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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23115/2025 del 12/08/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo ottenuto da un dipendente per il pagamento di differenze retributive maturate per avere svolto mansioni superiori rispetto alla categoria di inquadramento. In un precedente giudizio era stata pronunciata una condanna generica, confermata in appello, al pagamento delle differenze tra la categoria iniziale di appartenenza e quella delle mansioni svolte. Nel successivo giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, la datrice di lavoro ha sostenuto che quella pronuncia generica non avesse formato giudicato sui criteri di quantificazione, sicché avrebbe dovuto potersi discutere se le somme spettanti dovessero essere calcolate sui minimi tabellari ovvero sugli importi effettivamente percepiti. Con il ricorso per cassazione la datrice di lavoro ha dedotto: 1) violazione del giudicato, degli artt. 278 e 324 c.p.c. e dell’art. 2909 c.c., per avere la Corte d’appello ritenuto preclusa ogni contestazione sui criteri di calcolo; 2) omessa pronuncia sul relativo motivo di appello, con violazione degli artt. 112, 342 e 352 c.p.c.; 3) errata applicazione delle norme in tema di mansioni superiori e del c.c.n.l., sostenendo che il calcolo avrebbe dovuto essere ricondotto all’art. 52 d.lgs. 165/2001 e non all’art. 28 del c.c.n.l. 1999; 4) omesso esame di un fatto decisivo, cioè la possibilità di considerare somme già percepite e una decisione di merito asseritamente difforme intervenuta in un caso analogo.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la precedente sentenza richiamata dal giudice di merito, pur avente natura di condanna generica, avesse comunque già risolto in senso preclusivo il profilo della quantificazione, affermando che eventuali importi diversi dai minimi tabellari avrebbero dovuto essere allegati e provati tempestivamente. Perciò il tema dei criteri di calcolo delle differenze retributive era coperto da giudicato e non più riesaminabile. Le doglianze sulla corretta base normativa di liquidazione e sull’omesso esame di fatti o precedenti giurisprudenziali sono state assorbite da tale giudicato. Nulla è stato disposto sulle spese, perché il lavoratore è rimasto intimato. È stato inoltre dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 2909 c.c.

    Il giudicato sostanziale preclude la riesamina dei profili già decisi nel precedente giudizio tra le stesse parti.

  • art. 278 c.p.c.

    La condanna generica non impedisce che alcuni profili della base del diritto siano già definiti con efficacia preclusiva, se risultano effettivamente decisi.

  • art. 324 c.p.c.

    La definitività della pronuncia impedisce di rimettere in discussione ciò che è stato già deciso nel precedente giudizio.

  • art. 112 c.p.c.

    La censura di omessa pronuncia è stata ritenuta infondata perché la questione era comunque coperta da giudicato.

  • art. 342 c.p.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso relativo alla dedotta omessa pronuncia sul motivo di appello.

  • art. 352 c.p.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso relativo alla dedotta omessa pronuncia sul motivo di appello.

  • art. 36 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente per contestare la disciplina applicata al calcolo delle differenze retributive.

  • artt. 1362, 1363, 1364, 1365, 1371 c.c.

    Richiamati dalla ricorrente in tema di interpretazione del contratto collettivo.

  • art. 2103 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente per la disciplina delle mansioni superiori.

  • art. 52 d.lgs. n. 165 del 2001

    Richiamato dalla ricorrente come norma applicabile alle mansioni superiori nel pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 28 c.c.n.l. 7 aprile 1999

    Richiamato dalla ricorrente e ritenuto assorbito dal giudicato il problema della sua applicabilità concreta al calcolo delle differenze retributive.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    È stato dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Anche una sentenza di condanna generica può esplicare efficacia di giudicato su specifici profili della controversia, quando dal suo contenuto risulti già definita, in senso preclusivo, una parte della base di calcolo o dei criteri di liquidazione del diritto azionato.
  • La parte che intenda contestare la quantificazione di un credito già riconosciuto deve allegare e provare tempestivamente gli elementi fattuali idonei a incidere sul calcolo; in mancanza, la quantificazione fondata sui parametri tabellari o su una determinata base già cristallizzata non è più sindacabile.
  • Quando un profilo è coperto da giudicato, restano assorbite le doglianze sulla corretta norma applicabile, sull’omessa pronuncia e sull’omesso esame di fatti decisivi, se tutte mirano in sostanza a rimettere in discussione una questione già definitivamente decisa.
  • Il giudicato può riguardare non solo l’an debeatur ma anche, sebbene in forma generica, alcuni criteri del quantum debeatur, impedendo successive ricostruzioni alternative incompatibili con quanto già statuito.

Come è indicizzato

MaterieMansioni superioriImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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