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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06072/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (autorità di vigilanza)

La controversia

Una persona fisica, già vertice di una società quotata, aveva proposto opposizione contro una delibera sanzionatoria con cui l’autorità di vigilanza gli aveva irrogato una sanzione pecuniaria e una sanzione interdittiva per avere comunicato a un terzo, al di fuori del normale esercizio delle proprie funzioni, informazioni privilegiate relative a una possibile discontinuità gestionale e organizzativa nella società e alle proprie imminenti dimissioni. La Corte d’appello aveva annullato la sanzione ritenendo non raggiunta una ragionevole certezza sul passaggio dell’informazione e sulla sua incidenza sulla successiva operazione finanziaria del destinatario. L’autorità di vigilanza ha quindi proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: i primi due contro l’uso della prova presuntiva, sostenendo che il giudice di merito avesse applicato un criterio di certezza anziché di ragionevole probabilità e avesse valutato gli indizi in modo atomistico invece che complessivo; gli altri due contro la nozione di informazione privilegiata, deducendo che l’informazione non deve essere già certa ma può riguardare anche eventi o circostanze ragionevolmente prevedibili, e contro l’idea che per la comunicazione illecita sia necessario provare che il destinatario abbia effettivamente agito grazie a quell’informazione o che la comunicazione abbia avuto efficacia causale sulla sua condotta.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto tutti e quattro i motivi. Ha affermato che, in materia di sanzioni per abuso di mercato, la prova presuntiva può fondarsi su indizi gravi, precisi e concordanti valutati secondo un canone di ragionevole probabilità, non di ragionevole certezza, e che il giudice deve esaminare gli indizi prima singolarmente e poi complessivamente. Ha inoltre chiarito che l’informazione privilegiata, ai sensi dell’art. 181 TUF, non deve essere necessariamente certa, potendo riguardare anche un complesso di circostanze o un evento ragionevolmente prevedibile, purché sufficientemente specifico. Infine, ha precisato che la fattispecie di comunicazione illecita di informazioni privilegiate richiede la prova della comunicazione da parte dell’insider primario al di fuori dell’esercizio ordinario delle funzioni, senza necessità di dimostrare che il destinatario abbia utilizzato l’informazione o che la comunicazione abbia inciso causalmente sulla sua decisione di investimento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d’appello, anche per le spese di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 187-bis, comma 1, lett. b), TUF

    La comunicazione illecita di informazioni privilegiate si perfeziona con la trasmissione dell’informazione da parte dell’insider primario al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio; non è richiesto che si provi l’effettivo utilizzo dell’informazione da parte del destinatario né un nesso causale tra comunicazione e operazione di questi.

  • art. 187-quater, comma 1, TUF

    Norma richiamata per la sanzione interdittiva accessoria applicata in sede amministrativa.

  • art. 181 TUF

    L’informazione privilegiata è quella di carattere preciso; può riferirsi a un complesso di circostanze esistente o ragionevolmente prevedibile, o a un evento verificatosi o ragionevolmente prevedibile, e deve essere sufficientemente specifica da consentire di trarre conclusioni sul possibile effetto sui prezzi degli strumenti finanziari.

  • art. 6 del d.lgs. n. 150 del 2011

    Norma processuale richiamata nel ricorso in relazione al giudizio di opposizione a sanzione amministrativa.

  • art. 2727 c.c.

    La prova presuntiva si fonda sul ragionamento inferenziale dal fatto noto al fatto ignoto.

  • art. 2729 c.c.

    Le presunzioni semplici devono essere gravi, precise e concordanti; la gravità esprime un ragionamento probabilistico, la precisione richiede un indirizzo univoco verso il fatto ignoto, e la concordanza va apprezzata anche nel quadro di altri elementi probatori.

  • art. 360 c.p.c., n. 3

    È il parametro attraverso cui può denunciarsi la falsa applicazione delle norme sulla prova presuntiva quando il giudice di merito sussuma fatti concreti non corrispondenti ai caratteri della presunzione.

  • art. 187-bis, comma 4, TUF

    Richiamato per distinguere la diversa fattispecie dell’insider secondario rispetto alla comunicazione illecita contestata all’insider primario.

Massime di principio

  • In materia di illeciti di abuso di mercato, la prova per presunzioni è ammissibile e deve essere valutata secondo il criterio della ragionevole probabilità, non della certezza assoluta.
  • Il giudice di merito deve procedere a una duplice valutazione degli indizi: prima analitica, per espungere quelli irrilevanti, poi complessiva, per verificare se la loro combinazione consenta una valida prova presuntiva.
  • La falsa applicazione dell’art. 2729 c.c. sussiste anche quando il giudice attribuisce ai fatti accertati un valore indiziario incompatibile con i requisiti di gravità, precisione e concordanza.
  • Ai fini della nozione di informazione privilegiata, non è necessario che il fatto sia già certo; può riguardare anche un evento o un complesso di circostanze ragionevolmente prevedibili, purché sufficientemente specifici e price sensitive.
  • Nella comunicazione illecita di informazioni privilegiate, è sufficiente provare la divulgazione dell’informazione da parte dell’insider primario fuori dal normale esercizio delle sue funzioni, senza dover dimostrare che il destinatario l’abbia utilizzata o che essa abbia causalmente determinato la sua condotta.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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