Cassazione Civile, Ordinanza n. 28710/2022 del 04/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (professionista)
La controversia
Un architetto, iscritto al relativo albo e ad altra cassa professionale, nonché docente di ruolo quindi già assicurato come lavoratore dipendente, aveva proposto opposizione contro provvedimenti di iscrizione d'ufficio alla Gestione separata con addebito di contributi per gli anni 2005, 2006 e 2008 in relazione ai redditi da libera professione. Il tribunale aveva accolto l'opposizione; la corte d'appello, invece, aveva dichiarato prescritti i contributi del 2005 e dovuti quelli del 2006 e 2008, applicando anche le sanzioni per omissione contributiva ex art. 116, comma 8, lett. a), L. 388/2000, escludendo la più grave ipotesi di evasione per mancanza dell'intento di occultare il debito. L'INPS ha proposto ricorso per cassazione deducendo: 1) violazione delle norme sulla prescrizione, sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi integrerebbe una presunzione di occultamento doloso del debito contributivo e quindi impedirebbe il decorso della prescrizione; 2) violazione dell'art. 116, comma 8, lett. a) e b), L. 388/2000, sostenendo che la fattispecie dovesse essere qualificata come evasione contributiva e non come mera omissione, proprio per l'omessa indicazione del debito nel quadro RR.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure dell'INPS si fondassero sull'assunto di una automatica "presunzione di occultamento" derivante dalla mancata compilazione del quadro RR, assunto non condivisibile. Secondo la Corte, non esiste un automatismo tra omissione del quadro RR e occultamento doloso del debito contributivo: l'eventuale occultamento doloso è un accertamento di fatto rimesso al giudice di merito e censurabile, in cassazione, solo nei limiti dell'art. 360, n. 5, c.p.c., non dedotti in modo rituale. Conseguentemente resta ferma la decisione di merito, con rigetto implicito delle pretese del ricorrente e applicazione dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
la violazione di legge non può essere utilizzata per imporre una presunzione automatica di occultamento quando l'accertamento richiede una valutazione di fatto del giudice di merito
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
qui non ritualmente prospettati
l'eventuale contestazione dell'accertamento di fatto sull'occultamento doloso poteva essere veicolata solo come vizio motivazionale, nei limiti consentiti
richiamato in relazione al decorso della prescrizione contributiva e alla sua eventuale sospensione per occultamento doloso
richiamato quale norma sulla sospensione della prescrizione per dolo del debitore
art. 2, commi 26-31, L. n. 335/1995
richiamato come base dell'obbligo contributivo nella Gestione separata
art. 18, comma 12, D.L. 98/2011, convertito in L. 111/2011
richiamato in relazione alla disciplina dell'obbligo contributivo oggetto di causa
richiamato insieme alle norme sul controllo e sulla riscossione dei dati dichiarativi
art. 10, comma 1, D.Lgs. n. 241/1997
richiamato con riferimento agli adempimenti dichiarativi e alla compilazione del quadro RR
art. 116, comma 8, lett. a), L. 388/2000
previsto per l'omissione contributiva, applicato dalla corte territoriale
art. 116, comma 8, lett. b), L. 388/2000
previsto per l'evasione contributiva, invocato dall'INPS ma ritenuto non automaticamente applicabile
Massime di principio
- Non è configurabile un automatismo probatorio tra mancata compilazione di un quadro dichiarativo e occultamento doloso del debito contributivo: l'occultamento richiede un accertamento in fatto specifico.
- La qualificazione della condotta come omissione o evasione contributiva dipende dalla verifica dell'elemento soggettivo e delle concrete modalità del comportamento, non da una presunzione assoluta fondata sulla sola omissione formale.
- La sospensione della prescrizione per doloso occultamento del debito presuppone la prova dell'occultamento e non può essere affermata in via generale sulla base della sola irregolarità dichiarativa.
- In cassazione, la contestazione dell'accertamento dell'occultamento doloso non può essere veicolata come semplice violazione di legge quando si mira in realtà a rimettere in discussione una valutazione di fatto del giudice di merito.
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