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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 41578/2021 del 27/12/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società impugnava la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva qualificato come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato il rapporto intercorrente con Florindi (con decorrenza dal 25/07/2008), aveva annullato il licenziamento intimato il 15/12/2015 e disposto la reintegrazione e il pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto più contributi. AGI deduceva plurime censure: inammissibilità del rito speciale ("rito Fornero"), decadenza dall'impugnazione di precedenti contratti di collaborazione, carenza di allegazione/mezzi di prova circa la subordinazione, errata valutazione probatoria (anche dell'email del 10/06/2013 e della testimonianza di Carloni), inesistenza di potere rappresentativo di Carloni, efficacia di clausola di recesso ad nutum contenuta in un contratto e legittimità del recesso per "attuali esigenze organizzative". La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi e li ha rigettati, ritenendo corretta la qualificazione di subordinazione attenuata del giornalista sulla base delle risultanze istruttorie e non conforme la comunicazione di licenziamento per la genericità delle "attuali esigenze organizzative".

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società e ha confermato la sentenza della Corte d'appello che aveva accertato la natura subordinata del rapporto, annullato il licenziamento del 15/12/2015 e disposto la reintegrazione e il pagamento dell'indennità risarcitoria (dodici mensilità) con versamento dei contributi. La società è stata condannata alle spese di giudizio, liquidate in Euro 200,00 per esborsi e Euro 5.000,00 per compensi professionali oltre 15% spese generali e accessori di legge; prevista la regolazione del contributo unificato e il suo raddoppio se spettante.

Norme richiamate

  • art. 18, legge 300/1970 (statuto dei lavoratori)

    Il novellato art. 18 è stato posto al centro dell'azione volto a ottenere le tutele per licenziamento illegittimo; la Corte conferma che la disciplina delle tutele reintegratorie/risarcitorie è applicabile quando sia accertata la natura subordinata del rapporto

  • art. 32, legge 183/2010

    La norma sulla decadenza dall'impugnazione di licenziamento è applicabile solo se vi è atto scritto da cui far decorrere il termine; la Corte ha escluso la decadenza riferita ai precedenti contratti privi di recesso scritto, ritenendo tempestiva l'impugnazione della comunicazione del 15/12/2015

  • art. 1, commi 47-48, legge 92/2012 ("rito Fornero")

    Il "rito Fornero" è applicabile anche alle domande finalizzate all'accertamento della natura del rapporto e alla illegittimità del licenziamento; la veste formale dei contratti (autonomi) non preclude l'accesso al rito se la domanda mira a ottenere le tutele ex art. 18

  • art. 23, comma 8-bis, D.L. 137/2020 conv. L. 176/2020

    Norma processuale richiamata per il deposito delle conclusioni scritte dal Pubblico Ministero in sede di cassazione; utilizzata per la regolarità del procedimento

  • art. 2, legge 108/1990 e art. 3 legge 604/1966

    Una volta qualificato il rapporto come subordinato la disciplina del licenziamento (e l'onere di motivazione per giustificato motivo oggettivo) si applica: la comunicazione deve indicare i motivi e non può limitarsi a formule generiche quali "attuali esigenze organizzative"

  • art. 2094 cod. civ.

    Richiamata nella discussione sulla nozione generale di lavoro subordinato; la Corte rinvia alla valutazione concreta degli elementi fattuali per stabilire l'inserimento nell'organizzazione aziendale

  • art. 2697 cod. civ.

    Principio della prova: incombe alla parte che deduce un fatto l'onere della prova; la Corte ha ritenuto che le risultanze acquisite fossero sufficienti a provare la subordinazione attenuata

  • art. 112, 115 c.p.c.

    Richiamati in relazione ai vizi di motivazione e di omessa pronuncia; la Corte ha ritenuto che non sussistesse omissione di pronuncia né vizio motivazionale idoneo a far annullare la decisione di merito

  • art. 1362 e ss. cod. civ.

    Norme sulla interpretazione degli atti negoziali; la Corte ha ritenuto che la mera contestazione interpretativa della lettera di recesso non superi la valutazione di merito sulla genericità della motivazione del licenziamento

  • contratto collettivo nazionale dei giornalisti (CCNL)

    Riferimento alla disciplina collettiva per richiamare la specificità della prestazione giornalistica e la nozione di subordinazione attenuata, ma senza prevalere sulla valutazione fattuale dell'inserimento nell'organizzazione

Massime di principio

  • La qualificazione formale del rapporto (contratto dichiarato come collaborazione autonoma) non è decisiva: conta la concreta modalità di svolgimento della prestazione e l'inserimento nell'organizzazione aziendale
  • Nel lavoro giornalistico la subordinazione può avere una forma "attenuata": la creatività e autonomia intellettuale non escludono il vincolo subordinativo se sussiste continuità e inserimento nell'organizzazione
  • Il "rito Fornero" è applicabile alle domande dirette ad ottenere l'accertamento della subordinazione e la tutela per licenziamento illegittimo, anche se la relazione formale è di tipo autonomo
  • Per i licenziamenti di rapporto subordinato la comunicazione deve contenere motivi sufficientemente specifici; formule generiche come "attuali esigenze organizzative" sono insufficienti a giustificare il recesso
  • Prove documentali (es. email interne) e testimonianze, anche se provenienti da collaboratori non formalmente rappresentativi, possono essere valutate dal giudice come elementi probatori idonei a dimostrare l'effettiva natura del rapporto
  • Le questioni di merito sulla valutazione delle prove (chi ha ragione nella valutazione fattuale) sono in massima parte insindacabili in sede di legittimità se motivate dal giudice di merito

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