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Sentenza

Sentenza n. 5048/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la riforma della sentenza breve del Tribunale amministrativo regionale per la Campania (Sezione Sesta) n. 6559 del 2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202509901

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza breve del TAR Campania che aveva annullato la revoca di un permesso di stallo personalizzato di tipo H

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (beneficiario stallo disabili)

Prevale il privato

La controversia

Il Comune di Napoli ha appellato la sentenza del TAR Campania che aveva accolto il ricorso proposto dal tutore legale di una persona riconosciuta con particolari condizioni di invalidità, annullando la revoca del permesso di stallo personalizzato di tipo H, rilasciato in via Parmenide e valido sino al 15 marzo 2028. L'amministrazione ha dedotto, in primo luogo, la violazione e l'errata applicazione degli articoli 21-octies e 21-nonies della legge n. 241/1990, sostenendo che il provvedimento impugnato in primo grado, qualificato dal TAR come annullamento d'ufficio tardivo, avrebbe dovuto essere considerato legittimo perché l'autorizzazione originaria sarebbe stata nulla per difetto assoluto di attribuzione, essendo lo stallo collocato su una strada privata. In secondo luogo, il Comune ha dedotto la nullità del permesso per mancanza dell'oggetto, poiché il suolo privato non avrebbe potuto costituire oggetto di un'autorizzazione comunale coercitivamente opponibile agli altri comproprietari. Il Comune ha inoltre rappresentato di avere offerto al beneficiario uno stallo alternativo sulla vicina via Vicinale Campanile, strada di uso pubblico.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha qualificato l'atto comunale non come revoca, ma come annullamento d'ufficio, poiché diretto a rimuovere un'autorizzazione ritenuta originariamente illegittima, in assenza di un mutamento sostanziale delle condizioni fattuali e giuridiche. L'annullamento d'ufficio richiedeva quindi il rispetto dei presupposti dell'articolo 21-nonies della legge n. 241/1990: un interesse pubblico concreto e attuale, ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità, una motivazione adeguata e la comparazione con l'affidamento del destinatario. Tali presupposti non risultavano sussistenti, anche perché erano trascorsi più di dodici mesi dal rinnovo del permesso e non vi era stata alcuna falsa rappresentazione della realtà o dichiarazione mendace imputabile al beneficiario, tale da giustificare il superamento del termine ragionevole. Il Collegio ha escluso che l'autorizzazione fosse nulla per difetto assoluto di attribuzione o per mancanza dell'oggetto. Il Comune dispone infatti, in astratto, del potere di autorizzare stalli personalizzati e deroghe alla sosta in favore di persone con disabilità ai sensi degli articoli 188 del d.lgs. n. 285/1992 e 381 del d.P.R. n. 495/1992, nonché della legge n. 104/1992. L'eventuale collocazione dello stallo su una strada privata avrebbe potuto incidere sui presupposti concreti di legittimità dell'autorizzazione, configurando al più una carenza di potere in concreto e quindi un vizio di annullabilità, non una nullità. Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto non provata la natura esclusivamente privata della via Parmenide, valorizzando l'inserimento della strada nello stradario comunale tra le strade pubbliche, l'assoggettamento al canone per l'occupazione di suolo pubblico, i precedenti permessi di sosta rilasciati dal Comune, la presenza di servizi pubblici e l'uso indiscriminato da parte della collettività. Quanto all'uso pubblico, ha richiamato la necessità della compresenza del transito di una moltitudine indistinta di persone, dell'idoneità della strada a soddisfare esigenze generali e pubbliche e di un titolo idoneo, anche costituito dall'uso immemorabile. Il Comune è stato condannato alla rifusione delle spese di giudizio, liquidate in euro 3.000 oltre oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 21-octies l. 241/1990

    Richiamato dal Comune insieme all'articolo 21-nonies; la decisione non attribuisce a questa disposizione una specifica autonoma interpretazione.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    Il potere di annullamento in autotutela deve essere esercitato entro il termine ragionevole di dodici mesi dall'adozione dell'atto, tenendo conto dell'interesse pubblico all'annullamento e dell'interesse del privato al mantenimento dell'atto.

    L'annullamento d'ufficio di un titolo favorevole richiede l'accertamento dell'illegittimità originaria, un interesse pubblico concreto e attuale ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità, un'adeguata motivazione e la comparazione con l'affidamento del destinatario. Il termine di dodici mesi può essere superato, con adeguata motivazione, quando la falsa rappresentazione della realtà o le dichiarazioni mendaci del privato abbiano indotto in errore l'amministrazione.

  • art. 188 d.lgs. 285/1992

    Concorre a fondare il potere comunale di rilasciare permessi di sosta personalizzati e autorizzare deroghe alla sosta o alla circolazione in favore di persone con disabilità.

  • art. 381 d.P.R. 495/1992

    Concorre a disciplinare il rilascio delle autorizzazioni e degli stalli personalizzati per persone con disabilità.

  • l. 104/1992

    Richiamata quale fonte che individua i possibili soggetti beneficiari delle misure connesse alla disabilità.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    Le cause di nullità del provvedimento amministrativo costituiscono un numerus clausus e comprendono la mancanza degli elementi essenziali, il difetto assoluto di attribuzione e la violazione o elusione del giudicato.

    La mancanza di un concreto presupposto di legittimità dell'autorizzazione non integra, di per sé, né difetto assoluto di attribuzione né nullità per mancanza dell'oggetto; quando il potere esiste in astratto ma è esercitato senza i presupposti concreti, il vizio è di annullabilità.

Massime di principio

  • Quando l'amministrazione rimuove un'autorizzazione favorevole per un'illegittimità originaria, senza che siano sopravvenuti nuovi fatti o una diversa valutazione dell'opportunità dell'atto, il provvedimento deve essere qualificato come annullamento d'ufficio e non come revoca.
  • L'annullamento d'ufficio di un provvedimento favorevole richiede un interesse pubblico concreto e attuale, ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità, adeguata motivazione e comparazione tra tale interesse e l'affidamento consolidato del destinatario.
  • Il termine ragionevole di dodici mesi per l'annullamento d'ufficio può essere superato soltanto in presenza di una motivazione specifica sul differimento, normalmente collegata alla falsa rappresentazione della realtà o a dichiarazioni mendaci imputabili al privato che abbiano indotto in errore l'amministrazione.
  • La carenza di un concreto presupposto legale per l'esercizio di un potere amministrativo non determina nullità per difetto assoluto di attribuzione quando l'amministrazione sia titolare, in astratto, del potere; in tal caso si configura, al più, una carenza di potere in concreto, che comporta annullabilità.
  • La nullità per mancanza dell'oggetto non ricorre quando l'atto amministrativo ha un oggetto individuato e possibile, anche se l'amministrazione lo abbia ritenuto erroneamente riconducibile a un presupposto giuridico o fattuale insussistente.
  • La natura pubblica o di uso pubblico di una strada può essere desunta, anche in presenza di elementi formali contrari, dalla prova dell'uso indiscriminato da parte della collettività, dall'idoneità a soddisfare esigenze generali e pubbliche e da un titolo idoneo, compreso l'uso protratto nel tempo; la mancata iscrizione negli elenchi pubblici o la mancata titolarità comunale delle particelle costituiscono elementi presuntivi superabili con prova contraria.

Come è indicizzato

MaterieAutotutelaInvalidità del provvedimentoAppelloCircolazione stradale e viabilità
RamiProcedimento amministrativoProcesso amministrativoTrasporti e circolazione
IstitutiAutotutela decisoriaLegittimo affidamentoProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di motivazione

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