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Sentenza

Sentenza n. 4729/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6

per la riforma della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) n. 162/2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202506131

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Veneto che aveva respinto il ricorso contro l’autorizzazione paesaggistica e la determinazione positiva di conclusione della conferenza di servizi per l’installazione di una stazione radio base alta circa trentaquattro metri

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (associazione di tutela)

Prevale il privato

La controversia

L’associazione ha impugnato la sentenza di primo grado deducendo, tra l’altro, violazione degli artt. 10, 12 e 146 del d.lgs. 42/2004, dell’art. 2 dell’allegato unico al d.p.c.m. 12 dicembre 2005, dell’art. 43, comma 5, del d.lgs. 259/2003, dell’art. 1, comma 2-bis, della l. 241/1990 e dell’art. 112 c.p.c. nonché difetto di istruttoria, erroneità dei presupposti, difetto di motivazione ed eccesso di giurisdizione. L’appellante ha contestato che la relazione paesaggistica prodotta dalla società avesse omesso ogni riferimento all’oratorio storico, bene culturale situato a circa un centinaio di metri dal sito dell’antenna e ricadente nella medesima area vincolata dal punto di vista paesaggistico. Secondo l’associazione, tale omissione aveva impedito all’amministrazione di valutare l’impatto visivo e paesaggistico dell’opera sul bene culturale. Sono state inoltre riproposte e respinte le eccezioni di tardività del ricorso originario e di carenza di legittimazione e interesse ad agire dell’associazione. La controinteressata sosteneva che il termine di impugnazione decorresse dalla pubblicizzazione dell’istanza o dall’apposizione del cartello di cantiere e che mancasse la vicinitas, mentre Comune e società deducevano l’assenza di un vincolo indiretto sull’oratorio, la distanza tra i manufatti e la non significativa interferenza visiva.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’eccezione di tardività. La pubblicizzazione dell’istanza non rende conoscibile l’atto finale, mentre l’apposizione del cartello di cantiere può anticipare la decorrenza del termine solo se la parte che eccepisce la tardività dimostra, anche presuntivamente, che il cartello fosse collocato in condizioni idonee a rendere concretamente conoscibile l’intervento. Nel caso concreto tale dimostrazione è mancata. È stata altresì respinta l’eccezione di difetto di legittimazione e interesse: l’associazione aveva provato la finalità statutaria di tutela del bene, l’adeguata rappresentatività e il collegamento stabile, territoriale e temporale con l’oratorio. La vicinitas non va misurata soltanto in termini metrici, ma in relazione all’idoneità dell’opera a interferire con l’interesse tutelato; un’antenna visibile, collocata a circa cento metri dal bene storico, era astrattamente idonea a compromettere l’attività di valorizzazione perseguita dall’associazione. Nel merito, l’appello è stato accolto. L’oratorio rientra nella nozione di bene culturale di cui all’art. 10, comma 1, del d.lgs. 42/2004. La relazione paesaggistica, omettendo totalmente di menzionarlo, non aveva dato adeguatamente conto dello stato dei luoghi e della presenza di beni culturali, impedendo una valutazione completa dell’impatto dell’antenna. Il giudice ha ritenuto non condivisibile l’interpretazione restrittiva del TAR, secondo cui l’obbligo di indicazione riguarderebbe soltanto i beni collocati nella porzione direttamente interessata dall’intervento e soggetti a vincolo indiretto. L’art. 2 dell’allegato al d.p.c.m. 12 dicembre 2005 deve essere letto insieme all’art. 3.2 dello stesso allegato, che impone di considerare un adeguato intorno sulla base del rapporto di intervisibilità. L’omissione ha quindi determinato un difetto di istruttoria degli atti impugnati. La sentenza del TAR è stata riformata e sono stati annullati l’autorizzazione paesaggistica e la determinazione positiva di conclusione della conferenza di servizi. L’amministrazione potrà rideterminarsi previa più esauriente istruttoria. Le spese di entrambi i gradi sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 10, comma 1, d.lgs. 42/2004

    L’oratorio storico rientra nella nozione di bene culturale, quale bene monumentale.

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    Disciplina il procedimento di autorizzazione paesaggistica e il parere della Soprintendenza; nel caso concreto il Comune ha adottato l’autorizzazione in assenza del parere sopravvenuto nei termini della conferenza.

  • art. 142, comma 1, lett. c), d.lgs. 42/2004

    Il vincolo paesaggistico derivava dalla presenza del corso d’acqua e si estendeva alla relativa fascia di tutela.

  • art. 2 dell’allegato unico al d.p.c.m. 12 dicembre 2005

    La relazione paesaggistica deve rappresentare lo stato dei luoghi e l’eventuale presenza di beni culturali; l’obbligo non è limitato ai beni situati nella sola porzione direttamente occupata dall’intervento.

  • art. 3.2 dell’allegato unico al d.p.c.m. 12 dicembre 2005

    La valutazione deve considerare un adeguato intorno, desunto dal rapporto di intervisibilità, ai fini della simulazione dell’impatto dell’intervento.

  • art. 43, comma 5, d.lgs. 259/2003

    La disciplina delle infrastrutture di comunicazione elettronica fa salve le disposizioni poste a tutela dei beni ambientali e culturali.

  • art. 64, comma 2, c.p.a.

    È stato richiamato dall’appellante con riferimento all’utilizzo, da parte del TAR, di circostanze relative allo stato dei luoghi che sarebbero state controverse; il Consiglio di Stato ha deciso l’appello sulla base del difetto istruttorio.

  • art. 1, comma 2-bis, l. 241/1990

    È stato invocato con riferimento ai doveri di buona fede e correttezza nei rapporti tra amministrazione e privati.

Massime di principio

  • Ai fini della legittimazione delle associazioni rappresentative di interessi diffusi, occorre la presenza cumulativa di una finalità statutaria non occasionale, di adeguata rappresentatività e di un collegamento stabile, territoriale e temporale, con il bene o l’interesse leso.
  • La vicinitas non si determina esclusivamente in base alla distanza metrica tra l’opera e il bene tutelato, ma anche in relazione all’idoneità concreta dell’intervento a interferire con l’interesse differenziato fatto valere dall’associazione; un manufatto visibile collocato a breve distanza da un bene culturale può fondare l’interesse ad agire.
  • La pubblicizzazione dell’istanza amministrativa non fa decorrere il termine per impugnare l’atto finale del procedimento. L’apposizione del cartello di cantiere può costituire prova presuntiva di una conoscenza anticipata soltanto se è dimostrata la sua collocazione in condizioni concretamente idonee a rendere conoscibile l’intervento.
  • La relazione paesaggistica deve rappresentare lo stato dei luoghi e la presenza dei beni culturali rilevanti nell’area circostante, senza che l’obbligo sia limitato ai beni collocati nella sola porzione direttamente occupata dall’opera o assistiti da uno specifico vincolo indiretto.
  • La valutazione paesaggistica deve considerare l’impatto dell’intervento sull’area nel suo complesso e su un adeguato intorno, individuato anche in base al rapporto di intervisibilità; l’omessa rappresentazione di un bene culturale visibile e prossimo all’opera integra difetto di istruttoria e legittima l’annullamento dell’autorizzazione.

Come è indicizzato

MaterieAutorizzazione paesaggisticaTelecomunicazioni e impianti radioLegittimazione e interesse a ricorrereTermini e notificazione del ricorso
RamiBeni culturali e paesaggioEnergia, infrastrutture e comunicazioniProcesso amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardivitàTutela del terzo

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