus commissi delicti e quindi il sequestro è stato legittimamente revocato.
Norme richiamate
Disciplina il reato di esportazione illecita di cose di interesse culturale; la sua portata comprende beni che presentano interesse culturale anche se non ancora formalmente dichiarati come beni culturali.
d.lgs. n. 42/2004 (Codice dei beni culturali)
Quadro normativo sulla tutela dei beni culturali: artt. 13 e ss. disciplinano la dichiarazione di interesse culturale; art. 10, comma 3 individua archivi e documenti di privati di interesse storico rilevante; art. 91 e art. 176 concernono situazioni specifiche (impossessamento illecito di beni appartenenti allo Stato) diverse dalla fattispecie penale di esportazione.
Norma previgente sulla esportazione illecita; la giurisprudenza e la Corte rilevano continuità tra la fattispecie previgente e l'attuale art. 518‑undecies, anche dopo la riforma.
Ha trasferito nel codice penale i delitti del patrimonio culturale precedentemente nel codice dei beni culturali, con inasprimento delle sanzioni; principio di riserva di codice e continuità normativa richiamati dalla Corte.
art. 64‑bis codice beni culturali
Richiama la finalità di preservare il patrimonio culturale in tutte le sue componenti, giustificando il controllo sulla circolazione internazionale di cose che presentano interesse culturale.
diritti di garanzia: art. 25 Cost., art. 7 CEDU, art. 1 cod. pen.
Principi richiamati relativi all'irretroattività della pena e alla riserva di legge in materia penale; la Corte li cita per precisare continuità e non retroattività delle modifiche sanzionatorie.
Massime di principio
- L'art. 518‑undecies c.p. tutela anche beni che presentano interesse culturale pur non essendo ancora formalmente dichiarati beni culturali: per integrare il reato è sufficiente che l'oggetto sia potenzialmente riconducibile alle categorie tutelate e che l'agente sia consapevole dell'interesse culturale.
- La nazionalità o l'origine 'non italiana' del bene, di per sé, non esclude la possibile rilevanza culturale ai fini della tutela penale, ma l'assenza di un collegamento culturale con il territorio e la proprietà straniera possono influire sul giudizio di fumus commissi delicti.
- La valutazione e le iniziative (o l'inerzia) dell'amministrazione competente (Soprintendenza) sono elementi fattuali rilevanti nella decisione di adottare o revocare misure cautelari: l'assenza di una dichiarazione o di un procedimento di ricognizione può indebolire il fumus, specie se i beni sono custoditi in condizioni sicure e temporaneamente presenti.
- Il sequestro preventivo o probatorio deve fondarsi su elementi concreti che dimostrino il rischio di dispersione o la probabilità della commissione del reato; la mera possibilità che in futuro il bene possa essere riconosciuto culturale non giustifica automaticamente misure conservative.
- In situazioni analoghe il pubblico ministero deve dimostrare non solo la natura potenzialmente culturale dei beni, ma anche elementi concreti riguardanti il legame con il territorio, la titolarità, la temporaneità della presenza e il rischio di esportazione illecita.
- La distinzione tra tutela amministrativa (procedimento di dichiarazione) e tutela penale è importante: l'esistenza di un procedimento amministrativo in corso o di un parere amministrativo può essere rilevante ma non determinante automaticamente; ogni valutazione va compiuta con attenzione ai fatti specifici.
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