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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4242/2024 del 31/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello che aveva assolto l'imputato dal reato di estorsione (capo 1) e rideterminato la pena per gli altri reati. Il difensore ha dedotto: 1) violazione del diritto di difesa per mancata partecipazione all'udienza (trattazione cartolare effettuata senza partecipazione delle parti) e conseguente impossibilità di concordare pena e chiedere giustizia riparativa; 2) violazione del diritto di difesa per revoca dell'ammissione e mancata assunzione della prova testimoniale decisiva (teste Zambonin) e mancata rinnovazione dell'istruttoria; 3) vizio di motivazione nella valutazione delle prove e dell'attendibilità della persona offesa Pizzano, con richiesta di assoluzione per lesioni, ricettazione, rapina, tentata estorsione e detenzione di stupefacenti; 4) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione al diniego dell'attenuante del ravvedimento operoso (art. 62 n. 6 cod. pen.), al calcolo della pena e alla prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva qualificata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le censure. Ha ritenuto infondato il motivo sulla presunta lesione del diritto di difesa connessa alla mancata indicazione della trattazione cartolare nell'avviso, osservando che l'omessa indicazione non legittima un affidamento incolpevole e che la difesa era consapevole della trattazione camerale (deposito delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero e mancata richiesta di trattazione orale). Il motivo relativo alla mancata assunzione della prova (revoca del teste Zambonin) è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza: la revoca non contestata immediatamente da parte della difesa si considera sanata ai sensi dell'art. 182, comma 2, c.p.p. Quanto ai profili di merito (attendibilità della persona offesa, sussistenza dei reati contestati e ricostruzione probatoria), la Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello adeguata e priva di aporie tali da giustificare intervento di legittimità. Infine, ha confermato il diniego dell'attenuante del ravvedimento operoso, precisando che la semplice disponibilità a riparare non è sufficiente: serve una condotta concreta, spontanea ed efficace per ridurre le conseguenze del reato. Conseguenza: rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, D.L. 137/2020

    art. 23, comma 8, D.L. 137/2020

    Riferimento alla possibilità di trattazione con contraddittorio cartolare. La Corte ha ritenuto legittima la trattazione in forma camerale nelle specifiche condizioni procedurali, anche in assenza di richiamo esplicito nell'avviso, se la difesa era consapevole della modalità di trattazione.

  • d.l. 198/2022

    d.l. 198/2022 (proroga disciplina emergenziale fino al 30/6/2023)

    La mancata indicazione nell'avviso della vigenza delle disposizioni emergenziali non legittima un affidamento incolpevole sulla trattazione orale; la disciplina prorogata consente ancora modalità non partecipate.

  • art. 182, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 182, comma 2, cod. proc. pen.

    La revoca dell'ordinanza ammissiva dei testi per superfluità determina nullità che deve essere eccepita immediatamente dalla parte presente; in caso contrario la nullità è sanata. Qui la difesa non eccepì tempestivamente, quindi la revoca è stata considerata sanata.

  • art. 62, n. 6, cod. pen.

    L'attenuante del ravvedimento operoso richiede condotte concrete, spontanee ed efficaci per ridurre le conseguenze del reato prima del giudizio; una mera disponibilità a riparare non basta.

  • art. 69, comma 4, cod. pen.

    art. 69, comma 4, cod. pen.

    Norma che vieta la prevalenza delle attenuanti generiche quando è operante la recidiva qualificata. La Corte ha confermato il corretto esame del giudice di merito sulla ricorrenza della recidiva e sulla comparazione.

  • art. 73, comma 5, DPR 309/90

    art. 73, comma 5, DPR 309/90

    Riferimento alla circostanza aggravante connessa al reato di stupefacenti; la Corte ha esaminato l'operatività dell'aggravante in relazione ai capi di imputazione e alla ricaduta sulla prevalenza delle attenuanti.

Massime di principio

  • L'omessa indicazione nell'avviso di udienza circa la trattazione cartolare non crea automaticamente un legittimo affidamento in favore della parte: va valutata la complessiva condotta processuale (deposito di memorie, conclusioni scritte, mancata richiesta di trattazione orale).
  • La revoca dell'ammissione di un teste per superfluità determina una nullità che deve essere eccepita immediatamente; se la parte non obietta tempestivamente, la nullità si considera sanata (art. 182 c.p.p.).
  • Le censure sulla valutazione della prova orale e della credibilità della persona offesa richiedono la dimostrazione di aporie logiche o travisamento manifesto delle risultanze: la semplice richiesta di rivalutazione del merito non è sufficiente per ottenere annullamento in Cassazione.
  • Per ottenere l'attenuante del ravvedimento operoso (art. 62 n. 6 c.p.) non basta una dichiarazione di disponibilità a riparare; è necessaria una condotta concreta, spontanea ed efficace anteriore al giudizio che abbia attenuato le conseguenze del reato.
  • Quando si impugna la mancata assunzione di una prova ritenuta decisiva, occorre dimostrare la decisiva rilevanza della prova e, in caso di revoca ammissiva, aver eccepito immediatamente la nullità, altrimenti il vizio è sanato.

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