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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41536/2025 del 29/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Milano del 24/04/2025 che aveva annullato il decreto del GIP di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca in relazione al reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.). Il gravame contestava, tra l'altro, la mancata indicazione completa dei soggetti coinvolti e, soprattutto, la decisione del Tribunale di escludere che il "risparmio fiscale" (derivante dall'esposizione in contabilità di costi fittizi tramite società intermediarie) costituisse profitto pertinente al reato, sostenendo che tale vantaggio dipenderebbe da condotte autonome e successive (presentazione della dichiarazione IRES) e quindi non avrebbe nesso di pertinenzialità diretto con il reato di traffico illecito di rifiuti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato la giurisprudenza di legittimità (tra cui le Sez. U. n. 26654/2008 e n. 13783/2024) sul concetto di "profitto" e di "pertinenzialità" ai fini della confisca, affermando che: il profitto deve essere un vantaggio economico materiale, attuale e riconducibile causalmente al reato; tuttavia, nei casi di traffico illecito di rifiuti ottenuto tramite meccanismi di interposizione fittizia e movimentazioni non tracciabili, il risparmio fiscale derivante dall'esposizione di costi non veritieri può configurare un profitto pertinente al reato. In conseguenza, la Corte ha censurato l'ordinanza del Tribunale che aveva escluso la pertinenzialità del risparmio fiscale e ha annullato la decisione impugnata (nella parte indicata), rinviando per il necessario nuovo esame e/o conformazione del provvedimento di riesame alla luce dei principi richiamati. La Cassazione ha dunque ritenuto corretta la possibilità di includere, nei limiti della prova e della quantificazione, il risparmio fiscale tra i profitti sequestrabili quando il nesso causale con l'attività di traffico illecito di rifiuti risulti dimostrato.

Norme richiamate

  • art. 452-quaterdecies cod. pen.

    norma che disciplina il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (trasposizione dell'art. 260 d.lgs. n.152/2006)

    Il reato è abituale e richiede più operazioni in continuità finalizzate al conseguimento di un ingiusto profitto; il profitto può consistere anche in risparmio di spesa o vantaggi economici derivanti dall'illiceità della gestione dei rifiuti

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    richiamato nel motivo di ricorso

    Norma processuale richiamata nel motivo di illegittimità relativa alla misura cautelare (riguarda i presupposti e le modalità dell'azione penale e del procedimento, evocata in rapporto alla legittimità del provvedimento di sequestro)

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    richiamato nel motivo di ricorso

    Articolo che indica i motivi di cassazione per vizi della motivazione (mancanza, contraddittorietà, illogicità) contestati dal Procuratore all'ordinanza impugnata

  • art. 325 cod. proc. pen.

    richiamato in tema di ammissibilità del ricorso in materia di misure reali

    Stabilisce i limiti e le ipotesi di ammissibilità del ricorso per cassazione avverso provvedimenti in materia di misure cautelari reali

  • art. 19, d.lgs. n. 231/2001

    richiamato nella giurisprudenza citata

    Riferimento alla disciplina della confisca negli enti collettivi; la giurisprudenza estende il concetto di profitto anche ad utilità indirette connesse all'attività criminosa

  • art. 260 d.lgs. n. 152/2006

    testo originario del reato oggi trasposto nell'art. 452-quaterdecies c.p.

    Richiamato per spiegare la disciplina previgente del traffico illecito di rifiuti e la continuità normativa

  • d.lgs. n. 21/2018

    attuazione del principio di "riserva di codice"; ha trasposto nel codice penale la fattispecie di cui all'art. 260 d.lgs. n. 152/2006

    Motiva la collocazione normativa dell'illecito nel codice penale (art. 452-quaterdecies c.p.)

Massime di principio

  • Il "profitto" confiscabile comprende non solo l'incremento attivo di patrimonio, ma anche risparmi di spesa e vantaggi economici materiali, purché attuali e materializzati.
  • Perché un vantaggio (es. risparmio fiscale) sia pertinente al reato occorre provare un nesso causale diretto e ragionevole tra l'attività criminosa e il vantaggio economico; tale nesso può emergere anche da meccanismi societari di interposizione funzionali al reato.
  • Il mero fatto che il conseguimento del vantaggio richieda una successiva operazione formale (es. la presentazione della dichiarazione fiscale) non esclude la pertinenzialità se quest'ultima operazione è funzionale e prevedibile all'esecuzione dello schema criminoso.
  • Nei reati di traffico illecito di rifiuti, il profitto può consistere nel risparmio sui costi aziendali e nell'evasione fiscale derivante dall'esposizione di costi non veritieri, quando tali elementi siano direttamente collegabili alla gestione illecita e all'occultamento della provenienza dei rifiuti.
  • Nelle impugnazioni cautelari in Cassazione è rilevante sia il corretto inquadramento normativo sia la presenza di una motivazione minima, coerente e logicamente comprensibile; vizi gravi di motivazione rendono ammissibile il ricorso per violazione di legge.
  • Per disporre sequestri finalizzati alla confisca per equivalente è necessario quantificare il profitto con criteri di alta probabilità logica e dimostrare la pertinenzialità; il giudice deve esaminare sia la materialità del vantaggio sia il nesso causale con il reato.
  • In pratica, per sostenere un sequestro su basi analoghe occorre documentare l'esistenza di un sistema organizzativo (es. società interposte, conti esteri, mancata tracciabilità) che renda evidente come il vantaggio economico derivi dall'attività illecita.

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