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Sentenza

Sentenza n. 14328/2026 - Roma, Sezione 2B

per l’annullamento - della determina dirigenziale del Municipio Roma XII Rep. n. CQ/598/2024 prot. n. CQ/44048/2024 del 10.04.2024, recante: “Ingiunzione a rimuovere o demolire gli interventi di ristrutturazione edilizia abusivamente realizzati in via Giovanni Filippo Ingrassia 27-29 – Responsabile: BIRROTECA STAPPO S.n.c. di Carlo PASCUCCI e Roberto PASCUCI e p.e. a Carlo Pascucci in qualità di legale rappresentante – (art.33 del D.P.R. n.380/2001 e ss.mm.ii- art.16 Legge Regione Lazio n.15/2008 e ss.mm.ii.)”; - di ogni atto connesso, tra cui il verbale di sopralluogo del 09/01/24 prot. n. CQ n.2497; - dell’esito dell’accertamento tecnico, modello B, prot. n. CQ n. 5059 del 15.1.2024; - della determina dirigenziale del Municipio Roma XII Rep. n. CQ/76/2024 Prot. CQ/5300/2024 del 16.1.2024, recante “Avvio del procedimento di disciplina edilizia ed immediata sospensione da ogni ulteriore attività edilizia nel locale commerciale sito in Via Giovanni Filippo Ingrassia, 27 - 29 - Responsabile: BIRROTECA STAPPO S.n.c. di Carlo PASCUCCI e Roberto PASCUCCI (art. 14 Legge Regione Lazio n.15/2008 e ss.mm.ii. - art. 27 D.P.R. n.380/2001 e ss.mm.ii.)”; - della nota di Roma Capitale prot. n. CQ 25165 del 6.3.2024 di “risposta” alle controdeduzioni in replica alla D.D. prot. n. CQ 5300 del 16.1.2024;

Giustizia amministrativa202406903

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ingiunzione di demolizione di opere edilizie abusivamente realizzate nell’area esterna pertinenziale di un esercizio commerciale, unitamente agli atti presupposti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato l’ingiunzione comunale di demolizione e gli atti presupposti relativi a opere realizzate nell’area esterna pertinenziale del locale commerciale. Con il primo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 33 d.P.R. 380/2001 e 16 l.r. Lazio n. 15/2008, nonché eccesso di potere per inesistenza dei presupposti, difetto di istruttoria, errore nei presupposti, travisamento, contraddittorietà e difetto di motivazione, sostenendo che il sopralluogo sarebbe stato eseguito dall’esterno e senza preavviso, in assenza di contraddittorio, e che le opere accertate avrebbero avuto natura provvisoria e precaria, senza determinare un aumento plano-volumetrico del locale. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 7, 8, 9 e 10 l. 241/1990 e dell’art. 3 della medesima legge, nonché degli artt. 24 e 97 Cost., lamentando l’omessa o inadeguata valutazione delle osservazioni presentate nel procedimento e il difetto assoluto di motivazione dell’atto repressivo. Roma Capitale ha chiesto il rigetto del ricorso. Nel corso del giudizio, la società ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione nel merito.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., aderendo alla dichiarazione espressa dalla ricorrente. Il Collegio ha ritenuto che il processo amministrativo resti nella disponibilità della parte che lo ha instaurato, la quale può dichiarare la sopravvenuta perdita dell’interesse alla decisione fino al momento in cui la causa viene trattenuta per la decisione. In presenza di una dichiarazione univoca di sopravvenuta carenza di interesse, il giudice non può procedere d’ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire e deve pertanto arrestarsi senza esaminare nel merito le censure contro l’ingiunzione di demolizione e gli atti presupposti. Le spese di giudizio sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse

    La sopravvenuta perdita dell’interesse alla decisione, dichiarata dalla parte ricorrente prima della decisione, impone la declaratoria di improcedibilità del ricorso.

  • artt. 7-10 l. 241/1990

    Norme richiamate dalla ricorrente in relazione alla partecipazione procedimentale e alla valutazione delle osservazioni; non esaminate nel merito a causa dell’improcedibilità.

  • art. 3 l. 241/1990

    Norma richiamata dalla ricorrente in relazione all’obbligo di motivazione; non esaminata nel merito.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    Norma posta a fondamento dell’ingiunzione di demolizione e censurata dalla ricorrente; il TAR non ne ha valutato l’applicazione concreta.

  • art. 16 l.r. Lazio n. 15/2008

    Norma regionale richiamata negli atti repressivi e contestata dalla ricorrente; il TAR non ne ha esaminato la violazione.

Massime di principio

  • Il processo amministrativo resta nella disponibilità della parte che lo ha instaurato; fino al momento in cui la causa è trattenuta per la decisione, il ricorrente può dichiarare la sopravvenuta perdita dell’interesse alla decisione.
  • Quando il ricorrente formula una dichiarazione univoca di sopravvenuta carenza di interesse, il giudice amministrativo non può procedere d’ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire e deve dichiarare il ricorso improcedibile, senza esaminarne il merito.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniPartecipazione al procedimentoInvalidità del provvedimentoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interessePartecipazione procedimentaleDifetto di motivazioneDifetto di istruttoria

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