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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5430/2023 del 08/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza della Corte d'Appello di Reggio Calabria che aveva rigettato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p. avanzata da La Cava per la custodia cautelare subita dal 18.10.2012 al 6.12.2013 (carcere) e fino al 10.11.2015 (domiciliari). L'indagine riguardava il reato di detenzione e vendita di stupefacenti (art. 73 D.P.R. 309/90). Il ricorrente lamentava che la Corte territoriale non avesse fornito una autonoma rivalutazione delle prove rispetto al giudizio di merito e avesse trascurato parti della motivazione favorevoli all'assoluzione (in particolare la decontestualizzazione del linguaggio intercettato e l'alibi relativo al termine "macchina"), sostenendo che mancasse la gravità indiziaria per la misura custodiale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretto il ragionamento della Corte d'appello secondo cui la condotta del ricorrente costituisce colpa grave ostativa all'erogazione dell'equa riparazione: contatti con soggetti dediti allo spaccio, uso di linguaggio criptico (termine "macchina" interpretato come sostanza stupefacente) coerente con altre intercettazioni e manifestata volontà di procurare lo stupefacente al Meduri. La Suprema Corte ha inoltre richiamato il limite della sua cognizione nei procedimenti di riparazione (controllo di legittimità sulla motivazione, non revisione di merito), il dovere del giudice della riparazione di accertare d'ufficio la sussistenza di dolo o colpa grave e la conseguente esclusione dell'indennizzo. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese, comprese quelle liquidate a favore del Ministero.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    "chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"

    Norma centrale: riconosce l'indennizzo salvo che l'interessato abbia causato la custodia cautelare con dolo o colpa grave; il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio tale causa impeditiva.

  • art. 43 cod. pen.

    Definisce la nozione di colpa ai fini penali; utilizzata per delimitare quando la condotta negligente o imprudente può escludere il diritto all'indennizzo.

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Citato rispetto alle conclusioni del Pubblico Ministero davanti alla Corte di legittimità; disciplina le conclusioni del PG.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti e i profili deducibili nel ricorso per cassazione (moti vi di cui all'art. 606 determinano l'ambito del controllo).

  • art. 646 cod. proc. pen.

    Richiamato per chiarire che la cognizione della Cassazione nel procedimento di riparazione è limitata alla legittimità del provvedimento impugnato (art. 646 secondo capoverso e terzo comma richiamati nella motivazione).

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Richiamo formale per l'applicabilità delle regole di impugnazione previste per le decisioni della Corte d'Appello nel procedimento di riparazione.

  • art. 73 D.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale relativa al reato per cui il ricorrente era stato indagato (detenzione e vendita di sostanze stupefacenti).

  • art. 1227 e art. 2056 cod. civ.

    Riferimento ai principi civili di autoresponsabilità e risarcimento (richiamati nella motivazione per sostenere il principio di responsabilità personale anche nell'ambito dell'indennizzo solidaristico).

Massime di principio

  • La cognizione della Corte di Cassazione nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione è limitata al controllo di legittimità e alla congruità della motivazione, non alla revisione di merito dei fatti.
  • Il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio se l'indagato abbia contribuito, con dolo o colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della misura cautelare: tale accertamento può basarsi anche su condotte processuali (es. uso di linguaggio criptico, silenzi o dichiarazioni ambigue) o extraprocessuali (frequentazioni con soggetti con precedenti, comportamenti che ragionevolmente potevano indurre l'intervento dell'autorità).
  • L'uso di linguaggio in codice o criptico nelle intercettazioni, se coerente con il contesto probatorio e con le conversazioni di altri interlocutori, può integrare colpa grave idonea a escludere il diritto all'indennizzo, anche se il soggetto verrà poi assolto nel merito.
  • Nella valutazione della sussistenza della colpa grave vanno considerate tutte le prove disponibili e la condotta dell'interessato sia prima che dopo la perdita della libertà e dal momento in cui ha avuto la conoscenza legale del procedimento a suo carico.
  • Per chi si trovi in una situazione analoga: è fondamentale documentare e provare in modo coerente al giudice della riparazione elementi che smentiscano la sussistenza di condotte che possano essere interpretate come coinvolgimento in attività illecite (es. alibi robusti, spiegazioni coerenti e prove di rapporti leciti), tenendo conto che il mancato chiarimento di elementi ambigui può ostare al riconoscimento dell'indennizzo.

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