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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41494/2025 del 29/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che confermava le condanne per peculato continuato: contestavano la qualificazione come incaricati di pubblico servizio (o la rilevanza della qualifica dei correi), la carenza o il travisamento della prova (videoriprese, intercettazioni e perquisizioni), la mancata acquisizione di elementi probatori a loro favore, e chiedevano la derubricazione dei fatti in furto o truffa ovvero il riconoscimento di attenuanti (generiche, art. 117 cod. pen., art. 323-bis cod. pen.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi ritenendoli infondati. Ha confermato che le appropriazioni erano sistematiche e realizzate in concorso con dipendenti della RAP che rivestivano la qualifica di incaricati di pubblico servizio; i ricorrenti conoscevano o potevano conoscere tale qualifica e hanno strumentalizzato la posizione degli intranei per commettere le appropriazioni. Esclusa la derubricazione in furto o truffa, poiché i beni erano nella disponibilità (diretta o tramite concorrenti) degli imputati; negati gli attenuanti e la riduzione di pena ex art. 117, secondo comma. Rigetto dei ricorsi e condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e delle spese sostenute dalla parte civile.

Norme richiamate

  • art. 117 cod. pen.

    Permette l'estensione della disciplina del reato proprio all'extraneus concorrente quando questi agisce in concorso con l'incaricato; la Cassazione richiede la prova della conoscibilità, quantomeno colposa, della qualifica pubblicistica dell'intraneus e riconosce ampia discrezionalità al giudice nel concedere la riduzione di pena (secondo comma).

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    Il peculato richiede che il soggetto abbia la disponibilità materiale o giuridica del bene per ragione dell'ufficio o del servizio prima dell'impossessamento; nel caso in esame i giudici hanno ritenuto che tale disponibilità sussistesse, anche tramite la strumentalizzazione di incaricati pubblici.

  • art. 323-bis cod. pen.

    Prevede una valutazione attenuante applicabile in specifiche ipotesi; la Corte ha escluso il riconoscimento in presenza di reiterazione delle condotte e gravità complessiva del fatto.

  • art. 133 cod. pen.

    Detta i criteri generali per la quantificazione della pena e per l'applicazione delle attenuanti; richiamato per sottolineare la discrezionalità del giudice nella valutazione comparativa degli apporti degli autori del reato.

Massime di principio

  • La responsabilità per peculato può essere estesa anche a soggetti non pubblici (extranei) quando agiscono in concorso con incaricati di pubblico servizio; è necessario dimostrare che gli extranei conoscevano o avrebbero dovuto conoscere la qualifica pubblicistica degli intranei.
  • La derubricazione in furto o truffa non è possibile quando il bene era nella disponibilità, materiale o giuridica, degli imputati per ragione del servizio; il discrimine è la preventiva disponibilità del bene da parte dell'agente.
  • La mera incensuratezza o il ruolo marginale non impongono automaticamente il riconoscimento delle attenuanti generiche; la reiterazione e la gravità delle condotte possono escluderle.
  • L'attenuante di cui all'art. 117, secondo comma, è rimessa a ampia valutazione discrezionale del giudice e può essere negata se l'extraneus ha agito consapevolmente della qualifica dell'intraneus e della gravità del reato risultante.
  • In Cassazione la rivalutazione delle prove (videoriprese, intercettazioni, perquisizioni) è limitata: i giudizi di merito sono sindacabili solo in presenza di manifesta illogicità o errori valutativi evidenti.
  • Per avere successo in ricorso, la difesa deve provare errori di diritto o vizi logico-giuridici nella motivazione; semplici richieste di rinnovazione istruttoria o diversa valutazione delle prove difficilmente ottengono accoglimento in sede di legittimità.

Testo integrale

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