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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40531/2022 del 26/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la conferma delle condanne pronunciate in primo e secondo grado per fatti collegati a una sparatoria e a una rapina (tentato omicidio in concorso, reati connessi in materia di armi, rapina aggravata, porto di coltelli, trasferimento fraudolento di valori, detenzione illegale d'arma). Le censure principali sono: richiesta di derubricazione del tentato omicidio in lesioni personali (mancanza di animus necandi), esclusione della responsabilità di taluni imputati in concorso, errore di qualificazione della rapina e del porto d'armi (riconoscimento del Gatto da parte della madre non probatorio), carenza dell'elemento soggettivo per il reato di trasferimento fraudolento (art. 512-bis) da parte del Cutè, vizio nella valutazione della recidiva e nel diniego delle circostanze attenuanti generiche, e contestazione della quantificazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha ritenuto congrua e logica la motivazione della Corte territoriale e del Gip, che hanno fondato le condanne su elementi di prova convergenti: dichiarazioni di testi oculari, immagini di videosorveglianza, intercettazioni telefoniche e ambientali, confessione del Cutè e collaborazioni/resoconti di collaboratori di giustizia. In particolare: la derubricazione a lesioni è stata esclusa perché gli atti erano idonei ex ante a cagionare la morte e le prove dimostrano intento omicida; la responsabilità in concorso è stata confermata per Cutè e Gatto in relazione al tentato omicidio; l'attribuzione della rapina e del porto di coltelli a Gatto è stata ritenuta sufficientemente provata dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni (anche della madre); il reato di trasferimento fraudolento (art. 512-bis) è stato correttamente ricostruito alla luce dell'ammissione del Cutè e della finalità elusiva delle misure di prevenzione; la censura sulla recidiva è inammissibile per questioni non sollevate in appello; il diniego delle attenuanti e la dosimetria delle pene sono rimasti nei limiti del sindacato di legittimità per motivazione adeguata e discrezionalità del giudice. Conseguentemente sono confermate, in sostanza, le condanne e le pene come rideterminate dalla Corte d'Appello di Messina.

Norme richiamate

  • art. 416-bis, comma 1 c.p.

    La Corte d'appello aveva inizialmente ritenuto applicabile l'aggravante mafiosa; in sede d'appello tale aggravante è stata esclusa per i reati ai capi 1 e 2, valutando gli elementi probatori specifici

  • art. 512-bis c.p.

    Il reato di trasferimento fraudolento di valori è stato ritenuto configurato anche in assenza dell'emanazione preventiva di misure di prevenzione: basta che l'autore possa temere l'instaurazione di tali misure (finalità elusiva provata dalle dichiarazioni e comportamento dell'imputato)

  • art. 56 e art. 575 c.p.

    La combinazione disciplina il tentato omicidio; la Cassazione conferma che la valutazione dell'idoneità degli atti va fatta ex ante e che la scarsa entità delle lesioni non esclude in sé l'animus necandi

  • art. 110 c.p.

    Riguarda il concorso di persone nel reato; è stata applicata per attribuire responsabilità in concorso tra i partecipanti alla spedizione punitiva

  • artt. 582, 583, 585 c.p.

    Norme sulle lesioni e sulle lesioni gravi; richiamate nella valutazione della qualificazione della condotta e nella distinzione rispetto al tentato omicidio

  • art. 116 c.p.

    Ipotesi del concorso anomalo di persone nel reato; la Cassazione ha ritenuto il motivo generico e inammissibile per carenza di specificità del motivo

  • art. 628 c.p.

    Norma sulla rapina; applicata alla rapina aggravata contestata a Gatto unitamente alle prove video e a riscontri testimoniali/intercettivi

  • art. 4 legge n. 110/1975

    Richiamata in relazione al porto di coltelli e agli strumenti atti a offendere; la sussistenza del porto è stata ritenuta provata

  • artt. 125, 192, 533 c.p.p.

    Norme processuali invocate per violazione di legge e difetto di motivazione; la Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello sia sufficientemente precisa e non manifestamente illogica

  • artt. 2 e 7 legge n. 895/1967

    Richiamate nel ricorso di Cuscinà in relazione alla detenzione illegale di arma; la Cassazione ha confermato la valutazione probatoria del merito in ordine alla disponibilità dell'arma

  • artt. 132 e 133 c.p.

    Norme sulla determinazione e sulle circostanze attenuanti/aggravanti nella quantificazione della pena; la Corte ha ribadito la discrezionalità del giudice nella misura della pena e la legittimità del diniego delle attenuanti alla luce della personalità e dei precedenti

  • art. 12 quinques D.L. n. 306/1992 (conv. L. n. 356/1992)

    Giurisprudenza richiamata per affermare che il delitto di trasferimento fraudolento di valori non richiede che sia già stata emessa una misura di prevenzione: è sufficiente il timore fondato dell'instaurazione di tali misure

Massime di principio

  • La configurazione del tentato omicidio richiede una valutazione ex ante dell'idoneità degli atti a cagionare la morte; lesioni lievi non escludono l'animus necandi se le modalità e le circostanze lo rendono probabile
  • Confessioni, intercettazioni e immagini di videosorveglianza, se coerenti e convergenti, costituiscono una solida base probatoria anche quando singoli elementi appaiono discutibili
  • Per il concorso di persone è essenziale dimostrare il progetto criminoso comune (pianificazione, messaggi coordinativi, ruoli individuati); prove indirette e conversazioni possono sufficiente a comprovarlo
  • Riconoscimenti da terzi (anche familiari) e resoconti nelle intercettazioni possono integrare idonei elementi di prova se valutati nel contesto e confrontati con altri riscontri
  • Il delitto di trasferimento fraudolento di valori può sussistere anche in assenza di misure preventive già emesse: conta la finalità di elusione e la concreta possibilità di temere l'avvio di tali misure
  • La concessione o il diniego delle circostanze attenuanti generiche è valutazione tipica del giudice di merito; ricorsi in cassazione richiedono chiari vizi di motivazione per avere successo
  • Questioni non sollevate tempestivamente nei gradi precedenti (es. contestazioni sulla recidiva) possono risultare inammissibili in cassazione; occorre curare il presidio dei motivi già in appello

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