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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09899/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La lite riguarda una serie di avvisi di accertamento ICI emessi dal Comune per omessa denuncia e omesso versamento dell’imposta per gli anni 2001-2007, nonché per infedele, inesatta o incompleta denuncia per gli anni 2004-2007, riferiti a aree e opifici industriali ubicati nel Comune. In sede di rinvio dopo un precedente intervento della Cassazione, la Corte tributaria regionale aveva accolto solo in parte l’appello del Consorzio, dichiarando la decadenza dell’ente impositore per l’anno 2001 e rideterminando la base imponibile sulla base del valore venale degli immobili residui, ritenendo rilevante che la materiale disponibilità di alcuni lotti fosse rimasta agli assegnatari falliti fino all’11 aprile 2006. Il Comune ricorre per cassazione con due motivi: con il primo denuncia violazione degli artt. 1 e 3 d.lgs. 504/1992 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., sostenendo che, revocate le assegnazioni dei lotti n. 4 e n. 5 per il fallimento degli assegnatari e trasferiti gli opifici al Consorzio sin dal 1999, il Consorzio doveva considerarsi soggetto passivo ICI dal 1999 al 2008, a prescindere dalla persistente disponibilità materiale degli assegnatari fino alla restituzione del possesso nel 2006; con il secondo deduce violazione degli artt. 5, comma 5, d.lgs. 504/1992, 116 c.p.c. e 2423, 2424, 2427 e 2697 c.c., assumendo che il giudice di merito non avesse correttamente valorizzato il bilancio d’esercizio del Consorzio ai fini della determinazione della base imponibile, in particolare quanto ai costi di realizzazione di impianti e opere infrastrutturali.

La decisione

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata limitatamente al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Campania, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità. La ratio è che, ai fini dell’ICI, il presupposto impositivo è il possesso giuridico del bene, collegato alla titolarità del diritto reale, e non la mera disponibilità materiale; pertanto, la detenzione sine titulo da parte di terzi non esonera il proprietario o titolare del diritto reale dall’imposta fino alla restituzione del bene.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Ai fini dell’ICI, il presupposto d’imposta richiede il possesso giuridico del bene, cioè la titolarità della proprietà o di un diritto reale; la mera disponibilità materiale o il possesso di fatto non sono decisivi.
  • La perdita della disponibilità materiale dell’immobile per occupazione o detenzione sine titulo di terzi non esonera il soggetto titolare del diritto reale dall’obbligazione tributaria fino alla restituzione del bene.
  • Nel contenzioso ICI relativo a aree assegnate per insediamenti industriali, l’eventuale revoca dell’assegnazione e il permanere di terzi nel possesso di fatto non trasferiscono il carico impositivo su questi ultimi se il diritto reale è tornato in capo al consorzio proprietario.
  • Quando il primo motivo di ricorso è accolto per violazione della disciplina sul presupposto d’imposta, restano assorbite le ulteriori censure che investono la quantificazione della base imponibile, se non più decisive ai fini della decisione.
  • Il giudice di merito deve conformarsi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione nel giudizio di rinvio, non potendo fondare l’esenzione o l’esclusione del tributo su un mero criterio di disponibilità materiale del bene.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributario
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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