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Cassazione Civile, Ordinanza n. 03938/2026 del 22/02/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (privati)

La controversia

La controversia nasce dal decesso di un ciclista che, percorrendo una strada comunale, sarebbe caduto perché la ruota anteriore della bicicletta si era incastrata nelle feritoie di una caditoia per il deflusso delle acque piovane, installata in modo longitudinale rispetto al senso di marcia e con anomala divaricazione delle barre. I congiunti e la convivente della vittima agirono contro il Comune chiedendo il risarcimento ex art. 2043 c.c. o ex art. 2051 c.c.; il Tribunale accolse le domande e la Corte d’appello confermò sostanzialmente la responsabilità dell’ente, rideterminando solo alcuni importi. Il Comune ricorse per cassazione con quattro motivi: 1) violazione dell’art. 2051 c.c., dell’art. 1227, comma 2, c.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c., sostenendo che il sinistro era dovuto a condotta imprudente della vittima, che non si sarebbe fermata allo stop, avrebbe potuto tenere la destra e avrebbe comunque visto la caditoia; 2) violazione dell’art. 1227, comma 1, c.c. per mancato riconoscimento di un concorso colposo del danneggiato; 3) violazione degli artt. 115, 116, 132 n. 4 e 360 n. 5 c.p.c., lamentando il mancato rilievo della sentenza penale di assoluzione del responsabile dell’ufficio tecnico e delle consulenze di parte rese in quel processo; 4) violazione degli artt. 2697 c.c., 61 e 112 c.p.c., per il rigetto dell’istanza di consulenza tecnica d’ufficio sulla dinamica del sinistro e sulla condotta del ciclista.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso del Comune. Ha ritenuto infondato il primo motivo, confermando che la responsabilità ex art. 2051 c.c. del custode della strada è oggettiva e che, nel caso concreto, la Corte territoriale aveva accertato in fatto che la caditoia presentava un’anomala conformazione e un posizionamento pericoloso tali da rendere non provata né una condotta esclusiva né un concorso colposo della vittima; ha inoltre giudicato irrilevanti, rispetto al tipo di evento verificatosi, la visibilità della caditoia e l’asserita violazione dell’obbligo di tenere la destra. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché riproponeva le stesse censure di merito già esaminate. Il terzo motivo è stato respinto perché la sentenza penale di assoluzione non aveva efficacia di giudicato nel giudizio civile, non essendo coincidenti le parti, e perché la motivazione della sentenza d’appello non era mancante né apparente; inoltre le prove provenienti dal processo penale erano liberamente valutabili dal giudice civile. Il quarto motivo è stato dichiarato inammissibile: la Corte ha ritenuto legittimo il diniego di c.t.u. perché esplorativa e non decisiva, essendo mutato lo stato dei luoghi dopo l’incidente e non essendo più disponibile la bicicletta per gli accertamenti. Il Comune è stato condannato alle spese di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 2043 c.c.

    richiamato come base alternativa della domanda risarcitoria proposta dagli attori; non è la norma decisiva della decisione, che si concentra sull’art. 2051 c.c.

  • art. 2051 c.c.

    la responsabilità da cosa in custodia ha natura oggettiva; il danneggiato deve provare il nesso tra cosa e danno, mentre il custode deve provare il caso fortuito, compreso il fatto del danneggiato o del terzo, purché imprevedibile e inevitabile.

  • art. 1227 c.c.

    secondo comma; primo comma

    la condotta della vittima può escludere o ridurre la responsabilità solo se colposa e causalmente rilevante; nel caso concreto la Corte di merito ha escluso la colpa della vittima e quindi l’applicazione della norma.

  • art. 115 c.p.c.

    non è configurabile violazione se la censura mira solo a ottenere una nuova valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito.

  • art. 116 c.p.c.

    le prove atipiche provenienti dal processo penale sono liberamente apprezzabili dal giudice civile; il giudice può ritenerle non decisive o neutrali se motivatamente.

  • art. 132, n. 4, c.p.c.

    il vizio è configurabile solo in caso di motivazione mancante, apparente, perplessa o irriducibilmente contraddittoria, non per semplice insufficienza motivazionale.

  • art. 360, primo comma, nn. 3, 4 e 5, c.p.c.

    il ricorso non può essere usato per ottenere una nuova ricostruzione del fatto; il vizio motivazionale è sindacabile nei limiti del minimo costituzionale e l’omesso esame deve riguardare un fatto storico decisivo.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    la causa è stata trattata in camera di consiglio secondo il rito camerale previsto per il ricorso per cassazione.

  • art. 14, comma 1, cod. strada

    gli enti proprietari delle strade devono provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade e delle pertinenze.

  • art. 141 cod. strada

    richiamato dal ricorrente per sostenere l’imprudenza del ciclista; la Corte ha ritenuto la doglianza non decisiva rispetto al tipo di pericolo concretamente verificatosi.

  • art. 143 cod. strada

    richiamato dal ricorrente sull’obbligo di tenere la destra; la Corte ha escluso la sua idoneità a spiegare causalmente il sinistro, poiché la norma tutela da altri rischi.

  • art. 654 c.p.p.

    l’efficacia di giudicato della sentenza penale irrevocabile nel civile presuppone la perfetta coincidenza soggettiva delle parti tra i due giudizi.

  • art. 61 c.p.c.

    la consulenza tecnica d’ufficio non può essere disposta in modo esplorativo e non serve a supplire alla carenza di allegazioni o prove della parte.

  • art. 2697 c.c.

    vi è violazione solo se il giudice pone l’onere della prova a carico della parte sbagliata; non quando contesti la valutazione delle prove svolta dal merito.

Massime di principio

  • La responsabilità da cosa in custodia ex art. 2051 c.c. è una responsabilità oggettiva: il danneggiato deve provare il nesso tra cosa e danno, mentre il custode può liberarsi solo dimostrando il caso fortuito, compreso il fatto del danneggiato o del terzo, purché connotato da imprevedibilità e inevitabilità.
  • Nel giudizio di responsabilità da custodia, la condotta del danneggiato rileva ai sensi dell’art. 1227 c.c. solo se è colposa e causalmente idonea a produrre, da sola o in concorso, l’evento dannoso; la mera astratta violazione di regole di circolazione non basta se non è coerente con il rischio concretamente verificatosi.
  • Il giudice di merito può liberamente valutare le prove provenienti da altri processi, incluse le risultanze penali e le consulenze tecniche di parte, e può discostarsene con motivazione congrua; nel giudizio civile, la sentenza penale non ha efficacia vincolante se non ricorrono i presupposti soggettivi dell’art. 654 c.p.p.
  • Il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato al "minimo costituzionale": non sono deducibili in cassazione mere insufficienze argomentative o richieste di nuova valutazione del materiale probatorio; l’omesso esame deve riguardare un fatto storico decisivo e discusso tra le parti.
  • La consulenza tecnica d’ufficio non può essere utilizzata per supplire alla mancanza di prova o per svolgere indagini esplorative; è ammissibile solo se il fatto da accertare è già stato specificamente allegato e richiede cognizioni tecniche per la sua verifica.
  • Negli enti proprietari di strade aperte al pubblico transito, l’art. 2051 c.c. si applica anche alle situazioni di pericolo insite nella struttura o nelle pertinenze della strada, e la valutazione della pericolosità può essere fatta anche considerando la conformazione concreta del manufatto e il suo posizionamento rispetto al traffico.
  • La valutazione dell’incidenza causale della condotta del leso è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non è censurabile in cassazione se sorretto da motivazione non apparente e non illogica.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità del custodeProveImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàCaso fortuito e forza maggioreGiudicato

Testo integrale

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