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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35549/2025 del 30/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo non si confrontasse con la motivazione decisiva della sentenza di merito, oltre a essere manifestamente infondato e aspecifico. Conseguentemente ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte d'appello di Palermo aveva confermato la responsabilità penale dell'imputata per l'illecito previsto dall'art. 95 del d.P.R. 115/2002, in relazione all'omessa comunicazione di rilevanti variazioni di reddito. Con unico motivo di ricorso per cassazione la difesa ha dedotto violazione di legge in riferimento all'art. 62, n. 4, c.p., sostenendo che la Corte territoriale avrebbe errato nel ritenere non configurabile l'attenuante della speciale tenuità del lucro nella fattispecie contestata; in particolare, si assumeva che la revoca dell'ammissione al beneficio fosse intervenuta prima dell'inizio del processo e prima della liquidazione degli onorari al difensore. La censura, però, non si confrontava con la reale ratio decidendi della sentenza impugnata, che non negava in astratto l'applicabilità dell'attenuante, ma valorizzava il fatto che, nei reati mossi da fine di lucro, rilevano non solo il lucro conseguito, ma anche quello perseguito e la misura dell'evento del reato, sia esso di danno o di pericolo. La Corte ha inoltre rilevato la genericità della doglianza, perché non indicava quali elementi concreti avrebbero reso speciale la tenuità del lucro perseguito.

Norme richiamate

  • art. 95 d.P.R. 115/2002

    Norma incriminatrice richiamata come base della conferma di responsabilità per omessa comunicazione delle variazioni di reddito rilevanti ai fini del beneficio.

  • art. 62, n. 4, c.p.

    È la disposizione invocata dalla difesa per sostenere la speciale tenuità del lucro; la Corte afferma che la censura non si confronta con il principio secondo cui, nei reati a fine di lucro, conta anche il lucro perseguito e l'entità dell'evento.

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Richiamato per l'enunciazione del motivo di ricorso.

  • art. 616 c.p.p.

    Base della condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • È inammissibile il motivo di ricorso per cassazione che non si confronti con la ratio decidendi della sentenza impugnata, perché difetta della sua funzione essenziale di critica della decisione.
  • Nei delitti caratterizzati da motivo di lucro, ai fini della circostanza attenuante della speciale tenuità del lucro, rilevano non solo il lucro effettivamente conseguito, ma anche quello perseguito.
  • Ai fini della valutazione della speciale tenuità del lucro deve essere considerata anche l'entità dell'evento del reato, sia quando esso sia di danno sia quando sia di pericolo.
  • La doglianza sulla speciale tenuità del lucro deve indicare in modo concreto gli elementi fattuali che la sorreggono; in mancanza, il motivo è aspecifico e manifestamente infondato.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reato
RamiParte generale

Testo integrale

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