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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34788/2022 del 25/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (assicurazione)

La controversia

La controversia nasce dalla richiesta dell'Amministrazione finanziaria di escussione di una garanzia fideiussoria rilasciata ai sensi dell'art. 38-bis d.P.R. n. 633/1972 a copertura del rimborso IVA 2003 spettante a una società contribuente. La garanzia era stata prestata per un importo poi versato dalla garante, che ha quindi chiesto la restituzione di quanto pagato previo accertamento della non debenza, sostenendo che la polizza fosse inefficace perché, secondo la clausola espressa nel modulo contrattuale, la sua durata era limitata al 15 marzo 2007, mentre la richiesta di escussione era intervenuta successivamente. In cassazione l'Agenzia delle Entrate ha proposto tre motivi: 1) violazione degli artt. 1362 c.c. e 360 c.p.c., per avere la Corte d'appello interpretato la polizza solo secondo il dato letterale della clausola sulla durata, trascurando la comune intenzione delle parti e il collegamento con la disciplina legale del rimborso IVA; 2) violazione dell'art. 1363 c.c., sostenendo che il rinvio alle condizioni generali mostrerebbe che la data del 15 marzo 2007 serviva solo al calcolo del premio, non alla durata della garanzia; 3) violazione dell'art. 38-bis, quinto comma, d.P.R. n. 633/1972 e degli artt. 1418 e 1419 c.c., assumendo la nullità della clausola che fissava la scadenza al 15 marzo 2007 perché contraria a norma imperativa, con inserzione automatica della durata legale sino alla scadenza del termine triennale previsto dalla disciplina tributaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi due motivi perché la Corte d'appello aveva correttamente ricostruito il contenuto della polizza applicando il criterio sistematico di interpretazione del contratto e valorizzando la clausola specificamente aggiunta a mano/meccanicamente nel modulo, in coerenza con il principio di prevalenza delle clausole aggiunte su quelle prestampate nei contratti predisposti unilateralmente. Ha inoltre dichiarato inammissibile il terzo motivo per novità, osservando che la questione della nullità della clausola per contrasto con l'art. 38-bis, quinto comma, non risultava trattata nei gradi di merito e che il ricorrente non aveva indicato in quali atti l'avesse proposta. Conseguentemente, la ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 1362 c.c.

    L'interpretazione del contratto deve ricercare la comune intenzione delle parti, ma nel caso concreto il giudice di merito l'ha fatto correttamente valorizzando il senso letterale delle clausole e la struttura complessiva della polizza.

  • art. 1363 c.c.

    Le clausole devono essere interpretate le une per mezzo delle altre e secondo un esame globale della convenzione; la Corte ha ritenuto corretto il coordinamento tra clausola prestampata e clausola specificamente inserita.

  • art. 1342 c.c.

    Nei contratti conclusi mediante moduli o formulari, le clausole aggiunte prevalgono su quelle prestampate quando vi sia incompatibilità logico-giuridica, perché esprimono il regolamento d'interessi effettivamente voluto dalle parti.

  • art. 38-bis d.P.R. n. 633/1972

    La ricorrente invocava una durata legale della garanzia collegata al termine di controllo dell'Amministrazione finanziaria, ma la censura è stata dichiarata inammissibile perché nuova in cassazione.

  • art. 1418 c.c.

    Richiamato come norma sulla nullità della clausola per contrasto con norma imperativa, ma la questione è stata ritenuta nuova e quindi non esaminabile nel merito.

  • art. 1419 c.c.

    Richiamato per sostenere l'inserzione automatica della disciplina legale in sostituzione della clausola nulla; censura inammissibile per novità.

  • art. 360 c.p.c.

    È stata dedotta la violazione di legge come vizio di legittimità, ma i primi due motivi sono stati ritenuti infondati e il terzo inammissibile.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La Corte ha escluso l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato nei confronti di amministrazioni pubbliche difese dall'Avvocatura dello Stato, perché esonerate dal materiale versamento mediante prenotazione a debito.

Massime di principio

  • Nell'interpretazione di una polizza fideiussoria predisposta su modulo o formulario, il giudice deve leggere le clausole nel loro complesso e può attribuire prevalenza alla clausola specificamente aggiunta rispetto a quella prestampata quando le due risultino incompatibili.
  • La clausola aggiunta in uno schema contrattuale predisposto unilateralmente è, salvo prova contraria, il regolamento d'interessi concretamente voluto dalle parti per quel singolo contratto e può derogare alle condizioni generali prestampate.
  • In cassazione non possono essere proposte per la prima volta questioni di nullità o di contrasto con norme imperative non dedotte nei gradi di merito; il ricorrente ha l'onere di indicare dove e quando la questione sia stata sollevata.
  • La deduzione del vizio di violazione dei criteri ermeneutici contrattuali non può risolversi in una mera richiesta di sostituire la propria lettura del contratto a quella compiuta dal giudice di merito, quando quest'ultimo abbia svolto una motivazione coerente e non illogica.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFideiussioneContenzioso tributario
RamiProcesso civileContrattiTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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