Cassazione Penale, Sentenza n. 18854/2023 del 04/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Roma che aveva rigettato la richiesta di revoca dell'assegnazione in custodia giudiziale con facoltà d'uso della autovettura Lamborghini Urus, di proprietà della società Sunsky s.r.l.. I difensori contestavano la legittimità e la motivazione del provvedimento, sostenendo che il GIP avrebbe autorizzato l'affidamento facendo riferimento a generici "compiti d'istituto" e non alle specifiche esigenze di "attività di contrasto alla criminalità" previste dall'art. 9, comma 9, legge n. 146/2006; denunciavano carenza di motivazione, l'assenza di indicazione delle attività operative da svolgere e contestavano la mancata applicazione, a loro avviso, dell'obbligo di nomina del proprietario quale custode ex art. 213 Codice della Strada (con richiamo alla sentenza Consiglio di Stato n. 6676/2021). Inoltre i difensori rilevavano la necessità di poter impugnare il diniego di revoca in Cassazione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione: il ricorso era stato proposto da avvocati nominati dal legale rappresentante della società, Tommasi, il quale risulta indagato per il reato presupposto. Sulla base della giurisprudenza delle Sezioni Unite e dell'art. 39 d.lgs. n. 231/2001, la nomina del difensore dell'ente da parte del rappresentante legale indagato per il reato presupposto è incompatibile e rende l'impugnazione inammissibile. La Corte non si è pronunciata nel merito sulla legittimità dell'assegnazione in custodia giudiziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p. e, conformemente alla sentenza della Corte Costituzionale n. 186/2000, è stato altresì disposto il versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 9, comma 9, legge 16 marzo 2006, n. 146
art. 9, comma 9, legge n. 146/2006
Prevede la possibilità di assegnazione in custodia giudiziale con facoltà d'uso di beni per l'impiego nelle attività di contrasto alla criminalità ovvero per lo svolgimento di compiti d'istituto; la sua corretta applicazione richiede che il giudice verifichi la sussistenza dei presupposti e la connessione tra uso del bene e finalità previste dalla norma
Stabilisce il divieto generale di rappresentanza dell'ente da parte di chi sia nella condizione di incompatibilità (ad es. il rappresentante legale indagato per il reato presupposto), con la conseguenza che la nomina del difensore da parte di tale soggetto è inidonea a legittimare impugnazioni
Sezioni Unite - sentenza n. 33041/28.05.2015 (Gabrielloni)
Sez. U. n. 33041 del 28/05/2015
Giurisprudenza delle Sezioni Unite che conferma il principio secondo cui il rappresentante legale indagato o imputato del reato presupposto non può nominare validamente il difensore dell'ente e le impugnazioni presentate sulla base di tale nomina sono inammissibili
art. 591, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.
art. 591, comma 1, lett. a) c.p.p.
Consente al giudice di rilevare d'ufficio la carenza di legittimazione dell'istante e di dichiarare l'inammissibilità dell'impugnazione
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'obbligo di condanna alle spese processuali della parte soccombente o del ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile
art. 213 d.lgs. 285/1992; sent. Cons. Stato n. 6676 del 06/10/2021
Il ricorrente ha invocato la giurisprudenza del Consiglio di Stato per sostenere che la nomina del proprietario quale custode sarebbe obbligatoria; la Corte di Cassazione nel provvedimento esaminato non ha deciso sul punto, avendo dichiarato il ricorso inammissibile per motivi di legittimazione
Corte Costituzionale, sentenza 13 giugno 2000, n. 186
Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000
Richiamata in relazione alle modalità di irrogazione della somma alla cassa delle ammende, utilizzata dalla Corte per motivare il pagamento equitativo di euro 3.000,00 nonostante l'assenza di dolo nella determinazione della causa di inammissibilità
Massime di principio
- Se il legale rappresentante dell'ente è indagato o imputato per il reato presupposto, non può validamente nominare il difensore dell'ente: qualsiasi impugnazione proposta su quella nomina è a rischio di inammissibilità per difetto di legittimazione.
- Il giudice (anche in Cassazione) può rilevare d'ufficio la mancanza di legittimazione ai sensi dell'art. 591 c.p.p.; prima di discutere il merito su provvedimenti cautelari (es. custodia giudiziale) è necessario verificare la legittimazione a proporre il ricorso.
- Nelle impugnazioni contro provvedimenti di assegnazione in custodia giudiziale il difensore deve essere nominato da soggetto non confliggente con l'interesse dell'ente (p.es. amministratore non indagato, organo societario o difensore d'ufficio), per evitare l'inammissibilità procedimentale.
- Sebbene l'art. 9, comma 9, legge n.146/2006 consenta la facoltà d'uso per attività di contrasto o per compiti d'istituto, il giudice deve essere messo in condizione di verificarne la sussistenza: la polizia giudiziaria può invocare esigenze di riserbo, ma deve comunque fornire elementi idonei a fondare il controllo giurisdizionale.
- La decisione su questioni proceduralmente rilevanti (legittimazione) può impedire la trattazione del merito; chi intende impugnare decisioni su sequestri o assegnazioni deve curare preliminarmente la correttezza formale della rappresentanza e della nomina del difensore.
- In caso di esito negativo per inammissibilità, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e, se presenti condizioni indicate dalla giurisprudenza costituzionale, a somme a titolo di ammenda equitativamente determinate.
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