Cassazione Civile, Ordinanza n. 38017/2021 del 02/12/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (società)
La controversia
L’Amministrazione finanziaria aveva recuperato a tassazione, per l’anno 2004, i benefici fiscali collegati a un incentivo all’esodo corrisposto a un dipendente che, pur avendo formalmente cessato il rapporto di lavoro subordinato, era rimasto in carica come amministratore delegato della stessa società fino al 2009. L’Ufficio riteneva che mancassero i presupposti dell’agevolazione di cui all’art. 19, comma 4-bis, TUIR, sia perché non vi sarebbe stata una vera riorganizzazione aziendale, sia perché non risultava provata l’effettiva cessazione del rapporto di lavoro, sia perché l’esodo non era stato esteso a tutti i dipendenti. La società aveva impugnato avviso di accertamento e sanzioni e la CTR aveva confermato l’annullamento degli atti, ritenendo sufficiente il requisito anagrafico e affermando che la cessazione del rapporto di lavoro era comunque intervenuta. Nel ricorso per cassazione l’Agenzia deduceva violazione dell’art. 19, comma 4-bis, d.P.R. 917/1986, sostenendo che il rapporto del lavoratore fosse in realtà proseguito e che la contribuente non avesse provato che l’amministratore delegato operasse senza vincolo di subordinazione, con conseguente insussistenza del diritto al regime agevolato.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondato il ricorso. Ha osservato che amministratore di società e lavoratore subordinato possono coesistere, ma, quando sia documentalmente accertata la cessazione formale del rapporto di lavoro dipendente, grava su chi ne affermi la prosecuzione l’onere di provare che il soggetto sia rimasto in concreto lavoratore subordinato nonostante la carica societaria. Nel caso concreto l’Agenzia non aveva fornito prova adeguata della perdurante subordinazione del soggetto né aveva dimostrato che fosse amministratore unico; si è quindi confermato il giudizio di merito che aveva riconosciuto il diritto al beneficio fiscale e annullato avviso e sanzioni. Nessuna statuizione sulle spese per mancata costituzione della società intimata; esclusa anche l’applicazione del contributo unificato aggiuntivo per l’amministrazione soccombente.
Norme richiamate
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
indicato come vizio dedotto in cassazione per violazione di legge
art. 19, comma 4-bis, d.P.R. 917/1986
norma agevolativa sui trattamenti/incentivi all’esodo; la Corte la applica nel senso che, una volta cessato formalmente il rapporto di lavoro, l’Amministrazione che contesti la spettanza del beneficio deve provare la persistente subordinazione
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002
non si applica il contributo unificato aggiuntivo quando soccombe un’amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura dello Stato e ammessa alla prenotazione a debito
richiamato implicitamente nella motivazione sul riparto dell’onere della prova: chi afferma la continuazione del rapporto subordinato deve provarla
Cass. sez. L, 24.5.2000, n. 6819
"la qualifica di amministratore di una società commerciale non è di per sé incompatibile con la condizione di lavoratore subordinato..."
principio utilizzato per affermare la compatibilità astratta tra carica di amministratore e rapporto subordinato, ma solo se sia provata la concreta subordinazione
Massime di principio
- La qualifica di amministratore di società non esclude, di per sé, la coesistenza di un rapporto di lavoro subordinato con la stessa società; ciò che rileva è la prova dell’effettivo assoggettamento al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo societario.
- Quando sia documentalmente provata la cessazione formale del rapporto di lavoro dipendente, incombe su chi ne contesta la reale cessazione l’onere di dimostrare che il soggetto abbia continuato a prestare attività in regime di subordinazione.
- Ai fini del beneficio fiscale connesso all’incentivo all’esodo, l’Amministrazione non può limitarsi a contestazioni formali: deve fornire prova concreta dell’insussistenza del presupposto sostanziale della cessazione del rapporto di lavoro.
- La mera permanenza della carica di amministratore delegato, senza prova dell’amministratore unico o di un concreto potere datoriale esercitato in modo compatibile con la subordinazione, non basta a negare automaticamente il beneficio fiscale.
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