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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35991/2023 del 27/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (custode)

La controversia

La controversia nasce da una caduta verificatasi sulla pedana esterna di accesso a un ufficio postale, alla quale la danneggiata ricollegava un infortunio e conseguenti danni. In primo grado la domanda risarcitoria è stata rigettata; l’appello è stato dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 348-bis c.p.c. La ricorrente ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: (1) violazione dell’art. 2051 c.c., sostenendo che il giudice di merito avrebbe imposto un onere probatorio eccessivo, richiedendo non solo il nesso tra cosa e danno ma anche la prova della dinamica esatta del sinistro e della causa dell’evento; (2) violazione degli artt. 112, 183 e 190 c.p.c., lamentando il mancato riconoscimento dell’ammissibilità di allegazioni tardive sulla intrinseca pericolosità della pedana per caratteristiche costruttive e pendenza; (3) violazione degli artt. 43 c.p. e 2043 c.c., deducendo una responsabilità colposa della società per la violazione di norme amministrative sull’inclinazione della rampa; (4) violazione degli artt. 43 c.p., 1227 e 2051 c.c., censurando l’affermazione secondo cui il sinistro sarebbe stato causato esclusivamente dalla propria imprudenza, in particolare per non avere usato i corrimano.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione di merito perché, nelle ipotesi di responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c., il danneggiato deve provare un effettivo nesso causale tra la cosa e l’evento dannoso; non basta dimostrare che la caduta sia avvenuta nell’area custodita. In particolare, era necessario allegare e provare la dinamica del fatto, mentre nella specie tale prova mancava. La questione della pericolosità astratta della pedana e le allegazioni tardive erano irrilevanti o comunque inammissibili per sopravvenute preclusioni. Esclusa la prova del nesso causale ai fini dell’art. 2051 c.c., è stata esclusa anche la responsabilità colposa ex art. 2043 c.c., che richiede comunque la prova del nesso tra condotta e danno. Anche il motivo sull’asserita colpa esclusiva della vittima non è stato accolto, perché volto a contestare un accertamento di fatto e, comunque, assorbito dalle ragioni già sufficienti a sorreggere il rigetto. La ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità e si è dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2051 c.c.

    La responsabilità da cose in custodia richiede che il danneggiato provi un effettivo e concreto nesso causale tra la cosa custodita e l’evento dannoso; non è sufficiente dimostrare che il sinistro sia avvenuto nell’area custodita. Il custode può poi liberarsi provando il caso fortuito.

  • art. 2043 c.c.

    La responsabilità aquiliana per fatto colposo presuppone, oltre alla condotta colposa, la prova del nesso causale tra condotta ed evento dannoso; in mancanza di tale prova non può essere riconosciuta.

  • art. 43 c.p.

    Richiamato in relazione alla colpa, senza sviluppare un’autonoma regula iuris diversa da quella sul necessario nesso causale.

  • art. 1227 c.c.

    Richiamato in relazione all’eventuale concorso o esclusiva responsabilità della vittima, ma la relativa censura è stata ritenuta assorbita o inammissibile perché attinente a un accertamento di fatto.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per dedotta violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, ma la censura è stata respinta.

  • art. 183 c.p.c.

    Richiamato con riferimento alle preclusioni assertive e istruttorie; la Corte ha ritenuto inammissibili le allegazioni tardive che mutavano il thema decidendum e il thema probandum.

  • art. 190 c.p.c.

    Richiamato in relazione agli scritti conclusivi e alle preclusioni processuali; non è consentita la radicale mutazione delle allegazioni di fatto nella fase finale del giudizio.

  • art. 348-bis c.p.c.

    La corte d’appello aveva dichiarato inammissibile l’appello per mancanza di ragionevoli probabilità di accoglimento.

  • artt. 375 e 380-bis.1 c.p.c.

    Richiamati per la trattazione del ricorso in camera di consiglio.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115

    Richiamato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In tema di responsabilità ex art. 2051 c.c., il danneggiato deve provare non solo che il fatto lesivo si sia verificato in un luogo affidato alla custodia altrui, ma che esso sia stato concretamente provocato dalla cosa custodita; la mera coincidenza spaziale tra cosa e sinistro non basta.
  • Nelle cadute verificatesi in aree destinate alla circolazione, la prova della dinamica del fatto è necessaria per dimostrare il concreto nesso causale tra la cosa e il danno.
  • L’allegazione di una pericolosità intrinseca o astratta della cosa è irrilevante se manca la prova che quella specifica caratteristica abbia effettivamente causato l’evento.
  • Le allegazioni di fatto tardive che mutano il nucleo della domanda dopo le preclusioni processuali sono inammissibili perché alterano il thema decidendum e il thema probandum.
  • Se manca la prova del nesso causale richiesta per la responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c., a maggior ragione non può essere affermata una responsabilità colposa ex art. 2043 c.c. per la medesima vicenda.
  • Le censure di legittimità che mirano a rimettere in discussione l’accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito sono inammissibili quando la motivazione sia congrua e non manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità del custodeImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

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