Cassazione Civile, Ordinanza n. 29498/2021 del 22/10/2021
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di accertamento IRPEF, IRAP e IVA per l'anno 2001 emesso nei confronti di un operatore commerciale nel settore delle auto usate. In primo e secondo grado era stata ritenuta applicabile, per una parte delle operazioni intracomunitarie compiute con fornitori tedeschi, la disciplina del margine di utile prevista per i beni usati, con determinazione dell'IVA dovuta nella misura del 20% sulla differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto. L'Agenzia delle entrate ricorre per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 37 del d.l. n. 41 del 1995, degli artt. 46, 47 e 50 del d.l. n. 331 del 1993 e dell'art. 2697 c.c. Sostiene che il regime del margine costituisce deroga al regime ordinario degli acquisti intracomunitari, sicché spettava al contribuente provare i presupposti per usufruirne; il solo controllo formale delle fatture non sarebbe sufficiente, occorrendo verificare anche la regolarità sostanziale dell'operazione e la posizione del fornitore. L'Ufficio aveva infatti contestato l'applicazione del regime in base a elementi presuntivi: le fatture tedesche non richiamavano la disciplina del margine e i modelli INTRASTAT indicavano ordinarie cessioni intracomunitarie assoggettate ad IVA.
La decisione
La Corte accoglie il ricorso dell'Agenzia delle entrate, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Sicilia, sezione staccata di Siracusa, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. La decisione di merito della CTR viene annullata perché non si è conformata ai principi di legittimità sul riparto dell'onere probatorio in materia di regime del margine e si è limitata a valorizzare un dato formale, senza svolgere gli accertamenti richiesti sulla sostanza delle operazioni intracomunitarie e sulla buona fede/diligenza del contribuente.
Norme richiamate
artt. 36 e 37 d.l. n. 41 del 1995 conv. in L. n. 85 del 1995
disciplinano il regime del margine di utile per i beni usati; si tratta di disciplina derogatoria rispetto al regime ordinario, applicabile solo se ne risultano provati i presupposti
artt. 46, 47 e 50 d.l. n. 331 del 1993 conv. in L. n. 427 del 1993
norme richiamate in tema di acquisti/cessioni intracomunitarie e relativa disciplina IVA, poste a raffronto con il regime del margine
l'onere di provare i presupposti del regime agevolato grava sul contribuente, mentre l'amministrazione può contestarne l'applicazione anche mediante elementi presuntivi
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
norma sul vizio denunciato in cassazione per violazione o falsa applicazione di legge
Massime di principio
- Il regime del margine di utile costituisce una deroga al regime ordinario dell'IVA negli scambi intracomunitari e, come tale, richiede la prova dei suoi presupposti applicativi da parte di chi intende avvalersene.
- Se l'amministrazione finanziaria contesta l'indebita applicazione del regime del margine, può farlo mediante elementi specifici e concreti anche di natura presuntiva; a quel punto il contribuente deve fornire prova contraria e dimostrare la propria buona fede e l'uso della diligenza esigibile.
- In materia di acquisto di veicoli usati in ambito intracomunitario, la diligenza richiesta al contribuente impone verifiche sostanziali sulla provenienza del bene e sui precedenti passaggi della catena commerciale, non essendo sufficiente il mero controllo formale delle fatture.
- Il giudice di merito non può arrestarsi a un dato formale quando siano stati dedotti indizi concreti contrari all'applicazione del regime agevolato, ma deve accertare in modo penetrante la sussistenza dei presupposti sostanziali della disciplina invocata.
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