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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13844/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di euro 1.025.150 e dei beni confluiti nel "trust San Salvatore" per presunta sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 d.lgs. n. 74/2000). Il ricorrente contestava: 1) che i beni erano già gravati da ipoteche anteriori opponibili all'ente di riscossione e quindi il trust non ostacolerebbe la riscossione; 2) che il reato sarebbe istantaneo con effetti permanenti (quindi estinto per prescrizione rispetto agli atti successivi) e che il rinnovo del trust del 24/03/2022 non costituirebbe atto dispositivo rilevante; 3) carenza dell'elemento soggettivo e natura meramente difensiva della costituzione/proroga; 4) mancanza di motivazione sul periculum in mora ai fini del sequestro.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili alcuni motivi (es. censura costituzionale e mancata devoluzione del periculum in mora) e manifestamente infondati gli altri. Si è affermato che: il Tribunale del riesame aveva fornito adeguata motivazione circa la natura fraudolenta o schermante del trust ("shame trust") e la persistenza della disponibilità dei beni da parte del ricorrente; le ipoteche anteriori non risultano, per come dedotte nel ricorso, dirimenti rispetto al quadro indiziario (non sono specificati importi/coperture e non escludono debiti successivi); la proroga/rinnovo del trust del marzo 2022 può costituire una nuova concretizzazione di atto idoneo a protrarre la consumazione del reato e a far decorrere il termine di prescrizione da tale data; la qualificazione del reato ex art. 11 d.lgs. 74/2000 come reato di pericolo eventualmente permanente è conforme a giurisprudenza consolidata. Il ricorso è stato quindi rigettato e il ricorrente condannato a rifondere le spese (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 11 d.lgs. n. 74 del 2000

    La Corte conferma che il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte può manifestarsi come reato di pericolo eventualmente permanente: si perfeziona con la prima condotta elusiva e la consumazione può protrarsi fino a quando si compiono atti idonei a compromettere la riscossione.

  • art. 1418 cod. civ.

    Riferito dal giudice: l'atto compiuto al fine di sottrarsi al pagamento di imposte è comunque nullo per violazione di norma imperativa, rilevando ai fini della valutazione della fraudolenza del negozio.

  • artt. 2802, 2812, 2813, 2817 cod. civ.

    Richiamati dal ricorrente in ordine a profili civilistici relativi al trust; la Corte non ritiene tali riferimenti dirimenti rispetto al quadro indiziario sulla finalità fraudolenta e sulla effettiva disponibilità dei beni.

  • art. 70 d.P.R. n. 602 del 1973

    Norma tributaria richiamata dal ricorrente in tema di riscossione coattiva; la Corte valuta la rilevanza delle iscrizioni ipotecarie alla luce del quadro complessivo e degli ulteriori debiti post-costituzione del trust.

  • art. 42 Cost.

    Censura costituzionale ritenuta inammissibile in cassazione per carenza di via procedurale (avrebbe dovuto essere proposta come questione di legittimità costituzionale).

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato nelle censure sull'istruttoria; la Corte ritiene che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente motivato e che il ricorrente non abbia fornito elementi tali da prevaricare la valutazione criticata.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Contro l'asserita violazione (in tema di delimitazione dell'imputazione): la Corte ritiene corretta la decisione del riesame, anche perché l'imputazione è provvisoria e comprende condotte plurime idonee a protrarre la consumazione.

  • art. 578-bis cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla confisca per equivalente; la Corte ritiene irrilevante l'eccezione in presenza della conclusione sulla persistenza di atti idonei a protrarre la consumazione.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione a profili cautelari; la Corte osserva che le doglianze sul periculum in mora non erano state devolute al riesame e quindi risultano inammissibili in cassazione.

  • art. 240 cod. pen.

    Richiamato nelle censure generali; la Corte non ha ritenuto sufficiente la deduzione difensiva per mettere in dubbio l'operato del riesame.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La costituzione di un trust può integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte se risulta che è stato usato come schermo o è puramente apparente ("shame trust"), soprattutto se il disponente mantiene controllo o disponibilità effettiva sui beni.
  • Iscrizioni ipotecarie anteriori non risolvono automaticamente la questione: occorre verificare importi, coperture e debiti successivi; la mancata indicazione analitica nel ricorso rende l'eccezione generica e inefficace.
  • Il delitto ex art. 11 d.lgs. 74/2000 può essere considerato reato di pericolo eventualmente permanente: atti successivi che proseguono la strategia di elusione possono protrarre la consumazione e far decorrere ex novo la prescrizione.
  • La proroga o il rinnovo di vincoli patrimoniali (es. rinnovo del trust) può costituire nuova concretizzazione di atto idoneo a perpetuare l'ostacolo alla riscossione e quindi rilevare ai fini penali e della prescrizione.
  • In sede di impugnazione cautelare/de libertate il ricorrente deve devolvere al giudice di merito le doglianze essenziali (fatto, mezzi di prova, valutazione) altrimenti tali censure sono inammissibili in cassazione per carenza di devoluzione.
  • Le questioni di legittimità costituzionale non possono essere dedotte direttamente in cassazione se non previste dall'art. 606 c.p.p.; vanno proposte come questioni di costituzionalità quando la questione è rilevante.

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