Sentenza del 21/10/2015 n. 21338 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle entrate ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale dell'Umbria resa in sede di rinvio, sostenendo la violazione dei limiti propri del giudizio di rinvio e del giudicato interno. In particolare, la sentenza di cassazione precedente aveva lasciato definitivamente ferma la parte relativa all'IRPEF e aveva disposto il rinvio soltanto per la questione ILOR. Il contribuente, invece, nell'atto di riassunzione aveva chiesto per la prima volta la disapplicazione anche delle sanzioni e degli interessi relativi all'IRPEF. Secondo l'Agenzia, tale richiesta era nuova e non poteva essere esaminata nel giudizio di rinvio.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate, ritenendo che il giudizio di rinvio fosse circoscritto ai soli profili relativi all'ILOR. La CTR non poteva quindi pronunciarsi sulla disapplicazione delle sanzioni IRPEF, poiché la parte della precedente sentenza riguardante l'IRPEF era ormai coperta da giudicato. La sentenza impugnata è stata cassata senza rinvio sul punto e la causa è stata decisa nel merito, riconoscendo l'applicabilità delle sanzioni limitatamente a quelle irrogate in relazione all'IRPEF. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in 2.500 euro oltre alle spese prenotate a debito; le spese dei precedenti gradi sono state compensate.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57
Nel giudizio tributario non possono essere introdotte domande o eccezioni nuove rispetto a quelle proposte nei precedenti gradi, salvo i limiti previsti dalla legge.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 63
Disciplina il giudizio tributario di rinvio, che deve rispettare i limiti fissati dalla sentenza di cassazione.
Il giudizio di rinvio è un processo chiuso: le parti non possono formulare domande, eccezioni o difese nuove che modifichino il tema della decisione o contrastino con quanto stabilito dalla sentenza di cassazione.
Riguarda il passaggio in giudicato della sentenza, che rende definitive le statuizioni non annullate dalla Corte di cassazione.
Il giudicato fa stato tra le parti, loro eredi o aventi causa, impedendo di rimettere in discussione questioni definitivamente decise.
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38
La disposizione era alla base della contestazione originaria relativa alla determinazione sintetica del reddito e, in particolare, della componente ILOR.
Massime di principio
- Nel giudizio di rinvio dopo una cassazione, il giudice deve attenersi rigorosamente ai punti indicati nella sentenza di annullamento e non può riesaminare questioni già definitivamente decise.
- Le parti non possono introdurre nel giudizio di rinvio nuove domande, eccezioni o richieste riferite a imposte, interessi o sanzioni che non rientrino nell'ambito del rinvio.
- Quando la Cassazione accoglie il ricorso solo per una parte della pretesa tributaria e rigetta il resto, la parte rigettata diventa definitiva e non può essere nuovamente contestata.
- Il rinvio deve essere interpretato in modo puntuale: se riguarda una specifica imposta o componente dell'atto, non si estende automaticamente alle altre imposte o alle relative sanzioni.
- Una richiesta nuova formulata nell'atto di riassunzione è inammissibile se mira a riaprire questioni coperte da giudicato interno o implicito.
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