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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40348/2022 del 26/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Francia chiedeva l'equa riparazione per ingiusta sottoposizione agli arresti domiciliari (30/09/2016 - 19/10/2016). Era indagato per concorso nel furto di una Fiat Panda, per aver fornito una centralina elettronica modificata; successivamente assolto con sentenza irrevocabile del Tribunale di Matera del 26/11/2018 (divenuta definitiva il 26/12/2018). La Corte di appello aveva respinto la domanda ritenendo che Francia avesse tenuto, durante l'interrogatorio di garanzia del 04/10/2016, dichiarazioni mendaci (negò di aver dato la centralina, affermando di essersi rifiutato) incompatibili con intercettazioni che indicavano invece la consegna della centralina, e che tale mendacio avesse gravemente contribuito all'apparenza di responsabilità e quindi all'adozione e al perdurare della misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha ritenuto che il giudizio sulla riparazione sia autonomo rispetto al merito penale ma debba accertare ex ante se il comportamento dell'indagato (doloso o gravemente colposo) abbia dato causa o concorso a dar causa alla privazione della libertà. Nel caso di specie la mendace dichiarazione resa nell'interrogatorio poteva rafforzare il quadro indiziario a disposizione del giudice della cautela (la consegna della centralina non è stata esclusa dalla sentenza di merito) e dunque ha escluso il diritto all'equa riparazione. Il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    La norma disciplina l'equa riparazione per ingiusta detenzione. È stata interpretata nel senso che il diritto all'indennizzo è escluso se l'incolpato ha dato causa, o concorso a darne causa, alla privazione della libertà personale mediante condotta dolosa o gravemente colposa; la valutazione deve considerare il quadro indiziario al momento dell'adozione della misura e se il comportamento dell'indagato ha influito causalmente su tale quadro.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U. n. 51779/2013 e altre)

    Sez. U., n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia) e Sez. U. n. 32383 del 27/05/2010 (D'Ambrosio)

    Principi richiamati: il giudizio per la riparazione è autonomo rispetto al processo penale; l'esclusione dell'indennizzo richiede dolo o colpa grave dell'indagato che abbia indotto in errore il giudice; la valutazione è ex ante e deve basarsi su fatti 'accertati o non negati' nel merito.

Massime di principio

  • Il diritto all'equa riparazione va valutato ex ante rispetto al materiale probatorio disponibile al momento dell'adozione della misura cautelare: occorre verificare se dall'insieme degli indizi appariva fondata l'accusa.
  • La mendace dichiarazione dell'indagato può escludere l'indennizzo se è dolosa o gravemente colposa e ha avuto un ruolo causale nel determinare o nel mantenere il quadro indiziario che ha portato alla restrizione della libertà.
  • Non è sufficiente l'assoluzione: l'esclusione dell'indennizzo richiede che il comportamento dell'imputato sia basato su fatti accertati o non negati nel giudizio di merito; non si possono desumere dolo o colpa grave da condotte ritenute non provate nella sentenza di merito.
  • Il giudice della riparazione deve distinguere tra esercizio legittimo del diritto di difesa (anche negazioni) e menzogne rilevanti: la differenza è data dalla possibilità che, con dichiarazioni veritiere o più circostanziate, l'indagato avrebbe potuto eliminare o ridurre il valore indiziante degli elementi investigativi.
  • Per chi si trova in situazione analoga: evitare dichiarazioni false o contraddittorie in fase investigativa; se si nega una condotta indicare prontamente elementi nuovi e specifici in grado di scalfire il valore degli indizi raccolti (testimoni, alibi, documenti), perché l'omissione o la mendacità potrebbero compromettere il diritto all'indennizzo.

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