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Cassazione Civile, Ordinanza n. 32410/2023 del 22/11/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un condominio aveva ottenuto in primo grado l’accertamento negativo della debenza del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche relativo a griglie e intercapedini insistenti sul marciapiede antistante l’edificio, con condanna dell’amministrazione comunale alla restituzione di quanto versato per gli anni 2001-2010. La corte d’appello ha poi riformato la decisione, ritenendo che le griglie e le intercapedini insistessero su area destinata al pubblico transito, qualificabile come area privata soggetta a servitù di pubblico passaggio, e che il COSAP fosse dovuto perché collegato all’utilizzazione particolare o eccezionale del bene. Il condominio ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: 1) violazione del giudicato esterno, invocando precedenti sentenze tra le stesse parti che avevano già escluso la debenza del canone; 2) violazione della disciplina del COSAP e del regolamento comunale, sostenendo che il canone non potesse pretendersi in assenza di concessione e di verbale di accertamento dell’occupazione abusiva; 3) violazione dell’art. 2697 c.c. e della disciplina del COSAP, deducendo che incombeva sul Comune provare la demanialità dell’area o l’esistenza della servitù di pubblico passaggio, non bastando il progetto originario dell’edificio; 4) violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia sull’eccezione relativa alla mancata sottrazione all’uso pubblico, lamentando anche una contraddizione nella motivazione della sentenza impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo per difetto di autosufficienza, poiché il ricorrente non aveva riprodotto integralmente le sentenze asseritamente passate in giudicato né allegato l’attestazione del loro passaggio in giudicato. Ha poi rigettato gli altri tre motivi, ritenendo corretta la decisione d’appello: il presupposto del COSAP non è la sola esistenza di una formale concessione, ma l’utilizzazione particolare o eccezionale di un bene pubblico; inoltre, anche le occupazioni su aree private soggette a servitù di pubblico passaggio possono essere assoggettate al canone. Nel caso concreto, la Corte territoriale aveva accertato che il tratto di marciapiede era da tempo destinato al pubblico transito ed era iscritto nell’elenco delle strade pubbliche, mentre non era provata alcuna irreversibile perdita della qualità di strada pubblica. Le griglie e le intercapedini, pur realizzate in connessione con l’edificio, erano dunque idonee a integrare il presupposto del canone in quanto comportavano un’utilizzazione particolare del suolo. Il ricorso è stato quindi integralmente respinto, con condanna del condominio alle spese e agli ulteriori oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 63 d.lgs. n. 446/1997

    il COSAP è configurato come corrispettivo di una concessione, reale o presunta, per l’uso esclusivo o speciale di beni pubblici; il presupposto applicativo è l’utilizzazione particolare o eccezionale del suolo.

  • art. 1 regolamento comunale istitutivo del canone per l'occupazione degli spazi pubblici

    richiamato insieme alla disciplina del COSAP per definire il presupposto del canone e la sua applicazione alle occupazioni rilevanti.

  • art. 14-bis regolamento comunale istitutivo del canone per l'occupazione degli spazi pubblici

    richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina interna del canone.

  • art. 16 regolamento comunale istitutivo del canone per l'occupazione degli spazi pubblici

    richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina interna del canone.

  • art. 2697 c.c.

    invocato sul riparto dell’onere della prova; la Corte ha ritenuto non decisiva la censura perché dai fatti accertati risultava la destinazione pubblica del tratto stradale e comunque il presupposto del canone era integrato dall’uso particolare del bene.

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato per la doglianza di omessa pronuncia, ma la Corte ha ritenuto infondata la censura nella sostanza, avendo la sentenza d’appello affrontato la questione della mancata sottrazione all’uso pubblico.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato nel dispositivo per il pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In tema di COSAP, il presupposto dell’obbligazione non è la mera esistenza di una formale concessione, ma l’uso particolare o eccezionale di un bene pubblico o di un’area soggetta a pubblico passaggio.
  • L’occupazione può essere rilevante anche quando insista su area privata gravata da servitù di pubblico passaggio, purché il bene sia destinato al transito pubblico e l’uso del singolo sia qualificabile come speciale o esclusivo.
  • La realizzazione di griglie e intercapedini in occasione della costruzione dell’edificio, o la loro previsione nel progetto edilizio, non esclude di per sé la debenza del canone se non è dimostrato che il tratto interessato non fosse già destinato al pubblico transito o che sia stato sottratto irreversibilmente al tessuto viario pubblico.
  • Chi invoca il giudicato esterno in cassazione deve rispettare l’onere di autosufficienza, riproducendo nel ricorso il testo integrale delle decisioni rilevanti e documentando il loro passaggio in giudicato.
  • La censura sull’onere della prova non può prevalere quando dalla decisione impugnata risultino accertamenti di fatto idonei a fondare il presupposto impositivo e la destinazione pubblica dell’area.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpese di lite
RamiProcesso civileContrattiObbligazioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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