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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28412/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di circa €273.000 ritenuti "provento" dei reati di corruzione in atti giudiziari e di concussione. L'imputazione sostiene che Ragno abbia ricevuto incarichi professionali come utilità derivante dall'asservimento del pubblico ufficiale (Capristo) alla ILVA e ad altri. Due motivi in Cassazione: (1) vizio di legge e motivazione sulla nozione e quantificazione del "profitto" del reato (sostegno che si tratterebbe di reato-in contratto e quindi il profitto va decurtato delle somme corrisposte per prestazioni effettivamente rese); (2) omessa deduzione dal quantum sequestrato delle somme girate al codifensore Lanucara (€67.320), degli oneri tributari (ritenuta €6.000) e delle imposte versate (€66.932,87).

La decisione

Ricorso parzialmente accolto. Il primo motivo è stato rigettato: la Corte ha ritenuto che le somme percepite da Ragno costituiscano il "prezzo" del reato di corruzione (utilità fatta conseguire dal pubblico ufficiale a un terzo) e non un mero "profitto" da ridimensionare, pertanto sono in linea di principio integralmente sequestrabili. Il secondo motivo è stato dichiarato fondato in parte: la Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente alla quantificazione riguardante le somme liquidate al codifensore Lanucara, ritenendo instabile l'affermazione di irrilevanza dei rapporti economici con il terzo e disponendo che il Tribunale verifichi l'ammissibilità e l'eventuale restituzione; invece la richiesta di detrarre le imposte dalle somme sequestrate è stata respinta, con richiamo alla normativa fiscale (art.14, comma 4 L.537/1993 e successive interpretazioni) secondo cui le imposte sui proventi illeciti sono dovute se il provvedimento ablatorio interviene in periodo d'imposta successivo a quello di percezione del reddito.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 319

    La norma prevede che il pubblico ufficiale, per il compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio, riceva "per sé o per un terzo" denaro o altra utilità; la Corte ha richiamato questa previsione per sostenere che le somme ricevute da Ragno possono costituire il prezzo del reato corrisposto "per un terzo"

  • D.lgs. n. 231/2001, artt. 19-53 (sequestro finalizzato alla confisca)

    Principi di diritto applicati sulla nozione di "profitto del reato" e sulla confisca-sanzione, richiamando la giurisprudenza di merito e delle Sezioni Unite

  • Sentenza Sezioni Unite "Fisia Impianti" (Sez. un., 27 marzo 2008, n. 26654)

    "profitto" va inteso come "beneficio aggiunto di tipo patrimoniale"; regola di esclusione: non è profitto confiscabile il "corrispettivo di una prestazione lecita .. regolarmente eseguita dall'obbligato"

    La Corte ha richiamato la distinzione tra regola generale e deroga per i casi di reato-in contratto vs reato-contratto, ma ha ritenuto la deroga inconferente nel caso concreto perché le somme costituiscono il prezzo del reato (utilità fatta conseguire a un terzo)

  • Legge n. 537/1993, art. 14, comma 4

    "Nelle categorie di reddito ... devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non già sottoposti a sequestro o confisca penale"

    Stabilisce l'imponibilità dei proventi illeciti salvo che siano stati sequestrati o confiscati nel medesimo periodo d'imposta; la Corte ha usato questa norma per escludere la deducibilità delle imposte dal quantum sequestrato quando il sequestro interviene in periodo d'imposta successivo

  • D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 36 comma 34-bis (conv. L. 248/2006)

    "...i proventi illeciti ... sono comunque considerati come redditi diversi"

    Integra la disciplina fiscale prevedendo che, se non classificabili nelle categorie ordinarie, i proventi illeciti vengano considerati redditi diversi

Massime di principio

  • Quando una somma è stata erogata come corrispettivo dell'asservimento di un pubblico ufficiale, può essere qualificata come "prezzo" del reato e risultare integralmente sequestrabile, anche se materialmente incassata da un terzo intermediario.
  • La distinzione tra "reato-contratto" e "reato-in contratto" è cruciale: se l'illecito invalida il titolo giuridico della prestazione (reato-contratto) la confisca tenderà a includere il lordo; se invece il reato si è realizzato nella fase antecedente o marginale rispetto ad un rapporto altrimenti lecito (reato-in contratto), può essere necessario scorporare dall'ammontare sequestrabile le parti corrispondenti a prestazioni effettivamente e lecitamente rese.
  • Le somme versate a terzi (es. compensi girati a un codifensore) possono non costituire profitto imputabile all'indagato se emerge che il terzo è estraneo al reato; il giudice deve verificare i rapporti economici e l'interesse ad agire per eventuali restituzioni.
  • Gli oneri fiscali non sono automaticamente sottratti al sequestro: se il provvedimento ablatorio interviene in un periodo d'imposta successivo, le imposte sui proventi illeciti sono dovute e non possono essere detratte dal quantum sequestrato, salvo diritto al rimborso dell'imposta versata.
  • In casi analoghi è fondamentale documentare e provare la destinazione reale delle somme (a chi sono state effettivamente girate, a che titolo e se il beneficiario è coinvolto nel reato) per ottenere scorpori o restituzioni.

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