Cassazione Penale, Sentenza n. 31753/2026 del 21/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato, ritenuto amministratore di fatto di una società a responsabilità limitata dichiarata fallita nel 2013, era stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale per avere, tra il 2009 e il 2011, prelevato dal conto corrente sociale circa 109.350 euro e per non avere fatto rinvenire tre automezzi intestati alla società. La Corte d'appello aveva riqualificato l'originaria bancarotta fraudolenta documentale in bancarotta documentale semplice, dichiarando tale reato estinto per prescrizione, e aveva confermato la condanna per la bancarotta fraudolenta patrimoniale. Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, contestando la sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato. Ha sostenuto che non fosse stata dimostrata la concreta lesione della garanzia patrimoniale dei creditori, che il passivo fosse costituito prevalentemente da debiti tributari indipendenti dai prelievi, che non fosse stata accertata la situazione economica della società negli anni delle condotte né comparata l'entità dei prelievi con il volume d'affari, e che la Corte avesse posto a suo carico un indebito onere di provare la destinazione lecita delle somme e degli automezzi. Ha inoltre dedotto che gli automezzi fossero obsoleti e di scarso valore, prospettandone il furto, e ha contestato la propria qualità di amministratore di fatto. Con il secondo motivo ha censurato la determinazione delle pene accessorie, sostenendo che fossero state fissate nella stessa durata della pena principale senza autonoma valutazione ai sensi dell'art. 133 c.p. La Corte di cassazione ha ritenuto le censure infondate o inammissibili, perché dirette a ottenere una nuova valutazione del merito e non confrontate puntualmente con la motivazione della sentenza d'appello.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto corretta la qualificazione della bancarotta fraudolenta patrimoniale come reato di mera condotta e di pericolo concreto: è sufficiente che la condotta distrattiva sia concretamente idonea a diminuire la garanzia patrimoniale dei creditori, senza necessità che si verifichi l'effettiva frustrazione delle loro ragioni. Ha inoltre affermato che, una volta accertata la disponibilità dei beni o delle somme da parte dell'amministratore e il loro mancato rinvenimento, la distrazione può essere desunta dalla mancata dimostrazione di una destinazione effettiva, lecita e coerente con l'interesse sociale; le generiche allegazioni relative a costi gestionali, pagamenti a fornitori o furti non sono sufficienti se prive di adeguato riscontro documentale. È stata ritenuta congrua la prova della qualità di amministratore di fatto, desunta dall'operatività quasi esclusiva sul conto sociale, dai rapporti con fornitori e dipendenti e dalle stesse dichiarazioni dell'imputato. Quanto alle pene accessorie, la Corte ha rilevato che esse devono essere determinate in concreto secondo l'art. 133 c.p. e non necessariamente correlate alla pena principale, ma ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'appello, che aveva valorizzato la gravità dei fatti, l'entità del debito tributario e la personalità dell'imputato.
Norme richiamate
art. 606, lett. b) ed e), c.p.p.
violazione di legge e vizio di motivazione
Il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione degli elementi di fatto o una diversa comparazione delle prove già esaminate dai giudici di merito.
limiti strettamente necessari per la motivazione
La motivazione della decisione di legittimità può essere contenuta nei limiti necessari alla trattazione delle questioni rilevanti.
art. 216, comma 1, n. 1, R.D. 16 marzo 1942, n. 267
distrazione, occultamento, dissimulazione o dissipazione in tutto o in parte dei beni
La bancarotta fraudolenta patrimoniale tutela anticipatamente la garanzia patrimoniale dei creditori e si perfeziona con una condotta concretamente idonea a porla in pericolo, senza necessità di un'effettiva insolvenza dei creditori.
art. 216, ultimo comma, R.D. 16 marzo 1942, n. 267
A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale, la durata delle pene accessorie fallimentari non è necessariamente fissa, ma deve essere determinata entro il limite massimo previsto.
La qualifica richiede un'attività gestoria apprezzabile, continuativa e non episodica, con autonomia decisionale e funzioni operative o rappresentative, senza necessità dell'esercizio di tutti i poteri dell'amministratore formale.
non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo
L'amministratore di fatto, gravato dei doveri dell'amministratore di diritto, può rispondere anche per l'inerzia consapevole e colpevole rispetto a condotte penalmente rilevanti.
criteri di cui all'art. 133 c.p.
La durata delle pene accessorie con limiti edittali deve essere determinata in concreto considerando gravità del fatto e personalità dell'imputato; non è necessaria una correlazione automatica con la pena principale.
art. 87, comma 3, R.D. 16 marzo 1942, n. 267
obbligo di verità circa la destinazione dei beni di impresa
Il fallito è tenuto a fornire informazioni veritiere sulla destinazione dei beni sociali, obbligo che giustifica la richiesta di chiarimenti sulla mancata reperibilità dei cespiti.
Massime di principio
- La bancarotta fraudolenta patrimoniale prefallimentare è un reato di mera condotta e di pericolo concreto: è sufficiente che l'atto distrattivo sia concretamente idoneo a diminuire la garanzia patrimoniale dei creditori; non occorre dimostrare che il patrimonio residuo sia divenuto insufficiente né che le ragioni creditorie siano state effettivamente frustrate.
- Accertato che somme o beni della società fallita siano entrati nella disponibilità dell'amministratore e non siano stati rinvenuti, la distrazione può essere desunta dalla mancata dimostrazione di una destinazione effettiva, lecita e coerente con l'interesse sociale. La generica deduzione di costi gestionali, pagamenti a fornitori o perdite non documentate non è sufficiente.
- Anche la dismissione di beni strumentali obsoleti o di valore ridotto può integrare bancarotta fraudolenta per distrazione quando i beni siano stati sottratti al patrimonio sociale senza utile o corrispettivo, poiché conservano comunque una potenziale funzione di garanzia per i creditori.
- Il dolo della bancarotta fraudolenta per distrazione è generico: non richiede la consapevolezza dello stato di insolvenza né lo scopo di danneggiare i creditori, essendo sufficiente la volontaria destinazione dei beni sociali a finalità diverse da quella di garanzia delle obbligazioni dell'impresa.
- La qualità di amministratore di fatto richiede l'esercizio continuativo e significativo di attività gestoria con autonomia decisionale, ma non l'esercizio di tutti i poteri tipici dell'amministratore formale. Essa può essere desunta, tra l'altro, dalla gestione dei conti, dai rapporti con fornitori e dipendenti e dall'organizzazione dell'attività d'impresa.
- In presenza di una doppia conforme, le sentenze di primo e secondo grado costituiscono un unico apparato motivazionale quando convergono nella valutazione delle prove; non è necessario che il giudice d'appello confuti analiticamente ogni argomento difensivo, essendo sufficienti una motivazione logica e una valutazione complessiva dei fatti decisivi.
- Il ricorso per cassazione fondato sul travisamento della prova deve indicare specificamente l'atto processuale, il dato probatorio incompatibile con la sentenza, la prova della sua esistenza e le ragioni della sua decisività; la mera richiesta di una diversa valutazione delle risultanze processuali è inammissibile.
- Le pene accessorie fallimentari con durata non fissa devono essere determinate in concreto secondo i criteri dell'art. 133 c.p. e non devono necessariamente avere la stessa durata della pena principale. Una motivazione particolarmente analitica è richiesta soprattutto quando la durata si discosti significativamente dalla media edittale o dalla pena principale.
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